Rewind, Ducati M900 Monster '93: la leggenda del Mostro

La M900 di Borgo Panigale fu una delle “nude” più interessanti del 1993. Aspettative ripagate grazie alla sua personalità indiscutibile e al suo motore bicilindrico sfruttabile fino in fondo 

Pubblicato il 16 agosto 2021, 16:06 (Aggiornato il 17 ago 2021 alle 09:41)

Prestazioni: “cuore” d’oro e una ripresa mozzafiato

Quello della M900 è un motore dal cuore d’oro, generosissimo, ove i cavalli prodotti, pochi in termini numerici, sono in realtà in grado di produrre prestazioni a dir poco sorprendenti, ma soprattutto ben sfruttabili, corroborati da una formidabile, costante coppia, ed agevolati da una grande agilità strutturale.

Tanto per cominciare la velocità massima – 207,4 km/h effettivi – viene raggiunta con una facilità quasi irrisoria, praticamente in meno di 1000 metri dalla partenza da fermo e senza neppure stare ad appiccicarsi al serbatoio. Ma ci sembra soprattutto notevole, per un bicilindrico apparentemente tranquillo come quello bolognese, l’accelerazione da fermo: quasi impossibile tenere la ruota anteriore attaccata a terra (se si tiene aperta la manetta del le impennate si protraggono anche fino all’inserimento della quinta), conseguenza di uno spunto bruciante che permette di passare da 0 a 100 km/h in appena 3”4, mentre da fermo in 11”6 con velocità di uscita di 184,8 km/h. E ci sembra doveroso sottolineare che la sostanza del motore è talmente abbondante che si può partire tranquillamente in seconda senza apprezzabili cali di brillantezza allo spunto.

Ma è soprattutto la ripresa che lascia a bocca aperta: la risposta del motore è forte, caparbia, a qualsiasi regime e se si sta al di sopra dei regimi bassissimi, ove qualche strascico degli strappi tipici dei bicilindrici Ducati è ancora presente, ai regimi intermedi è necessario tenere ben saldo il manubrio quando si spalanca l’acceleratore, dato che si scatena un’irruenza taurina che tende ad appannarsi solo raggiugendo i regimi più elevati, ove per altro non è mai necessario arrivare. La M900 impiega appena 6”4 per passare da 50 a 100 km/h, e spunta la prestazione record di 12”8 sui 400 metri da 50 km/h in sesta, con velocità di uscita di 167,9 km/h effettivi.

Piacevolmente pronto all’avviamento, il bicilindrico Ducati eccelle nei bassi corposi, e nei medi regimi estremamente sostanziosi: manifesta una progressione vigorosa fin dai 3000 giri dove si dispone già di ben 28 cv netti alla ruota, tocca i 40,4 cv a 4000 giri e successivamente, con pendenza pressoché costante, progredisce fino ai 52,1 cv a 5000 giri, ai 64,1 cv a 6000 giri, e raggiunge finalmente la potenza massima di 73,2 cv (che riportata all’albero significa un’ottantina di cv…) alla ruota a 7250 giri. E a 8000 giri ci sono ancora quasi 72 cv. La lieve incertezza nei passaggi osservata attorno ai 4500 giri sulle altre 900 Ducati, su questa versione risulta meno avvertibile e superata di slancio grazie alla rapportatura più corta. Notevolissimo, con 7,82 kgm a 6500 giri anche il valore della coppia massima.

Infine le prestazioni sul fronte consumi: in media si percorrono 18-19 km/litro, con punte di 23,8 km/litro nella prova alla velocità costante di 90 km/h e di 27 km/litro nella prova economy.

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