Il mercato motociclistico italiano è lo specchio della società: non esiste più la classe media. Il mese di febbraio 2021 conferma la tendenza e nella top10 si spartiscono le posizioni che contano moto molto costose come BMW GS e Ducati Multistrada V4 e le alternative più economiche e "value for money" del mercato come Benelli TRK e Suzuki V-Strom 650. Ed è proprio di quest'ultima che vogliamo parlare oggi, perchè la sua lunga storia nel nostro mercato sembra non voler mai avere fine.

Una outsider di successo

La Suzuki DL V-Strom 650 ha debuttato in Italia nel 2004, due anni dopo la sorella 1000 da cui ha ereditato estetica e gran parte della ciclistica. Il motore è un bicilindrico a V di 90° che arriva dalla naked SV 650 e nella sua prima versione offriva 67 CV per un peso complessivo di 214 kg a vuoto. Non era un peso piuma e le forme erano abbondanti, molto più da 1000 che da 650, mentre le linee squadrate e un po' anonime non avevano convinto gli esteti.

Eppure fin dal debutto, la V-Strom si ritagliò un piccolo spazietto nel mercato italiano, senza mai raggiungere la vetta di moto più venduta ma girando sempre nei dintorni della top10. L'enduro stradale media interpretata da Suzuki era un concentrato di concretezza senza fronzoli e questo è stato il suo successo, con un'arma speciale a suo favore: un telaio fenomenale. La V-Strom era tanto facile da guidare quanto difficile da guardare e il passaparola aiutato dalle ottime recensioni delle riviste hanno convinto tanti motociclisti a chiudere gli occhi e badare alla sostanza. Nel 2007 è stata la seconda moto più venduta dell'anno in Italia. Con la seconda serie del 2011 l'estetica è migliorata un po', con forme più morbide e compatte, ma il successo è rimasto tutto sommato costante fino al 2017, debutto dell'attuale versione, che di recente è diventata Euro5.

Perchè questa longevità?

Nonostante i 17 anni di carriera la troviamo ancora lì, in Top10, e chi conosce bene questo modello di sicuro non sarà stupito. Per tutti gli altri abbiamo scritto questo articolo, perchè i dati di vendita confermano la concretezza della formula V-Strom come un unicum nel panorama motociclistico europeo

Questa moto è un mix riuscitissimo senza volerlo. Al debutto fu pensata senza particolari ambizioni, l'estetica non fu curata a dovere e si propose una moto con quel che c'era in casa mantenendo bassi gli investimenti, giusto per coprire il segmento delle crossover medie che iniziava a dare segni di crescita. Quel che ne è uscito è una moto con un equilibrio unico, grande ma agile, pesante ma semplice da guidare, adatta ai neofiti e apprezzata da chi ha esperienza. E la più grande abilità di Suzuki non è stata tanto nel realizzarla (sappiamo che sono grandi telaisti e le moto le sanno fare), ma mantenere nel tempo invariata la caratteristica "dell'equilibrio V-Strom" che ha generato proseliti negli anni.

Chi ha guidato la prima versione e ne è rimasto stupito, può salire nell'ultima e rimanere altrettanto soddisfatto, perchè pur cambiando completamente è sempre lei. E anche nel 2021, con un motore non più freschissimo, è ancora lì, a conferma che un'esperienza di guida di successo è fatta di confidenza con il mezzo e sensazione di controllo, molto più di gingilli tecnologici ed orpelli estetici. In questo la V-Strom è maestra indiscussa.

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