Se parliamo di cambio sequenziale a doppia frizione il primo nome che ci viene in mente non può che essere Dai Arai. L'ingegnere giapponese, alla Honda dal 1999, ha trascorso i primi dieci sullo sviluppo di questo particolare, fino a diventarne un vero e proprio "mago".

Intervistato dal sito ufficiale della Casa giapponese, ha svelato alcuni aneddoti sulla sua vita privata e professionale, sogni, desideri e un bilancio di ciò che è stato e di quel che sarà.

Honda CBR600RR? "Si poteva fare di più"

Lo sviluppo del DCT

Arai ha spiegato che prima di Honda erano già state sviluppate trasmissioni automatiche come il cambio "Hondamatic" negli anni '70 che si basava su un convertitore di coppia e la trasmissione Human Friendly sul DN01. Il DCT, però, comportando meno perdite, dà una sensazione più diretta e sportiva.

L'ingegnere giapponese è stato un vero e proprio pioniere e non nasconde le difficoltà riscontrate sia dal punto di vista dell'hardware che del software. Un sistema che ha pagato i suoi dividendi e che Arai sogna di vedere un giorno anche sulla moto Dakar Rally: "Quel tipo di guida prevede una grande dose di  fatica e concentrazione, pertanto attraverso il sistema si può acquisire un grande vantaggio". Infine l'appello agli scettici: "Provatelo. Potrebbe volerci un po 'di tempo per abituarsi, ma apre davvero nuove possibilità nella guida".

I sogni nel cassetto

Approdato alle due ruote, i sogni da bambino del piccolo Dai erano però tutti per le macchine: "Volevo essere un meccanico di Formula Uno. La F1 era davvero grande in Giappone quando ero al liceo, con piloti come Ayrton Senna e Satoru Nakajima estremamente popolari. Pensavo che sarebbe stato bello essere uno dei meccanici nella corsia dei box". Poi il passaggio alle moto.

Honda RC30: quando la meccanica diventa poesia |VIDEO

Il parco moto dell'ingegner Adai

Nel garage di Arai ci sono una XR250R del 1991, una Monkey del 1982 e una Ducati Monster 750 del 2001.

Ma i sogni sono tanti: "Mi piacerebbe guidare la MotoGP a 5 cilindri, la RC211V. Ho avuto la fortuna di guidare una MotoGP quando stavo sviluppando il cambio rapido. E di recente, ho avuto l'opportunità di guidare una NR del 1992. È stato fantastico. Essendo responsabile della ricerca sul cambio automatico, vorrei provare anche la CB750 EARA Hondamatic e la Juno con cambio stile Badalini".

Poi riavvolge il nastro e racconta di quando prese la sua prima moto: un CRM250R. "Era la moto più potente che potessi permettermi all'epoca, ma volevo davvero una VFR400R. Avevo preso la patente senza dirlo ai miei genitori. Quando ho detto loro 'Sto comprando una moto' hanno detto 'Che ne dici di prendere prima una patente?'. Così ho detto loro: 'Nessun problema. Ne ho già una!'"