Non è una notizia di primo pelo, vero. Ma... riprese video da anni '80-'90, note di pianoforte che viaggiano, dolci e rilassate, mentre con lo sguardo arriviamo in un ambiente solo all'apparenza sterile portanose mpre a sognare. Nel video sbucano subito due individui, sembrano operai, anzi, sì, sono operai ma definirli tali è quasi riduttivo. Sono dei veri artigiani, diciamolo.

LO SPOT DEL 1990

I due lavorano ad alcuni strumenti. Stanno assemblando i pezzi di una moto, e lo fanno in un modo talmente preciso e concentrato che sembrano degli orologiai. Per prime, spuntano delle bielle in titanio. Poi, un secondo operaio salda un serbatoio carburante e le testate in alluminio, concentrandosi poi su una trasmissione ad albero a camme. Poi, ecco un telaio a doppio tubo a sezione tripla. E infine, la telecamera allarga l'inquadratura, mostra qualche dettaglio in più. I pezzi meccanici si uniscono a vicenda, andando a formare un puzzle tecnico e ciclistico di prim'ordine. Ecco la moto. I due operai provvedono a inserire la carenatura bianco,rossa e blu. A lavoro ultimato, si fermano a contemplare la loro creatura, che di lì a poco, seguita dalle telecamere, scenderà a sfogarsi in pista. Sì, l'abbiamo riconosciuta: è la Honda RC30. VFR750R, per Europa e Asia.

LA SBK CHE STUPÌ IL MONDO

Il filmato che abbiamo appena visto è datato 1990. Tre anni prima, Honda aveva lanciato la sua RC30, destinata alle piste e rimasta impressa nella storia del motociclismo tout court. Una Superbike piccola, leggera (185 kg a secco e 200 in ordine di marcia, numeri da sportive moderne) e maledettamente veloce: i suoi 112 CV (130 con il kit racing) le permettevano di raggiungere i 130 km/h in prima salendo a 13.000 giri, per arrivare ai 170 in seconda e i 205 in terza. Considerando i sei rapporti totali a disposizione, stiamo parlando di una moto che arrivava a superare i 260 km/h. Merito di un comparto tecnico e ciclistico che ha fatto storia. Il quadricilindrico a V che alimentava il modello permetteva alla VFR750R una grande guida sul misto, aiutato dall'impianto frenante potentissimo, dotato di dischi da 310 mm.

Senza tralasciare il design, altra eccellenza della RC30, con quella carenatura dinamica, i doppi fari direttamente prelevati dalle gare di durata, le dimensioni compatte: elementi che dichiaravano la volontà di stupire sui tracciati di tutto il mondo, cosa che effettivamente accadde, con la doppia vittoria del mondiale SBK: 1988 e 1989, prime due edizioni SBK, con lo statunitense Fred Merkel a rimpinguare il palmarès della scuderia Rumi.

Storie del passato, immagini e ricordi dei "favolosi anni Ottanta", quando Honda riusciva a stupire su strada, in pista e anche attraverso un semplice spot promozionale. RC30 o VFR750R, come preferite: bella allora, bellissima oggi.