Ducati e gli scooter dimenticati: il Cruiser “troppo avanti” e il Brio che sfidò Vespa e Lambretta

Antonio Vitillo
Pubblicato il 1 aprile 2026, 14:22 (Aggiornato il 2 apr 2026 alle 07:43)
Tecnica sofisticata ma mercato difficile
Forse per il lignaggio del responsabile di progetto, il Cruiser, rispetto ai suoi rivali, si distinse soprattutto per le raffinate scelte tecniche. Probabilmente il primo scooter al mondo ad avere l’avviamento elettrico, tra le innovazioni proponeva una particolare trasmissione automatica con convertitore di coppia, una soluzione estremamente moderna per l’epoca.
Il motore era un monocilindrico quattro tempi da 175 cc. Soluzione che, sebbene fosse raffreddato ad aria, rappresentava una rottura filosofica paragonandolo ai piccoli due tempi adottati dalla maggior parte degli scooter del periodo.
L’unità era stata progettata per sviluppare 12 cavalli ma, per alcune ragioni legate alla commercializzazione, venne successivamente depotenziata a 8 CV. La velocità massima si attestava intorno agli 80 km/h, prestazione interessante ma non sufficiente a compensare il peso del mezzo.
Il Cruiser pesava infatti circa 30 chilogrammi in più rispetto ai suoi principali concorrenti. Questo, unito alla potenza ridotta, comportava qualche difficoltà nelle salite più impegnative, dove un particolare sistema di trasmissione tendeva a disinnestare la presa diretta.
L’avviamento avveniva tramite un pulsante azionato con il piede sul pianale, mentre la ciclistica prevedeva ruote da 10 pollici, freni a tamburo e sospensioni a braccio oscillante.
A penalizzare ulteriormente il progetto contribuì il prezzo di vendita: oltre 300.000 lire, circa il triplo di una Vespa dell’epoca. Il Cruiser potrebbe essere stato troppo sofisticato, troppo costoso e, forse, anche troppo difficile da essere compreso per il mercato del dopoguerra.

Dal Cruiser al motocarro
Quando la produzione del Cruiser cessò nel 1954, Ducati non abbandonò completamente il lavoro svolto sul motore: il monocilindrico venne portato a 200 cc e utilizzato come base per un motocarro, segno che la parte tecnica del progetto conservava comunque una sua validità.
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