Ducati e gli scooter dimenticati: il Cruiser “troppo avanti” e il Brio che sfidò Vespa e Lambretta

Si dice spesso a torto che da Borgo Panigale non siano mai usciti scooter, ma negli anni ’50 e ’60 ve ne furono ben due: sofisticato il primo, più urbano l’altro
Ducati e gli scooter dimenticati: il Cruiser “troppo avanti” e il Brio che sfidò Vespa e Lambretta

Antonio VitilloAntonio Vitillo

Pubblicato il 1 aprile 2026, 14:22 (Aggiornato il 2 apr 2026 alle 07:43)

Alzi la mano chi, nel chiacchiericcio che i motociclisti fanno fermandosi al bar, non abbia mai sentito dire: Ducati non ha mai fatto scooter”. A tanto sommaria e perentoria affermazione fa, però, seguito altrettanta assoluta realtà storica: Ducati ne fece non solo uno, due. In epoche diverse, sebbene non distanti, e con filosofie differenti. E uno era tecnicamente avanti di vent’anni. Quello del 1952, il Cruiser. Poi, oltre una decina d’anni dopo, arrivò il Brio. Diversi fra loro, narrano una fase della storia industriale italiana e di Ducati, raccontando di quando tentò di confrontarsi con Vespa e Lambretta sul terreno della mobilità urbana.

Il Ducati Cruiser: lo scooter troppo avanti per il suo tempo

Quando, in quei primi anni ’50, Ducati presentò il Cruiser alla Fiera di Milano, gli altri due scooter erano già realtà affermate sul mercato. Successo che ingolosì l’allora management della Casa di Borgo Panigale, il quale vide in quelle affermazioni una possibilità di ulteriore espansione commerciale. 
La produzione del Cruiser fu però molto limitata: circa settecento esemplari, costruiti fino all’inizio del 1954, quando il progetto venne definitivamente abbandonato.
Era uno scooter decisamente fuori dagli schemi per l’epoca. Perché l’utenza lo “metabolizzasse”, forse, ci sarebbe stato bisogno di più tempo. Il design venne affidato alla carrozzeria Ghia, celebre per la realizzazione di automobili di grande prestigio. Lo stile riprese chiaramente alcune suggestioni dell’automotive statunitense del tempo: linee abbondanti, carrozzeria avvolgente e una presenza su strada molto più imponente rispetto agli scooter concorrenti. Una specie di maxi-scooter di oggi, insomma.
Tra le particolarità estetiche figuravano gli indicatori luminosi posteriori (le frecce), una soluzione allora ancora rara, la ruota di scorta alloggiava nella fiancata sinistra.
Dal punto di vista tecnico, il progetto sarebbe associato alla figura dell’ingegner Antonio Fessia, all’epoca un consulente esterno a Ducati e già protagonista di importanti esperienze nell’ingegneria aeronautica. In seguito sarebbe diventato uno dei protagonisti della storia Lancia, firmando modelli come Flaminia, Flavia e Fulvia.

Cruiser, lo scooter sofisticato, gira pagina

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