Multistrada 1000 DS, (quasi) un quarto di secolo per la moto che inventò una nuova Ducati

Sono passati quasi 25 anni dal debutto della prima multimoto, quella che ha portato la Casa bolognese in un nuovo territorio
Multistrada 1000 DS, (quasi) un quarto di secolo per la moto che inventò una nuova Ducati

Alessandro VaiAlessandro Vai

Pubblicato il 13 maggio 2026, 16:44 (Aggiornato il 14 mag 2026 alle 06:08)

Secondo le parole di David Gross, che nel 2002 era il Direttore Pianificazione Strategica in Ducati, la Multistrada rappresentava l'esordio in un segmento di mercato totalmente inedito. Durante la presentazione a Intermot, Gross sottolineò come la nuova moto di Borgo Panigale riuscisse a fondere il carattere e le performance tipiche di una sportiva di razza con la versatilità e il pragmatismo di una enduro stradale. La firma estetica era quella di Pierre Terblanche, il quale tracciò linee talmente audaci da restare ancora oggi oggetto di discussione tra gli appassionati. Tuttavia, al di là dell'impatto visivo, la Multistrada 1000 DS metteva in campo una sostanza tecnica di altissimo profilo, caratterizzata da un comparto sospensioni raffinato e dal propulsore Desmodue 1000 a doppia accensione.

LA SCELTA DELL'ANTERIORE DA 17"

Il debutto commerciale del 2003 segnò l'avvio di una vera e propria dinastia. In quegli anni il marchio Ducati era reduce da un rilancio basato sulla sportività, identificata in icone come la 916 o il Monster, mentre le Supersport rimanevano il riferimento per i motociclisti più puri. Nonostante ciò, a Borgo Panigale compresero che per espandere il proprio raggio d'azione non bastava soddisfare lo zoccolo duro: il mercato si stava spostando verso mezzi polivalenti, capaci di divertire tra le curve ma anche di affrontare lunghi viaggi con passeggero e bagagli. A differenza delle altre crossover del periodo, che spesso adottavano cerchi anteriori da 18 o 19 pollici, la Multistrada puntò sulla ruota da 17 pollici.

PESO A SECCO DI 195 KG

Una scelta tecnica prometteva un dinamismo da supermotard e un rigore direzionale da vera sportiva. Era una crossover a tutti gli effetti, ma costruita con i capisaldi della tradizione bolognese: il telaio a traliccio in tubi d'acciaio, il forcellone monobraccio, la frizione a secco e il motore Desmodue da 1100 cc raffreddato ad aria. Con un peso a secco dichiarato di soli 195 kg, la moto vantava un rapporto peso-potenza di rilievo e un assetto visibilmente caricato sull'avantreno, quasi a voler suggerire una velocità d'inserimento in curva senza precedenti per la categoria. Nonostante l'evidente parentela meccanica data dal motore e dal telaio, la Multistrada appariva come un oggetto alieno per i canoni dell'epoca, una moto che esplorava l'innovazione in ogni dettaglio.

DESIGN ESTREMO FIRMATO TERBLANCHE

Per ottimizzare l'ingombro e garantire una silhouette snella nonostante la necessità di autonomia, i progettisti realizzarono un serbatoio in un unico pezzo capace di estendersi fin sotto il piano di seduta del pilota. Era una soluzione tecnica d'avanguardia, ispirata alle Superbike e ai prototipi da Gran Premio, mai vista prima su una moto destinata al turismo stradale. Anche il design era unico e provocatorio, tanto che al suo esordio nel 2003 molti rimasero spiazzati. Il cupolino era diviso in due parti mobili, il gruppo ottico aveva una forma singolare e gli scarichi alti creavano un profilo tormentato tra curve e spigoli, difficile da interpretare al primo sguardo.

LA QUARTA FAMIGLIA DI DUCATI

Tuttavia, una volta messi alla guida, la percezione cambiava drasticamente perché la Multistrada offriva sensazioni mai provate. Era rigorosa come una sportiva di razza ma divertente e leggera come una naked, pur mantenendo lo spazio e l'equilibrio di una grande stradista grazie alla posizione di guida rialzata che permetteva di dominare il traffico.

Questa sintesi tra mondi distanti ne decretò il successo, definendo gli standard della crossover moderna. Dopo il lancio della 1000 DS, apparve subito chiaro che il progetto si sarebbe trasformato in una famiglia completa, la quarta colonna della produzione Ducati insieme a Superbike, Supersport e Monster.

 

 

 

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