BMW R75: una cosa buona della Seconda guerra Mondiale

BMW R75: una cosa buona della Seconda guerra Mondiale

Durante il conflitto venne prodotta una moto incredibile, che con i dovuti aggiornamenti tecnologici è in vendita ancora oggi con nome e passaporto russo

25.04.2022 09:42

Il 25 aprile si festeggia liberazione dell'Italia dal Nazifascismo, ma per fortuna la nostra società non si è mai liberata della BMW R75, una moto nata nel 1941 dopo 3 anni di sviluppo su precisa richiesta dell'esercito tedesco, sia in versione standard che motocarrozzetta con la terza ruota motrice, e arrivata fino ai giorni nostri quasi invariata rispetto alla versione originale. Adesso si chiama Ural e viene prodotta (con le dovute modifiche a ciclistica e tecnica per sicurezza e omologazione) in Russia. 

L'inizio della leggenda

BMW, al tempo del regime nazista, era un'azienda controllata dallo stato che dopo l'invasione della Polonia e l'inizio della Guerra venne convertita da fabbrica di moto e auto in produzione di armamenti per il supporto bellico. Agli uffici dei dirigenti arrivò una richiesta ben precisa nel 1938: sviluppare una motocicletta adatta a qualsiasi terreno, robusta e capace di spostare le truppe attraverso il fronte senza troppi problemi. Il progetto venne chiamato R75 e nel 1941 entrò in servizio assieme alla concorrente Zundapp KS750, che condivideva con la bavarese molta componentistica e il progetto di base per questioni di economie di produzione. A dirla tutta, è stata la KS ad adottare per prima alcune soluzioni tecniche rivoluzionarie (come le 2 ruote motrici) e durante la guerra i mezzi Zundapp furono addirittura ritenuti superiori, ma la gloria nei secoli spettò alla sola BMW.

Tecnicamente la nuova meraviglia tecnologica - grande vanto di Hitler e tutta la Wehrmacht - era un sidecar costruito attorno a un telaio tubolare in acciaio, che ospitava nella sua culla un motore bicilindrico boxer 4 tempi da 745cc con camme in testa. Il rapporto di compressione era bassissimo, solo 5,8:1, e questo gli permetteva di erogare soltanto 26 CV ma garantendo una grande affidabilità, fondamentale per un mezzo che ne avrebbe dovuto vedere di ogni. La sospensione anteriore era una forcella telescopica e la posteriore non c'era, era un sistema a telaio rigido. Le ruote da 16" erano frenate da tamburi e la trasmissione finale a cardano aveva un sistema di differenziale che ripartiva 1/3 della trazione alla ruota del carrozzino

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