Rewind, Cagiva Elefant 900 ie '91: l'antesignana

Rewind, Cagiva Elefant 900 ie '91: l'antesignana

Nel 1991 l'iconica endurona stradale di Schiranna era un concentrato di tecnologia e raffinatezza ciclistica nella prima versione a iniezione, limitata in soli 1000 esemplari. Ora è un pezzo da collezione, e in quegli anni ne parlavamo così

Redazione - @InMoto_it

Scrivevamo così su InMoto del 1991

In attesa della bellissima versione in Antracite metallizzato, che ne rende più snelle le forme, anche per il 1991 la Cagiva ripropone sulla sua ammiraglia la banale livrea dello sponsor Lucky Explorer, che ha il difetto di rendere tutte uguali indipendentemente dalla cilindrata le enduro di Schiranna. La Elefant 900 ie si fa tuttavia apprezzare per l'imponenza dimensionale e per l'atipico ruotino anteriore da 19 pollici dominato da un discone Racing. Qualificata da componenti tecniche accuratamente selezionate e di grande qualità, la 900 non offre uno standard di finitura particolarmente ricercato, ma tanta sostanza. 

E' una enduro per veri "macho" da trekking motociclistico, che non si crucciano più di tanto se le verniciature non sono vitree e i gadgets non sono abbondanti, ma che sanno invece valutare la concreta robustezza di portapacchi, bocchettone in lega leggera o il rivestimento dello scarico in alluminio. Nel corredo di bordo non manca una completissima strumentazione con conta km, contagiri, termometro del lubrificante, orologio LCD ed una nutrita serie di spie luminose. Sulla "Cagivona" ci si trova bene inseriti ed agganciati su di un sellone piuttosto alto da terra e dall'imbottitura piuttosto rigida, con pedane ben centrate e un manubrio largo e rialzato per dominare tanta macchina, ma seduti in una posizione un pelo più arretrata del dovuto.

Nonostante le imponenti dimensioni e il chilometrico interasse, ci si sorprende di quanto docilmente la 900 ie si lasci condurre fino al punto di inorgoglirsi per come si riesce a gestire tanta macchina. La ruota anteriore di piccolo diametro, il manubrio largo e la corretta distribuzione dei pesi, garantiscono una piacevole manovrabilità, per cui, quando si spinge nella guida sportiva l'impegno è soprattutto di ordine psicologico. Il cupolino è decisamente protettivo soprattutto alle elevate velocità di cui la Elefant 900 è capace, ed assieme a sospensioni ben controllate e mai veramente brusche, nonché a vibrazioni davvero contenute, definisce un elevato comfort di marcia

Anche la Cagivona ama i grandi spazi, ma per la coppia del suo motore è la grande duttilità di manovra può essere all'occorrenza utilizzata anche nei percorsi angusti: solo nella guida decisa fuoristrada, agendo sullo sterzo con troppa determinazione si avverte una certa tendenza a prendere sotto. In compenso si  comporta alla grande sul misto e sul veloce sia su strada che fuoristrada, con un assetto diligente sulle ondulazioni, che mostra qualche limite soprattutto con la forcella solo su malformazioni secche. Inoltre la taratura delle sospensioni a lunga escursione è in grado di tollerare anche qualche puntata crossistica senza accusare pesanti fondocorsa. L'accoppiata con le coperture Pirelli MT60 garantisce su asfalto tutto il grip necessario per misurarsi all'occorrenza sul misto con la sportiva di turno, oltre ad un discreto drenaggio sul fondo compatto o sentieri ghiaiosi, ma, a causa della limitata tassellatura, vanno in crisi su fondo pesante ove la macchina diventa veramente difficile da gestire.

Con spazi di arresto al vertice della categoria, la Cagiva 900 dispone dell'impianto frenante più grintoso e potente, ma è penalizzata da un assetto scomposto e svergolante, nonché dal accentuata tendenza al bloccaggio della ruota posteriore. Il motore è un babà da suggerire piano piano, potente ma soprattutto prontissimo nel rispondere all'acceleratore. Fornisce il meglio di sé ed un vigore inusitato ai regimi intermedi, da 3500 a 7000 giri: cambiando in rapida successione all'interno di questo arco di erogazione ci si invola con maggior rapidità che spremendo le marce fino a 8500 giri.

Il bicilindrico varesino-bolognese dispone di potenza e coppia motrice elevatissime, dalla cui azione sinergica vengono fuori prestazioni al vertice della categoria in velocità di punta come in accelerazione (dove viene superata di un soffio dalla Yamaha), con straordinaria capacità di ripresa, ove ha stabilito una prestazione record. Oltretutto la Maxi enduro accusa consumi fra i migliori della categoria e viene sempre ben assecondata da un cambio dolce e ben spaziato, e da una frizione docile quanto ben gestibile è resistente.

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