Questa è la malinconica storia di una preziosa Bimota KB4, protagonista di un’asta che avrebbe dovuto celebrarne la rarità e che invece si è conclusa con un silenzio imbarazzante. La scena è stata questa: un esemplare praticamente nuovo, con appena due miglia sul contachilometri e mai immatricolato, è stato messo all'incanto da una casa d'aste di Las Vegas, sperando di superare i 30.000 dollari, ma nonostante la partecipazioni di collezionisti danarosi disposti a spendere bei soldini pur di portarsi a casa un pezzo di storia del motociclismo contemporaneo, l’offerta finale è rimasta ferma a 6.760 dollari: meno di 5.500 euro. Un nulla, se paragonato alle aspettative.
Come è possibile che un marchio come Bimota, con il suo background fatto di telaistiche raffinate, soluzioni ardite e una tradizione artigianale che ha sempre parlato agli appassionati più puri, non sia riuscita a conquistare i collezionisti? Una moto come la KB4 nasce già come pezzo da intenditori. È sofisticata, è rara ed è costruita con una cura artigianale che rasenta l’ossessione, ma manca dell'appeal che le Bimota hanno avuto in passato, una cosa che molti appassionati riconoscono da quando l'intera azienda è passata sotto il controllo di Kawasaki.
Basta guardare il confronto con altri modelli Bimota più datati, come la SB8K con motore Suzuki, che nella stessa asta ha superato i 21.000 dollari. Una moto con un'estetica accattivante e un pedigree sportivo, capace di evocare ricordi, emozioni e immagini concrete.
La vicenda della KB4 racconta molto del marchio Bimota oggi. Per decenni è stato sinonimo di audacia tecnica e di raffinatezza estetica, la risposta romagnola ai limiti della grande industria. Pur montando motori non proprietari, era un'azienda libera da vincoli industriali ed era la moto dei sognatori, di chi cercava la perfezione artigianale. Ma i tempi sono cambiati e le grandi case hanno imparato a produrre modelli sempre più sofisticati e performanti, lasciando poco spazio alla nicchia. Oggi, con la produzione Bimota che condivide tantissime parti con Kawasaki, compresi i gruppi ottici anteriori e posteriori, l’aura non sembra più sufficiente a convincere i collezionisti.
Forse la KB4 sta pagando il prezzo di essere un prodotto troppo influenzato dalla proprietà giapponese e un modello non armonico nelle linee come i prodotti del passato. È un pezzo di tecnica a due ruote che meriterebbe più attenzione, ma che si è trovata smarrita in un contesto che non ha saputo valorizzarla. È il segno di quanto il mondo del collezionismo sia governato non solo dal pregio oggettivo, ma soprattutto dalla capacità di suscitare emozione. Forse, tra qualche anno, quando avrà acquisito la patina del tempo e la rarità si sarà trasformata in leggenda, qualcuno sarà disposto a pagare cifre ben diverse.
Per ora, resta la sensazione amara di un’occasione mancata e il ricordo di un’asta dove il mito Bimota non è riuscito a brillare.
BIMOTA KB4 - LE foto della prova
ombina il design classico delle iconiche moto Bimota del passato con le caratteristiche di una moto moderna. Il quattro cilindri eroga 142 cv e sfrutta un innovativo sistema di raffreddamento ad alta pressione in cui il radiatore monoblocco è alloggiato in diagonale tra la sella e la ruota posteriore.
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