Fuoristrada si o no? Arriva un chiarimento che lascia dubbi

Fuoristrada si o no? Arriva un chiarimento che lascia dubbi

Il Ministero delle Politiche Agricole ha chiarito con una nota che il decreto del 28 ottobre scorso non vieta assolutamente la circolazione in fuoristrada. Resta però qualche dubbio...

Una nuova puntata si aggiunge alla vicenda del (presunto?) divieto di circolazione in fuoristrada. Il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali ha rilasciato un comunicato per chiarire l’interpretazione corretta della legge. In sostanza si dice che nulla cambia, e che la competenza rimane alle regioni. Come in effetti avevamo scritto anche noi nel nostro primo articolo. Non manca però qualche dubbio.

Il comunicato del Ministero

Si premette che il Decreto 28 ottobre 2021, pubblicato in Gazzetta ufficiale n. 286 del 1 dicembre 2021, contiene esclusivamente le linee guida per le Regioni allo scopo, pienamente condiviso dalle Regioni in sede di Conferenza Stato Regioni e dai Ministeri concertanti (MiC e MiTE), di uniformare a livello nazionale le norme riferite alle modalità di costruzione della viabilità forestale, che già esistono nelle singole legislazioni regionali, e dare dunque uniformità alla eterogenea nomenclatura adottata.
È opportuno rammentare che la competenza primaria in materia è delle Regioni, ed ogni regione e provincia autonoma ha già una sua legge regionale che disciplina gli aspetti strettamente tecnici e la fruibilità di tali viabilità.
Il decreto si muove nell'ambito delle previsioni dell'articolo 9 del Testo unico delle foreste e filiere forestali del 2018 (D.lgs. n. 34/2018), in vigore già da anni, senza alcun contraccolpo sul tema della fruizione della viabilità forestale.
Nulla si innova in merito al transito autorizzato sulla predetta viabilità, fermo restando che, come espressamente previsto all'articolo 2, comma 3 del decreto, le strade e le piste forestali non sottostanno ai criteri di sicurezza previsti per la viabilità ordinaria, poiché si tratta di viabilità esclusa dal Codice della strada.
Inoltre, come esplicitato dal medesimo comma, è compito delle Regioni disciplinare le modalità di utilizzo, gestione e fruizione della viabilità forestale "... tenendo conto delle necessità correlate all'attività di gestione silvo-pastorale ed alla tutela ambientale e paesaggistica".
Si fa inoltre presente che in capo alla Regioni è incardinata anche la competenza in materia di prevenzione del dissesto idrogeologico e del rispetto di quanto previsto dal vincolo idrogeologico; pertanto, spetta alle Regioni la competenza a valutare gli effetti della fruizione pedonale, cicloturistica o con mezzi motorizzati diversi da quelli forestali sui tracciati, i cui effetti su fondi non asfaltati hanno impatti ben diversi tra loro; essi dovranno essere valutati con la massima attenzione alle singole realtà territoriali.
Da ultimo, si ribadisce che tutte le Regioni all'unanimità hanno approvato il decreto e le linee guida, ben consapevoli delle proprie competenze e delle conseguenze gestionali.

Ma restano dei dubbi

Dunque il Ministero ribadisce quello che è scritto nelle premesse (art. 1) del Decreto. Vale a dire che nasce per uniformare e dare linee guida relativamente alla costruzione di nuova viabilità e alla manutenzione di quella esistente.

Poi però c’è quella frase: “Indipendentemente dal titolo di proprieta", la viabilita' forestale e silvo-pastorale e le opere connesse come definite al successivo art. 3 sono vietate al transito ordinario e non sono soggette alle disposizioni discendenti dagli articoli 1 e 2 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285”.

Ora, se si vuole regolamentare la costruzione di strade e la loro manutenzione, perché scrivere che su queste strade è vietato il transito ordinario? Cosa c’entra?

Ed è vero che nella riga successiva si fa riferimento alle Regioni per la gestione pratica del patrimonio. È vero che le regioni hanno delle loro leggi a riguardo, ma di norma la legge nazionale supera come forza quelle locali.

Ecco perché siamo convinti che il decreto del 28 ottobre 2021 sia stato scritto male, e richiederà modifiche. Siamo felici che qualcuno se ne sia reso conto, ma quel decreto resterà probabilmente in buona parte inapplicato (servirebbe anche tantissima nuova segnaletica per multare chi si avventura sui percorsi interessati dalla legge), finché non verrà modificato.

Nel frattempo i Carabinieri Forestali con ogni probabilità avranno qualche problema a interpretare ogni singolo caso nel quale fermeranno qualcuno, decidendo se multare o meno.

Noi però non siamo giuristi. E saremo felicissimi di aver sbagliato questa analisi della legge, se sarà così. Perché ovviamente non finisce qui, e torneremo a parlarne a brevissimo.

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