Qual è stata la prima moto di serie a montare pinze freno radiali?

Oltre 20 anni fa è arrivata una piccola rivoluzione sul mercato dopo anni di sperimentazione nelle corse. Ora le radiali le hanno quasi tutte ed è diventato lo standard anche su moto non sportive
Qual è stata la prima moto di serie a montare pinze freno radiali?

Michele LallaiMichele Lallai

Pubblicato il 4 maggio 2026, 11:23 (Aggiornato il 4 maggio 2026, 09:30)

Per anni sono state una "chicca" tecnica ad uso esclusivo delle supersportive, ma oggi le pinze freno radiali sono diventate lo standard nella maggior parte delle moto stradali. Dalle superbike ai maxi scooter, il fissaggio radiale è ormai ovunque ma in pochi conoscono la storia dietro questa innovazioone tecnologica, nata da un'idea che all’inizio venne guardata con sospetto perfino dai tecnici più influenti del Motomondiale. Ma andiamo a scoprire cosa si cela dietro la tecnica e qual è la prima moto che ha montato le pinze radiali nella produzione di serie.

Una "follia" secondo i giapponesi

Durante gli anni '90, nel paddock del motomondiale dominavano ancora le pinze ad attacco assiale e nessuno pareva lamentarsi della forza frenante di questo sistema. Era una soluzione semplice e collaudata, con un unico limite strutturale che portava a una costante evoluzione dei materiali e dell'architettura, perché sotto forte stress la pinza tendeva a deformarsi. Con l’evoluzione estrema delle gomme slick, le "sbacchettate" violente e la velocità di percorrenza sempre più elevata, le pastiglie potevano allontanarsi dal disco costringendo il pilota a fare dei lunghi e a “pompare” la leva per ritrovare pressione.

Fu allora che Brembo iniziò a guardare alla Formula 1, che utilizzava pinze radiali sulle monoposto sfruttando una struttura molto più rigida e resistente alle deformazioni. L’idea di trasferire quel concetto sulle moto non sembrava affatto facile e quando i tecnici mostrarono i primi disegni a un importante dirigente tecnico Honda Racing, la risposta di rifiuto fu gelida e il progetto venne considerato quasi sacrilego, qualcosa di assurdo quanto montare un volante su una motocicletta.

Eppure gli ingegneri Brembo continuarono a crederci, convinti che con l’attacco radiale la pinza potesse diventare un corpo più solidale con la forcella, riducendo le flessioni e migliorando precisione e sensibilità in frenata. La svolta arrivò nel 1998, e a credere davvero nella nuova tecnologia fu Aprilia. Le 250 di Noale debuttarono con le pinze radiali nel mondiale e il paddock capì immediatamente che qualcosa stava cambiando e in quella stagione Aprilia dominò la categoria conquistando dodici vittorie e monopolizzando il campionato.

Quale è stata la prima moto di serie con pinze radiali?

Nel 2003 arrivò la moto che cambiò tutto nell'ambito della serie: la Aprilia RSV Mille R. Fu la prima moto di grande produzione al mondo equipaggiata con pinze radiali Brembo direttamente derivate dalle competizioni, anticipata nel 2001 dalla presentazione della Mondial Piega che però entrò in produzione con un attacco assiale dopo essere stata presentata con le pinze radiali. 

Da quel momento tutti seguirono quella direzione. Ducati, Yamaha, Honda, Suzuki: nel giro di pochi anni l’attacco radiale diventò sinonimo di prestazioni elevate e raffinatezza tecnica che andava oltre la mossa di marketing. La maggiore rigidità dell’impianto migliorava davvero il feeling e la costanza di rendimento, mentre la gestione delle vibrazioni e delle micro oscillazioni del disco diventava più efficace e sicura.

Oggi vedere una pinza assiale su una sportiva di alta gamma è impossibile, e questa soluzione sta arrivando anche nelle moto di piccola cilindrata e per patente A2. Eppure tutto è nato da una di quelle idee che cambiano per sempre la tecnica motociclistica proprio perché qualcuno, contro ogni logica apparente, ha deciso di insistere. 

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