Nomen omen. Che tradotto dal latino significa "il nome è un presagio". E mai nome - evidentemente al periodo qualcuno ci vide decisamente lungo - fu più azzeccato per una moto. La Mito, 125 sportiva realizzata dalla Cagiva nel 1990, rappresentò, e lo fa ancora oggi, una delle massime espressioni del panorama delle moto "Made in Italy. Sì, parliamo di "moto" in generale, non solo delle frizzanti e pepate ottavo di litro che al periodo furoreggiavano tra i giovani.

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TECNICA DA CORSA

La Mito era a tutti gli effetti una replica in scala della C588, la 4 cilindri 2 Tempi portata in pista da Randy Mamola nell'allora campionato Mondiale delle 500. Fascinosa nelle forme, raffinata nella tecnica: dalla sua un telaio doppio trave perimetrale relizzato in parti estruse di alluminio abbinate a piastre pressofuse. Un capolavoro di tecnica che si sposava con un motore 2T monocilindrico che vantava, peculiarità delle 125 veresine dai tempi della Freccia C12 R, il coreografico cambio a 7 marce.

NUDA DI FRETTA

Quando uscì nel 1990, la Mito, debuttò in parata nelle mani dei piloti ufficiali del periodo. Randy Mamola, Ron Haslam e Alex Barros sfilarono sul tracciato di Misano con la nuova 125 in versione naked. Eh già... la prima Mito era una nuda, sportiva, ma senza carenatura: semplicemente non erano del tutto disponibili per la produzione di serie. Ed allora Claudio Castiglioni decise di presentare comunque la Mito con la moto definitiva che arrivò solo qualche mese più tardi. 


Il successo di vendite fu "devastante" per le concorrenti. La piccola GP replica fece manbassa di consensi tra i giovanissimi, risultando la moto più venduta in Italia per oltre 4 stagioni, durante le quali la Mito "fari tondi" subì solo affinamenti alla ciclistica, con il debutto della forcella a steli rovesciati nel 1992 e diverse grafiche. Nel 1991 debuttò anche una versione "Racing" destinata al Campionato Italiano SP.

ARRIVA LA EV

Nel 1994 arrivò la Mito EV (EVoluzione), la versione che, nelle linee, era una copia della Ducati 916, anche lei disegnata da Tamburini. Poi fu la volta della Mito SP125 arrivata nel 2007. Ispirata anche lei alla Cagiva 500 (del 1994), non suscitò la stessa ammirazione delle prime due versioni, complice anche un mercato 125 ormai ridotto a fascia di nicchia.
I numeri, pur restando ai vertici, con la moda delle 125 che andava ad esaurirsi, non eguagliarono quelli della prima serie che resta ad oggi un riferimento per molti appassionati collezionisti.

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