Guida breve alle Supermotard: quale scegliere e perché

Michele Lallai
Pubblicato il 30 giugno 2026, 09:28
Nate dall'idea tutta francese di portare una moto da fuoristrada sull'asfalto per dirvertire senza compromessi, le supermotard hanno saputo trasformare l'esperienza di guida su due ruote in modo radicale, inventando negli anni '90 un segmento che ha uno stile di guida a sè stante, e un grande seguito di appassionati che - nonostante la moda ormai passata - continua a resistere nel tempo.
Con loro non conta la velocità massima e, spesso, nemmeno la potenza assoluta. Conta il peso e la maneggevolezza, la risposta al gas che regala un sorriso dentro il casco, la facilità con cui si entra in curva di traverso e la sensazione di avere sempre il controllo di una moto che sembra pesare la metà di quanto dica la bilancia. Ma oggi parlare genericamente di supermotard significa racchiudere sotto un'unica definizione sottocategorie profondamente diverse tra loro. Quindi quale scegliere fra le ultraspecialistiche e quelle molto più simili a delle naked stradali?
Dalla pista alla strada: le specialistiche non sono per tutti
Le moto più affascinanti, almeno sulla carta, restano le specialistiche. Parliamo delle 125 2 tempi, dei 250 e 300 derivati dall'enduro, fino ai 450 4 tempi da competizione trasformati con cerchi da 17 pollici e impianti frenanti maggiorati. Sono le moto che si vedono nei campionati Supermoto e rappresentano l'essenza più pura della disciplina.
Con pesi spesso inferiori ai 120 kg e ciclistiche progettate per l'agonismo, offrono un'agilità che nessun'altra categoria riesce ad avvicinare. Ogni comando restituisce una risposta immediata, ogni spostamento del corpo modifica la traiettoria, ogni accelerazione diventa un invito a giocare con il posteriore. Un 125 2 tempi come ad esempio un TM, obbliga a guidare sempre sopra in alto, impiccati, mentre un 450 quattro tempi scarica una coppia brutale già ai bassi regimi, rendendo ogni uscita di curva uno spettacolo di virgole nere sull'asfalto. Con loro si impara davvero a controllare una moto in modo perfetto, e questo può tornare utile anche con le moto "grosse".
Il rovescio della medaglia è noto a chiunque abbia avuto a che fare con una moto racing. La manutenzione è tosta e costosa: pistoni, distribuzione, frizione e controlli periodici vengono programmati in base alle ore di funzionamento, con intervalli che possono risultare incompatibili con un utilizzo quotidiano. Sono moto nate per vincere gare, non per accompagnare il proprietario al lavoro durante la settimana, e l'affidabilità non è il loro forte. Anche la comodità è praticamente inesistente: selle sottilissime, serbatoi ridotti, sospensioni durissime e vibrazioni importanti.

La via di mezzo fra racing e strada: le monocilindriche 700
Negli ultimi quindici anni si è affermata una categoria destinata a diventare il punto di equilibrio ideale. Moto come la KTM 690 SMC R e la Husqvarna 701 Supermoto, più la derivata Gas Gas SM 700 e le altre proposte che di tanto in tanto si affacciano in questo segmento come la Ducati Hypermono 698, hanno saputo conservare gran parte dello spirito delle specialistiche, eliminandone però gli aspetti più estremi.
Il loro monocilindrico di circa 700 centimetri cubici rappresenta probabilmente uno dei migliori compromessi mai realizzati nel segmento. La potenza supera abbondantemente i 70 cavalli, la coppia è disponibile praticamente ovunque e gli intervalli di manutenzione sono quelli di una normale moto stradale. Significa poterle usare tutti i giorni, affrontare centinaia di chilometri (per chi ha ossa robuste) o utilizzare la moto ogni giorno senza vivere con l'ansia della prossima rettifica.
Anche il peso resta contenuto, poco sopra i 150 kg in ordine di marcia, valore che permette di mantenere quella leggerezza tipica delle vere motard. Nei percorsi ricchi di curve strette queste monocilindriche continuano a mettere in difficoltà moto molto più potenti, perché consentono una guida istintiva, aggressiva e tremendamente coinvolgente, mantenendo vivo quel carattere ruvido che molti appassionati cercano proprio nelle supermotard per trasformare una strada di montagna in un immenso parco giochi.
Le motardone bicilindriche: naked "vestite" da SM
All'estremo opposto troviamo le cosiddette maxi motard. Ducati, KTM e altri costruttori hanno progressivamente interpretato il concetto secondo una filosofia differente, privilegiando prestazioni assolute e versatilità. Ducati con la Hypermotard e KTM con la 890 SMT rappresentano due esempi perfetti di questa evoluzione. Nel boom del segmento avevamo anche altre protagoniste come l'Aprilia Dorsoduro e la MV Agusta Rivale, ma ora non è più un segmento così di moda.
Con loro le prestazioni stradali sono nettamente superiori. I bicilindrici offrono accelerazioni impressionanti, velocità di punta elevate e una capacità di affrontare lunghi trasferimenti impensabile per una specialistica. L'elettronica di ultima generazione amplia ulteriormente il margine di sicurezza, mentre comfort e autonomia permettono persino un utilizzo moderatamente turistico.
Ma, proprio mentre aumentano efficacia e versatilità, crescono peso, dimensioni e inerzia, la guida diventa più composta, più vicina a quella di una naked sportiva che non a quella di una vera motard. Restano moto straordinariamente divertenti, ma dove una specialistica invita continuamente a impennare, derapare e frenare fin dentro la curva, una Hypermotard o una 890 SMT spingono verso una guida più veloce e pulita, sfruttando la superiorità del motore piuttosto che l'agilità assoluta.
Qual è la più adatta per te?
La risposta alla domanda iniziale dipende quindi da cosa ciascun motociclista intenda realmente per divertimento. Se il piacere consiste nel vivere ogni curva come una gara, accettando manutenzione frequente e sacrifici, allora una specialistica resta semplicemente imbattibile. Nessun'altra moto riesce a offrire un coinvolgimento tanto diretto. A conti fatti queste sono quelle che - al netto del prezzo di acquisto - vi faranno spendere più soldi e tempo in officina.
Se invece si cerca la massima dose di emozioni senza rinunciare all'affidabilità e alla praticità di una moto stradale, il punto di equilibrio continua a essere rappresentato dalle grandi monocilindriche come KTM 690 SMC R e Husqvarna 701 Supermoto. Sono probabilmente le ultime moto stradali davvero leggere, essenziali, potenti quanto basta e capaci di trasformare qualsiasi strada ricca di curve in un'esperienza difficile da dimenticare, ma rimangono comunque la scelta di compromesso per i motardisti veri, che rinunciano all'adrenalina estrema della specialistica per avere un mezzo più gestibile sotto tutti i punti di vista.
Le maxi motard, infine, parlano a un pubblico differente. Sono motociclette eccezionali per chi desidera una sola moto capace di fare tutto, dalle gite domenicali al tragitto casa-lavoro, senza rinunciare a una posizione di guida dominante e a una dinamica brillante che fa sentire piloti ad ogni manata di gas. Divertono moltissimo, ma lo fanno con un linguaggio più maturo, meno istintivo e più vicino alle moderne crossover sportive. Con loro ci si può divertire ma non si possono fare pazzie, a meno che non siate dei manici incredibili.
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