L’epopea delle moto italiane tra innovazione e mito

Dai pionieri ottocenteschi ai modelli iconici del Novecento, fino alle reinterpretazioni moderne: la storia della moto italiana tra genio, stile e passione
L’epopea delle moto italiane tra innovazione e mito

Antonio VitilloAntonio Vitillo

Pubblicato il 30 gennaio 2026, 15:28

Crisi, creatività e miti degli anni Settanta

Paradossalmente, alcune delle più affascinanti motociclette italiane nacquero proprio nel decennio iniziato negli anni Settanta, un periodo segnato dalla crescente aggressività commerciale dei colossi giapponesi e dalla conseguente contrazione del mercato europeo. Gilera fu acquisita dal Gruppo Piaggio, mentre Moto Guzzi visse un lungo periodo di tensioni interne.
È in questo contesto che nasce una delle leggende industriali più suggestive del motociclismo italiano. Secondo un racconto entrato nella mitologia Guzzi, durante un blocco dello stabilimento di Mandello del Lario, l’ingegner Lino Tonti avrebbe eluso i picchetti degli operai per mettere in salvo progetti e materiali necessari a completare la V7 Sport. Un episodio mai ufficialmente documentato, ma simbolo dello spirito pionieristico che accompagnò la nascita della V7 Sport nel 1971, soprannominata “il Bassotto”, spinta dal celebre bicilindrico a V progettato nel 1964 da Giulio Cesare Carcano.

Benelli prima di Honda

A Pesaro, un anno dopo, l’ennesimo cambio di proprietà della Benelli vide l’imprenditore argentino Alejandro de Tomaso assumere il controllo dell’azienda, deciso a confrontarsi con l’industria giapponese. I suoi tecnici studiarono a fondo i modelli Honda Four, traendone ispirazione per nuovi progetti. Nel 1974 vide così la luce la Benelli 750 Sei, la prima motocicletta stradale a sei cilindri prodotta in serie; Honda sarebbe arrivata qualche anno più tardi.
Sempre nel 1973, Ducati presentò la 750 SS, bicilindrica a L con distribuzione desmodromica, nata per soddisfare gli appassionati della 750 Sport vincitrice della 200 Miglia di Imola con Paul Smart. Con una potenza prossima ai 70 cavalli, la versione di serie riprendeva fedelmente l’estetica delle moto da gara, diventando una delle sportive più iconiche della sua epoca.

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