Una MotoGP "made in Italy": la 3 cilindri BMW by Oral Engineering

Una MotoGP "made in Italy": la 3 cilindri BMW by Oral Engineering

Oral Engineering è una società di ingegneria di Modena che spesso lavora dietro alle quinte in collaborazione con grandi aziende. Questa è la storia di una MotoGP fantasma che tolse il sonno ai vertici della BMW

Klaus Nennewitz

DA FORGHIERI A ROSCHE: GLI ATTORI PRINCIPALI

Oral Engineering è stata fondata nel gennaio 1995 da tre uomini a Modena, di cui due vantano dei curriculum che rappresentano un pezzo di storia delle corse motoristiche italiane. Mauro Forghieri, nato nel 1935, è stato direttore tecnico della squadra corse Ferrari per 24 anni, vincendo quattro titoli piloti e sette titoli costruttori in Formula 1. Dopo la Ferrari, è passato alla Bugatti e alla Lamborghini Engineering. Ancora oggi, Forghieri è considerato dagli addetti ai lavori uno degli ingegneri più completi e versatili nella storia della Formula Uno. Nel 1977, aveva assunto Franco Antoniazzi, classe 1953, per l'assemblaggio dei motori da Formula 1 in Ferrari. Ha acquisito esperienze anche nel settore delle due ruote più tardi con la GP 500 di Cagiva, nel campionato del mondo di motocross con Gilera e in un breve periodo con il team Aprilia prima di tornare in Formula 1 con Alfa Romeo e Lamborghini Engineering insieme a Forghieri.

Dopo alcuni progetti di elaborazioni motori della categoria DTM, BMW commissionò allo studio di Modena lo sviluppo di un motore sperimentale con due cilindri a V per preparare il loro ingresso in Formula Uno. Il progetto è durato da aprile 1997 ad agosto 2000. Nel frattempo, il professor Burkhard Göschel, che era entrato in BMW nel 1978 seguendo come responsabile lo sviluppo dei motori auto, aveva assunto la guida dello sviluppo e degli acquisti all'interno del BMW Group nel marzo 2000. Aveva capito che BMW Motorrad doveva entrare nel mercato delle moto sportive, ma non c'era il know-how necessario per questo grande passo. Era necessaria una spinta per accelerare lo sviluppo delle moto bavaresi, ma per farlo, gli ingegneri dovevano essere liberi da restrizioni interne. Göschel aveva un portafoglio speciale per la ricerca e l'innovazione ed era in grado di attingere all'esperienza di Paul Rosche che, sebbene in pensione, continuava a ricoprire una posizione di consulente alla BMW. Rosche aveva diretto lo sviluppo dei motori da corsa dell'azienda bavarese per decenni. Dal momento che non è facile in una grande azienda con rigidi processi di sviluppo pensare "fuori dagli schemi" per lavorare sulle tecnologie del futuro, Göschel e Rosche avevano deciso, dopo la positiva collaborazione sul progetto Formula 1, di chiamare Oral come partner per lo sviluppo di nuove tecnologie e sistemi elettronici innovativi da utilizzare sulle moto. Antoniazzi stima ancora Paul Rosche: "Era un ingegnere eccezionale che spesso ragionava come noi italiani. Era un grande tecnico ed organizzatore e sapeva come scegliere gli uomini giusti, come progettare, aveva una cultura dei motori senza limiti. I meccanici della BMW avevano un grande rispetto per lui, li trattava bene, aveva costruito una vera squadra e infuso molta passione".

L'obiettivo originale non era quello di creare una MotoGP competitiva per la neonata categoria, anche se naturalmente ci si guardava con grande interesse. Ad Antoniazzi era arrivato il seguente input: "Non dobbiamo farci condizionare da nulla e dobbiamo usare l'esperienza della Formula 1 per sviluppare una moto sportiva di successo che non sia un Boxer. I nostri ingegneri devono dimenticare il Boxer, sono contaminati dalla conoscenza che hanno. Dovremmo usare le tecnologie più avanzate della Formula 1 che non esistono ancora nella MotoGP. Abbiamo esperienza con valvole pneumatiche, cambi semiautomatici con gestione idraulica ed elettronica, collettori di aspirazione variabili... L'innovazione deve compensare la nostra mancanza di competenza nelle moto sportive".

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