Quanto rumore sta facendo ultimamente Harley-Davidson? Dopo la recente presentazione della Pan America - primo esperimento di sempre nel mondo delle turistiche crossover - è stata presentata la Sportster S, che in comune con la "vera" Sportster non ha davvero nulla. Tutto gira attorno al nuovo motore Revolution Max, che porta nel nome il vero scopo di questo cambio di rotta: rivoluzionare nel profondo l'azienda e proiettare nel futuro un'immagine diversa di H-D, che possa sconfinare anche in altri settori di mercato oltre al già dominato mondo custom/cruiser. Ma per quest'azienda cambiare la tradizione è molto più complicato di quanto si possa immaginare, e la storia insegna.

H-D, un marchio da sempre "intrappolato" in sè stesso

La forza e allo stesso tempo la debolezza di Harley è senza dubbio il fatto di essere quello che è: semplicemente Harley-Davidson. Pur essendo nato come marchio molto dinamico e sportivo (a inizio secolo le prime H-D gareggiavano e vincevano in tutto il mondo), l'evoluzione ha portato alla creazione di un'identità esclusivamente stradale e con caratteristiche nette e ben definite. E' negli anni '50 che l'idea del marchio come la conosciamo oggi si è sedimentata nella mente degli appassionati (e del mondo, in generale) e da quel momento non è più cambiata: nell'immaginario collettivo, H-D è sinonimo di custom e cruiser. Punto.

Con più di 70 anni di coerenza e forte identità alle spalle, l'azienda può contare su un bacino di utenza molto definito, che nei prodotti Harley cerca uno stile di vita e un feeling ben precisi. Questa è la grande forza di questa realtà unica nel mondo a due ruote, e allo stesso tempo la debolezza che non permette azzardi e cambi di rotta, così come esplorazioni pericolose in contesti non consoni alla storia del marchio. Peccato che per crescere ancora e fare quello che le grandi aziende fanno da sempre (leggi guadagnare sempre più soldi), serve scrollarsi di dosso l'immobilismo ed espandere il mercato in nuove direzioni.

Revolution Max sarà un flop come Revolution?

I dubbi sul reale potenziale della nuova scommessa chiamata Revolution Max ci attanagliano perchè c'è un importante precedente chiamato Revolution, e non è altro che il progetto VRod dei primi anni 2000. Col senno di poi, vediamo nell'attuale tentativo di ribaltare le carte in tavola la stessa motivazione che ha portato H-D a collaborare con Porsche sul finire degli anni '90 per sviluppare la prima moto del marchio con raffreddamento a liquido e motore ad alte prestazioni.

In questo caso il popolo harleysta non era pronto e la VRod fu accettata in modo freddo, benchè con il passare degli anni l'azienda sia riuscita a ritagliare un piccolo angolino in secondo piano per questo progetto e continuare la produzione fino al 2017 con numerose versioni e tentativi di farla percepire come una vera Harley. Non possiamo parlare di flop su tutti i fronti, ma è definibile tale se consideriamo l'intenzione iniziale, ovvero quella di scollare dalla mente degli appassionati l'idea di una Harley-Davidson solo ed esclusivamente Big Twin e Sportster.

A proposito di flop, comunque, è giusto citare anche le piccole "side quest" in cui Harley-Davidson si è cimentata ultimamente, come la Street Rod 750 pensata per il mercato asiatico e diffusa un po' in tutto il mondo come la world bike del marchio, ma risultata indigesta praticamente a tutti, e l'avventura elettrica chiamata LiveWire che è stata dirottata in corso d'opera verso un brand a parte, togliendo il logo H-D dal serbatoio proprio perchè il feedback ricevuto dagli utenti è quello di un prodotto meraviglioso, ma non in linea con la storia del marchio. Poi ci sarebbe l'epopea dell'Aermacchi-Harley degli anni 70, ma questo è un discorso completamente a parte, del quale vi parleremo presto.

Forse i tempi sono più maturi

Ora ci troviamo davanti una situazione simile alla faccenda VRod, con un enorme investimento economico alle spalle di un nuovo progetto bicilindrico raffreddato a liquido e con potenze elevate. Quello che fa sorridere di più rispetto al passato, però, è l'epoca in cui viviamo, che è senza dubbio più pronta ad accettare certi cambi di rotta e capisce meglio le motivazioni dietro a certe scelte.

L'utenza a due ruote è più propensa ad accogliere il nuovo e il diverso sapendo che non significa rinnegare il passato. Il motociclista, in generale, è culturalmente più evoluto ed elastico, è diventato più globalizzato e aperto a nuove esperienze, il che potrebbe veramente decretare il successo del primo vero cambiamento riuscito nella storia della fabbrica di Milwaukee. Alla base deve esserci comunque una bontà del prodotto insindacabile, e pare che sia con Pan America che con Sportster S la qualità sia a livelli molto alti. Comunque vada a finire, siamo sicuro che si tratti di una delle più avvincenti storie di motociclismo degli ultimi tempi.

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