Sul numero di marzo di In Moto, già in edicola, abbiamo realizzato un’inchiesta sulle strade italiane. Più che valutare il loro stato – non ci vuole molto a capire che sono a pezzi! - abbiamo puntato la nostra attenzione sul dare indicazioni corrette per chiedere il giusto risarcimento nei casi di danni da buca o da incidente causato dal cattivo stato della strada.

Nella realizzazione della nostra inchiesta abbiamo coinvolto l’Anas, l’Azienza nazionale delle strade, oggi privatizzata e parte del Gruppo Fs Italiane. Perché l’Anas, nata quasi un secolo fa, ha sempre gestito la rete viaria italiana con soddisfacente efficienza. Lo sfacelo degli ultimi venti anni è stato causato infatti in buona parte dal conferimento di parte della rete dapprima alle regioni e poi alle province, con un forte calo degli investimenti per la manutenzione.

Oggi quella tendenza è invertita, con migliaia di chilometri di rete che stanno tornando all’Anas. A noi interessava fare il punto sullo stato dell’arte di questo processo. Ma anche capire come si sta impostando la gestione del patrimonio stradale italiano, in questa fase che potremmo chiamare quasi di ricostruzione. Quasi, perché il percorso per una vera ricostruzione sarà lungo.

La nostra chiacchierata con l’ufficio comunicazione dell’Anas è andata oltre gli argomenti specifici dell’inchiesta pubblicata sulla rivista. Ecco allora questo articolo, mirato ad approfondire diverse tematiche relative alla gestione del patrimonio stradale italiano.

La rete Anas torna a crescere con il Piano Rientro Strade

Iniziamo con il dire che fino al 2001 l’Anas gestiva 45mila chilometri di strade. Poi, con l’avvio della riforma stradale, le è stata tolta circa la metà della rete, passandola alle regioni, che a loro volta ne hanno ceduta una parte alle province. Una scelta che nel tempo si è rivelata controproducente, perché la qualità delle strade affidate agli enti locali è crollata.

Nel 2016 è partito così il Piano Rientro Strade, che ha riportato 3500 km di rete sotto la gestione Anas. E altri 3700 km dovrebbero rientrare in tempi abbastanza rapidi.

Si tratta di strade in cattive condizioni, per le quali è stato previsto un investimento di circa 1,1 miliardi per interventi di manutenzione programmata, finalizzati alla messa in sicurezza e alla riqualificazione.

 

Un tratto disastrato della SS471 di Leonessa, in provincia di Rieti

Gli investimenti e le novità della manutenzione

Il Contratto di Programma Anas 2016-2020 è stato rimodulato, passando da 23,4 a 29,9 miliardi di investimenti. Di questi, 15,9 miliardi, il 44% in più del passato, sono andati alla manutenzione programmata, all’adeguamento e alla messa in sicurezza della rete. I restanti 14 miliardi sono stati destinati invece a nuove opere e al completamento degli itinerari.

C’è stata più attenzione per alcune zone d’Italia piuttosto che per altre? Si. Il 52% degli investimenti è andato alle regioni del Sud Italia e alle Isole, per circa 15,7 miliardi. Il 24%, pari a circa 7 miliardi, riguarda le regioni del Centro. Il 19% (circa 5,7 miliardi), riguarda le regioni del Nord. Il restante 5% comprende investimenti per danni ed emergenze, fondo progettazione e investimenti in tecnologie stradali e applicazioni tecnologiche.

Sul fronte della manutenzione, l’Anas ha investito sul passaggio dalla manutenzione “straordinaria” a quella “programmata”. In questo modo, piuttosto che intervenire sulle criticità si opera con una manutenzione preventiva.

Ponti sotto controllo in collaborazione con le università

È stato avviato un progetto per il monitoraggio strumentale di ponti e viadotti, con l’obiettivo di effettuare, tramite sensori, misurazioni in continuo delle caratteristiche dinamiche delle opere. I sensori integreranno le periodiche attività di sorveglianza eseguite dai tecnici.

Saranno circa 100 le opere oggetto di monitoraggio strumentale, e le misure acquisite dai sensori accelerometrici saranno analizzate da un software specifico, che si sta sviluppando insieme a diverse università italiane.

È in corso anche la sperimentazione di una tecnologia innovativa, in collaborazione con il Massachusetts Institute of Technology di Boston. Si tratta di un monitoraggio delle strutture basato sull’uso di sensori contenuti negli smartphone.

I guard rail salvamotociclisti

Due anni fa avevamo incontrato l’Ing. Nicola Dinnella, coordinatore del settore Barriere di Anas. Già allora ci aveva confermato come tutte le nuove barriere installate fossero del tipo DSM (DispositivoSalvaMotociclisti). Si tratta, lo ricordiamo, di un progetto validato con crash test, che riguarda la gamma completa di barriere di sicurezza stradali di tipo continuo.

Oggi è in vigore il cosiddetto Decreto Salvamotociclisti, del 1° aprile 2019, che impone l’adozione di barriere amichevoli per gli utilizzatori di mezzi a due ruote nelle nuove installazioni, e l’Anas ha continuato a spingere nello sviluppo delle varie tipologie delle sue barriere DSM; che oggi possono essere vendute pure ad altre amministrazioni che gestiscono strade, essendo omologate.

Al momento sono in fase di installazione anche le barriere NDBA per spartitraffico. Sulla A2, Autostrada del Mediterraneo, e sulla E45 ne sono stati installati recentemente 100 km; ai quali si aggiungono 8 km di barriere NDBA Bridge per bordo ponte.

E per quanto riguarda le barriere esistenti, quelle non DSM? Ci si sta lavorando. Nell’ambito delle attività di manutenzione programmata, nel corso del 2020 sono stati stanziati 265 milioni di euro solo per le barriere, prevedendo la sostituzione di oltre 650 km di barriere esistenti.

 

Il guard rail DSM si riconosce per una striscia continua in basso

 


Il monitoraggio dello stato delle strade

Il monitoraggio è assicurato dal personale di sorveglianza, che percorre ogni giorno per intero il proprio tratto di competenza, segnalando eventuali necessità di intervento. In caso di scoli d’acqua o terra proveniente dalla scarpata stradale per motivi legati al maltempo, si interviene con la pulizia del piano viabile e con interventi di ripristino delle opere di regimazione delle acque e/o ripristino della scarpata stradale. Se la terra che invade la carreggiata proviene da proprietà private, viene intimata al proprietario la risoluzione del problema e, in caso di inadempienza, l’intervento viene eseguito rivalendosi poi sul responsabile.

Come segnalare un problema della rete viaria Anas

Chiunque può segnalare un problema della rete stradale utilizzando il numero verde nazionale (800.841.148), attivo 24 ore su 24, anche nei festivi. In alternativa, sul sito stradeanas.it ci sono le PEC delle strutture territoriali; o la chat.

Le segnalazioni vengono inviate alla Sala Situazioni Anas e, laddove necessario, alle Sale Operative presenti sul territorio regionale.

Nel caso dei motociclisti, è importante sottolineare come le segnalazioni al Servizio Clienti Anas pervengono anche, grazie all’iniziativa “In moto con Anas”, tramite l’omonima App sviluppata nel 2017.

Cosa fare in caso d’incidente su buca o asfalto sporco

Se ritenete di aver avuto un incidente per colpa delle condizioni della strada, e se ritenete che l’ente che gestisce il tratto di strada dove si è verificato il vostro sinistro abbia delle colpe, la prima cosa da fare è chiamare le forze dell’ordine, per far redigere loro un verbale. Fotografate la moto, la buca o il brecciolino o il gasolio a terra causa dell’incidente. E organizzatevi per chiedere il risarcimento dei danni.


Sul numero di In Moto di marzo trovate l’inchiesta “Buchi neri, anzi nerissimi”, a pag. 66, nella quale vi diamo tutte le indicazioni necessarie anche per tutelarvi in questa sgradita eventualità.

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