Una sorpresa gradita. I prototipi nominati V12 Strada, V12 Cafe Racer e V12 X non erano stati annunciati, quindi tutti furono presi in contropiede. Era dai tempi della California 1100 e della V11 che i guzzisti aspettavano il progetto della rinascita e magicamente lo hanno avuto davanti agli occhi in quell'ormai lontano Salone di Milano 2009.

La V12 Strada era una naked nel senso stretto del termine, la Cafe Racer una versione con semimanubri e tratti sportivi, mentre la X cavalcava la moda delle maximotard, un segmento di mercato molto dinamico in quel periodo. Fu un bagno di folla allo stand e sembrava che Guzzi avesse finalmente ascoltato i desideri dei suoi appassionati, una comunità a metà fra amanti della meccanica verace e la setta religiosa.

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TRE CONCEPT UN SOLO PROGETTO

I tre prototipi son stati presentati come una gamma con la stessa base tecnica. Il motore è il classico a V trasversale raffreddato ad aria, ma in una inedita versione di 1200cc e trasmissione cardanica come vuole la tradizione di Mandello. Il telaio è la punta di diamante del progetto, un monotrave centrale che si allarga sinuosamente abbracciando la parte superiore delle teste e completando la linea del serbatoio. Le sovrastrutture differenziano i tre prototipi, con la Strada e la Le Mans a richiamare linee futuristiche ma con proporzioni tipiche delle moto vintage, in un mix che dire riuscito è quasi riduttivo. La X è invece qualcosa di diverso, molto più moderna e motardosa, forse quella che convince meno delle tre. Sta di fatto che questi piccoli capolavori di tecnica e design sono opera di un certo Pierre Terblanche, designer famoso per il suo stile a volte discutibile ma mai banale.

IL SUCCESSO POI IL SILENZIO

Fra guzzisti e non, il trittico di Eicma è stato un vero e proprio successo. Sia dentro il salone che a fiera terminata si parlava quasi solo di loro e sembrava che il Gruppo Piaggio avesse finalmente voluto dare una direzione alla Moto Guzzi, che da troppi anni navigava nel limbo fra il rilancio e il fallimento definitivo. Ricordiamo che in quegli anni i progetti interessanti non sono mancati, come la Griso o la serie Breva/Norge, ma niente che veramente potesse mettere il marchio nelle condizioni di tornare ad essere uno dei big e sfidare, come un tempo, BMW e Ducati ad armi pari.

Proprio per questo motivo tutto il mondo delle due ruote guardava alle V12 come ad una potenziale pietra miliare della storia del motociclismo italiano, così da far ricadere una quantità incredibile di speranze e aspettative per gli appassionati tutti, e non solo degli affezionati del brand.

Fu Eicma 2010, un anno dopo la presentazione, che tutti si aspettavano qualcosa dallo stand Moto Guzzi, invece solo aggiornamenti di modelli già in listino. Peccato, ma il tempo di gestazione di una rivoluzione può essere anche molto lungo. Passarono il 2011 e 2012, nel mentre Terblanche lascia il Gruppo Piaggio per cercare fortuna negli Stati Uniti (dove andò a capo del design Confederate), poi 2013, 2014 e via dicendo. Siamo ancora qui, ad aspettare la versione di serie del trittico delle meraviglie di Eicma 2009.

PERCHè IL PROGETTO V12 VENNE ABBANDONATO

Tutto il dossier V12 Concept è stato archiviato e mai più citato, come risucchiato in un buco nero che l'ha cancellato dalla storia. Il perché non è mai stato ufficialmente dichiarato, ma è una concomitanza di cause ad aver rimescolato le carte nel programma aziendale del Gruppo Piaggio, come la tremenda crisi del 2008/2009 che ha colpito tutti i settori dell'automotive. Il progetto della rinascita di Guzzi è un lavoro iniziato anni prima della presentazione dei prototipi V12 e benchè l'ottimismo abbia convinto i vertici a presentare comunque i nuovi concept, già c'era aria di tagli in quel di Pontedera. Uniamo a questo una gestione del Gruppo che ha sempre mostrato dei punti deboli nella visione d'insieme e nel superare le difficoltà senza che i marchi satellite (quindi Moto Guzzi e Aprilia in primis) venissero privati di qualcosa per mancanza di fondi o intese.

Eppure guardando oggi quelle moto, a 12 anni dalla presentazione, ci pare che siano ancora meravigliose e tremendamente contemporanee. Noi, come tutti i guzzisti, continuiamo a sperare, siamo degli inguaribili romantici.

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