Innamorarsi di un mezzo al punto tale, da ritenerlo insostituibile. Capita! Soprattutto quando smetti di considerare la meccanica come un freddo agglomerato di acciaio, metallo, tubi e componentistica varia, e inizi a cercare l’anima tra le pieghe di un cilindro; a percepire la tua moto come qualcosa di vivo. Se poi il nome che hai dato al tuo destriero è quello del leggendario cavallo di Alessandro Magno, Bucefalo, ecco che una carriera motociclistica come tante può trasformarsi in un’incredibile avventura. Una memorabile corsa a tappe, alla conquista di mete dal fascino immortale, lunga ben 500.000 chilometri.


Questa la distanza percorsa da Francesco Loreti con la sua BMW K 1200 S dal 2005 a oggi. Una storia di moto e passione, che richiama le suggestioni letterarie del miglior Pirsig (indimenticato autore de “Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta”), e che Loreti ha voluto raccontare in un libro di prossima uscita: “Omo Nero & Bucefalo - Mezzo milione”. Abbiamo deciso di incontrarlo per un’interessante chiacchierata.
Bucefalo, invece, l’abbiamo spedita direttamente al banco per scoprire, 500.000 chilometri dopo, se ha ancora CV da vendere.

BMW K 1200 S. Perché hai scelto lei? Raccontaci quando e com’è nata questa storia d’amore…

"Sono un appassionato di viaggi. Quindi per me la caratteristica più importante che deve avere una moto è un ottimo fattore comfort; ma deve anche essere capace di una buona velocità di punta. Questo mi ha portato a scegliere la serie K della BMW, a partire dalla mia prima K 100 1000 con motore quadricilindrico longitudinale. Subito dopo ho avuto una K 1200 RS - con la quale mi sono anche sposato - per poi approdare, nel 2005, alla K 1200 S.
Esteticamente la trovavo pazzesca, e poi per BMW rappresentava una grande innovazione, per l’arrivo del 4 cilindri fronte marcia. Andai appositamente all’Intermot di Monaco per vederla. Poi quando la provai me ne innamorai follemente. Il nuovo motore abbassava il baricentro e rendeva tutto più comodo e facile da gestire. Anche la tenuta di strada era notevole per via del passo lungo. Ricordo che BMW la proponeva in colori, diciamo così, un po’ “teutonici”. La mia, una volta che la ebbi tra le mani, la feci verniciare subito di nero, un colore che ho sempre adorato. Dopodiché, come per tutte le altre che la hanno preceduta, ho iniziato a usarla per i miei viaggi, che puntano prevalentemente su paesi con qualcosa da raccontare, vista la mia enorme passione per la storia".

Hai mai vacillato? Ci sono state altre moto che avresti voluto avere, magari di altri brand? 

"Io, in pratica, ho sempre avuto BMW. In passato, parliamo degli anni ‘90, ho viaggiato anche con R 80 G/S Paris Dakar, ma devo riconoscerlo: ogni volta che mi sono interrogato sul modello migliore, per quanto riguarda il mio modo di usare la moto, alla fine sono sempre ricaduto sulla serie K. Pensa che dopo la 1200 S ho acquistato anche una K 1300 S, con cui ho percorso circa 75.000 km prima di venderlo. Le ho avute entrambe contemporaneamente, ma tra le due preferii tenere il 1200.
Una volta ammetto di aver provato, incuriosito, una Honda VFR1200F, ma non è scattato il feeling. Poi, certo, da amante della velocità, oltre che dei viaggi, ti confesso di aver avuto anche una Suzuki Hayabusa, con cui amavo andare a girare al Nurburgring, tragitto dall’Italia compreso".