Viaggiare in solitaria: l'esperienza che ogni motociclista dovrebbe fare

Salire in moto con bagagli al seguito e partire per un viaggio da soli. Ci vuole spirito d'avventura e voglia di mettersi in gioco, ma è un'esperienza intensa che tutti dovrebbero fare almeno una volta nella vita, come ci racconta Lyndon Poskitt, pilota e globetrotter di professione 

Michele LallaiMichele Lallai

Pubblicato il 9 novembre 2021, 14:40

Ci sono motociclisti che amano viaggiare su due ruote, altri che preferiscono usare la moto per giri brevi o commuting, altri ancora che non guidano su strada, ma soltanto in pista. Ogni motociclista è diverso e appassionato a modo suo, chi più incline all'avventura e chi più avvezzo alle velocità estreme. A prescindere da che tipo di motociclisti siete, però, c'è un'esperienza che almeno una volta nella vita dovete fare: il viaggio in solitaria

Viaggiare in solitaria è un'esperienza unica

Non serve essere viaggiatori esperti o motociclisti di lungo corso, gli elementi di cui dovete disporre per un viaggio da soli prescindono dalle capacità strettamente legate al controllo del mezzo. Improvvisazione, spirito di avventura, problem solving e socialità sono gli elementi indispensabili, almeno per quanto riguarda i "solo" in giro per l'Italia o per l'Europa. Infatti per fare un'esperienza completa e intensa non serve per forza viaggiare per mesi, attraversando i continenti con tenda e pentolino al seguito, è il percorso dentro sè stessi e il contatto con persone e natura che esalta l'impresa, molto più della meta o della spettacolarità dei paesaggi. 

Il discorso cambia se volete allungare il raggio a paesi e luoghi dimenticati dall'uomo attraversando i continenti, l'organizzazione si fa più complicata e servono anche nozioni meccaniche di base per poter gestire il proprio mezzo lontano da officine e in condizioni più critiche, oltre alla necessità di avere un piano di viaggio più dettagliato e attenzione particolare a visti o vaccinazioni. 

Che sia a corto raggio tra hotel e campeggi o a lungo raggio dormendo all'addiaccio, lo scopo finale dell'esperienza è quella di trovare un dialogo con se stessi, pensando al viaggio in sè come unica motivazione per quello che si sta facendo, godendo a pieno di tutto ciò che c'è in mezzo al collegamento fra A e B, senza badare troppo al tempo che scorre. La dimensione mentale che si può raggiungere in questi casi è quasi meditativa e ripulisce il cervello da tutto il superfluo che riempie la quotidianità di tutti. E questo si può sperimentare solo e unicamente se si sta con sè stessi, senza passaggero o compagni di viaggio in gruppo.

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