HAT Sanremo-Sestriere: l’avventura è per tutti

Pubblicato il 21 settembre 2026, 12:57
Un viaggio adventouring dal Mar Ligure alle Alpi piemontesi capace di accontentare davvero tutti: dai grandi viaggiatori che vogliono affrontare la loro prima vera avventura ai piloti della Dakar e del Motorally che, per una volta senza il cronometro in mano, possono riscoprire l’essenza del viaggio. Fermarsi, guardarsi intorno, vivere pienamente i paesaggi, scattare una foto e soprattutto condividere esperienze tra professionisti e neofiti. Anche grazie ai ben 23 punti di ristoro disseminati lungo il percorso, che diventano occasioni per incontrarsi, raccontarsi e scambiarsi consigli. L’HAT è anche, e soprattutto, questo.
Quest’anno sono stati numerosi i piloti di primo piano presenti, a partire da Nacho Cornejo, arrivato dal Cile. Il pilota ufficiale Hero Motosports, settimo assoluto all’ultima Dakar, è stato affiancato da Alex Salvini, uno dei più grandi interpreti italiani dell’off-road e pluricampione del mondo Enduro, e dalla simpatia tutta toscana di Gioele Meoni, pilota del Motorally che, seguendo l’ispirazione trasmessa dal padre Fabrizio, continua su KTM a divertirsi e a trasmettere entusiasmo proprio come faceva il suo babbo.
Con Nacho, sulla Hero 250, anche Maurizio Gerini, formando un team di livello straordinario. E poi altri dakariani come Tiziano Internò, Cesare Zacchetti, il rookie Fabio “Shake” Bernardini e Nicola Dutto con il suo super team di amici. Presenti anche piloti dell’AER come Francesca Gasperi, Matteo Bottino, Andrea Vignone e Beppe Gualini, che di storie di Dakar e rally ne ha davvero tante da raccontare, raccolte anche nel suo libro presentato proprio qui.
Il Team Yamaha ha invece schierato una squadra di giovani influencer capitanata da Federico “Buz” Buzzoni, con l’obiettivo di raccontare la loro prima esperienza alla Hardalpitour. Presente anche la mitica Monica, da poco rientrata dal suo giro del mondo in solitaria e che proprio da Sanremo, due anni fa, aveva iniziato la sua avventura.

Quattro percorsi per quattro modi di vivere l’HAT
I percorsi sono rimasti quattro, permettendo a ciascun partecipante di scegliere in base al proprio allenamento, all’esperienza e alle capacità di guida.
La Extreme 1000, lunga circa 980 km, è la più dura e impegnativa. La partenza da Sanremo è fissata alle 22.30 del venerdì e coinvolge un centinaio di piloti, chiamati ad affrontare circa quaranta ore di viaggio prima di raggiungere Sestriere.
La Classic rappresenta invece l’anima tradizionale dell’HAT, con la sua formula no-stop: circa 30 ore in sella per coprire 590 km. Non a caso è la più frequentata, con circa 300 iscritti.
La Discovery, con i suoi 480 km e una minore percentuale di fuoristrada, è stata pensata per chi vuole avvicinarsi alla manifestazione in maniera più soft, impararne meccanismi e trucchi e magari tornare l’anno successivo più preparato. Al via una cinquantina di piloti.
Infine c’è la Master Challenge, circa 800 km e una formula particolare basata su sfide e punteggi, che aggiunge un pizzico di competizione: bisogna rispettare tabelle dei tempi e affrontare prove di navigazione.
I partecipanti alla Extreme sono partiti il venerdì sera alle 22.30, dopo il briefing nel Teatro del Casinò di Sanremo. Tutti erano equipaggiati con luci supplementari e fari potenti per affrontare in sicurezza la notte. Un aspetto da non sottovalutare quando ci si prepara a un’esperienza simile, ma che vale anche per chi, nella notte del sabato, decide di dormire soltanto poche ore per poi ripartire verso le montagne piemontesi. Conviene pensare anche alla mascherina con una lente specifica per la guida notturna: quella utilizzata in pieno sole non è certo la soluzione migliore al buio.

Moto pronta e attrezzatura: nulla va lasciato al caso
Obbligatorie, e soprattutto indispensabili, le protezioni complete da off-road, così come pneumatici adeguati. Non serve necessariamente una gomma da enduro estremo, ma almeno una copertura intermedia capace di garantire sicurezza sugli sterrati. Quest’anno, con terreno asciutto e praticamente senza fango, non ci sono stati grossi problemi.
Sulla nostra fedele Honda Africa Twin CRF1100 DCT avevamo montato le Dunlop Trailmax Raid. Grazie ai cerchi tubeless, in caso di foratura avremmo potuto intervenire rapidamente con il kit di riparazione e le indicazioni degli amici di Marene Gomme. Perché proprio le forature sono una delle prime eventualità a cui pensare quando si prepara un viaggio-avventura.
Sempre utili anche un kit di attrezzi, fascette, nastro, acqua e qualche barretta energetica. I ristori dell’HAT sono numerosi e ben forniti, ma basta perdere tempo per un inconveniente o fermarsi ad aiutare un compagno per ritrovarsi fuori dalla normale tabella di marcia.
Importante anche un power bank: il freddo della notte in montagna riduce sensibilmente l’autonomia delle batterie. È utile per lo smartphone, ma anche per action cam e altri dispositivi. Noi avevamo un XTORM rinforzato contro gli urti, dotato di torcia integrata, particolarmente utile per una piccola riparazione al buio. Con 20.000 mAh di capacità, ricarica a 35 W e certificazione IP65, garantisce una buona riserva di energia e protezione anche in caso di pioggia.
L’organizzazione ha predisposto un monitoraggio completo dei partecipanti attraverso transponder, con uno staff pronto a intervenire in caso di emergenza e medici in moto presenti lungo il percorso.

Pietre, montagne e panorami da ricordare
Una volta partiti comincia lo spettacolo. È un continuo susseguirsi di montagne, salite e discese, con panorami e sterrati sempre differenti, spesso completamente sconosciuti a chi li affronta per la prima volta. Ogni tanto vale la pena fermarsi: non soltanto per riprendere fiato, ma anche per scattare una foto o girare qualche video da riguardare e condividere con gli amici una volta tornati a casa.
Per documentare il viaggio avevamo con noi DJI Osmo 360, Action 5 Pro e il drone Neo 2, capace di riconoscere e seguire automaticamente il soggetto. Tutto materiale compatto, facile da utilizzare e sufficientemente piccolo da trovare posto nella borsa serbatoio SW-Motech.
La varietà dei terreni permette di fare moltissima esperienza. E di pietre ce ne sono davvero tante. Bisogna imparare a trovare l’andatura giusta, cercando quasi di “galleggiare” sulle sezioni più sconnesse. Il Colle della Melosa, poco dopo il mitico ristoro di Pigna, e il Colle di Gilba, nel Cuneese, resteranno probabilmente nella memoria di molti come due dei tratti con la maggiore concentrazione di sassi senza pietà.
L’arrivo verso Sestriere, preceduto dalla Strada dell’Assietta, è forse il miglior finale possibile. Una delle sterrate più belle e particolari d’Europa accompagna i partecipanti tra i 2.000 e i 2.500 metri di quota. Le temperature sono quasi primaverili, sotto i 20 °C mentre in pianura se ne registrano 35, e i colori cambiano continuamente con le Alpi all’orizzonte.
Per qualcuno la sensazione, una volta arrivato, è quella di aver viaggiato sul tetto d’Europa. Senza però dimenticare i burroni ai lati della strada: la guida deve restare sempre prudente e attenta, come l’organizzazione ricorda continuamente. Non è una gara, ma un’esperienza di viaggio adventouring da vivere insieme. E nessuno deve essere lasciato indietro.

Rispetto del territorio prima di tutto
Il Team HAT tiene particolarmente al rispetto delle regole e dell’ambiente. Anche le moto devono essere poco rumorose e dotate di scarichi omologati: non a caso, alla partenza viene effettuata anche una prova fonometrica.
Da anni l’organizzazione lavora sul tema della sostenibilità ambientale. Gli eventi HAT Series, organizzati dall’Associazione Over2000riders, godono infatti della Certificazione di Ecosostenibilità ambientale, un elemento particolarmente significativo nel panorama degli eventi motoristici nazionali.
Tutto questo è possibile anche grazie al supporto degli enti locali, che hanno dimostrato attenzione verso lo sviluppo di questa disciplina nei rispettivi territori. In particolare, le Regioni Piemonte e Liguria hanno concesso il loro patrocinio, insieme alle Province di Imperia, Savona, Cuneo e Torino, ai Comuni di Sanremo, Boves e Sestriere, oltre ai numerosi comuni attraversati dal percorso e agli enti locali di promozione.
La filosofia è semplice: con regole chiare e rispetto reciproco, discipline differenti possono convivere. Chi va in moto spesso frequenta la montagna anche in bicicletta, correndo o camminando, e sa quanto sia importante rispettare chiunque incontri sul proprio cammino. Manifestazioni come l’HAT possono inoltre generare un indotto importante soprattutto nelle aree lontane dai grandi flussi del turismo di massa.
L’auspicio è che altre realtà istituzionali possano prendere ispirazione da territori che hanno scelto di regolamentare anziché vietare a priori, valorizzando i propri luoghi e confrontandosi con professionisti che conoscono e rispettano l’ambiente. Come il Team HAT guidato da Corrado e Nicola.
Perché alla fine, dopo centinaia di chilometri, pietre, polvere, notti quasi insonni e montagne attraversate, il senso della Hardalpitour rimane proprio questo: partire insieme, vivere il viaggio e arrivare senza aver lasciato indietro nessuno.
- di Fabrizio Gillone
Moto e Accessori Utilizzati:
Moto: HONDA AFRICA TWIN CRF1100L ES DCT
Abbigliamento: HONDA Alpinestars
Occhiali: Progrip
Pneumatici: DUNLOP TRAILMAX RAID
Action Cam: DJI OSMO 360, DJI Action 5 Pro
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