testo Diego D'Andrea, foto Giovanni Carlo Nuzzo

Dove termina la pianura e inizia l'avventura. Una "salita" in quota che da Marostica e Bassano del Grappa, parte dapprima alla conquista dello splendido territorio dell'altopiano di Asiago, per poi lanciarsi "a tutta piega" alla scoperta del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.

Ma è solo l’inizio. Da Ponte Mas si segue la SR203 che solca la valle Agordina fino a Cencenighe, dove si imbocca la SP346 in direzione Falcade, pronti a sconfinare in Trentino Alto Adige, attraverso il Passo San Pellegrino. Si avanza ancora fino a raggiungere Moena, per poi puntare dritti alla Val Di Fassa, superare Canazei e attaccare il Pordoi; e quindi oltre, lungo la SR48, per superare il passo Falzarego, fino a concludere l'itinerario nell'esclusiva cornice di Cortina d'Ampezzo. Da qui, per il ritorno, avrete solo l'imbarazzo della scelta; magari puntando al vicino Passo Giau, per poi raggiungere il ghiacciaio della Marmolada, perdendovi, così, tra scenari incantati e un'indigestione di pieghe da urlo.

MAROSTICA E BASSANO DEL GRAPPA

C'è una città ai piedi delle Alpi Venete tra il Monte Grappa e l'Altipiano dei Sette Comuni dove la storia si racconta per gradi. Gradi alcolici. A Bassano le distillerie di grappa - disegnate da architetti di grido o ricolme di alambicchi antichi - sono da secoli un'istituzione e non è un caso che le più famose siano intorno al Ponte Vecchio, simbolo della città. A cavallo del Brenta il ponte nacque nel 1209 e fu distrutto e ricostruito più volte. Nel 1569 una piena del fiume lo travolse e la sua ricostruzione fu affidata ad Andrea Palladio che lo disegnò esattamente come appare ancora oggi: tutto di legno, coperto da una volta a capriate, con una serie di strutture triangolari allineate al flusso dell'acqua e ben piantate nel Brenta. Resistette fino al 1748 quando una nuova piena lo distrusse; ricostruito, fu poi incendiato nel 1821; riedificato, fu raso al suolo dai tedeschi durante la Seconda guerra mondiale per venire poi eretto nuovamente nel 1947, sempre seguendo l'originario disegno palladiano. A poca distanza dal ponte, nel quattrocentesco palazzo del Museo delle Distillerie Poli, abita il passato della grappa, la sua storia e le antiche tecniche di distillazione. In esposizione ci sono stampe e illustrazioni d'epoca, testi rinascimentali e uno fra i più antichi alambicchi funzionanti a vapore. È ancora quella del 1779 la Grapperia Nardini, altro celebre marchio della grappa bassanese proprio su Ponte Vecchio. Identico il bancone decorato, le giare di rame ricolme di grappa, le caldaie, le botti per la stagionatura e l'insegna in legno dipinta a mano. Di tutt'altro stile lo spazio Bolle, che accoglie il laboratorio di ricerca e controllo qualità della Nardini. Disegnato da Massimiliano Fuksas è una struttura in vetro e acciaio che somiglia a un animale dal corpo di cristallo.

Dopo un salto nel futuro, si torna al passato nelle due piazze contigue di Bassano, piazza Garibaldi e piazza Libertà dove si affacciano le chiese più importanti della città - San Francesco e San Giovanni - e il palazzo del Municipio con la quattrocentesca loggia del Comune affrescata da Jacopo da Ponte, uno dei grandi pittori veneti del Cinquecento. È racchiusa in una piazza anche l'anima di Marostica, cittadina ai piedi dell'Altopiano di Asiago a poco più di sei km da Bassano. È piazza Castello, uno scenografico spazio porticato su tre lati cui si accede attraversando il trecentesco Castello Inferiore, che deve la sua fama, più che alla sua splendida architettura, a una tradizione antica: una curiosa partita a scacchi con pedine in carne e ossa. Uomini e donne impersonano pedoni, alfieri, re e regine, i cavalli sono autentici come le imponenti torri in legno. Anche senza gli scacchi viventi, una visita della cittadina non può che partire da qui, dal Castello, dove ai tempi del dominio veneziano viveva il podestà. Stretta tra due manieri trecenteschi (Inferiore e Superiore), abbracciata da una cerchia di mura con merlature a coda di rondine, scandita da torrioni, torricelle e tre porte, Marostica è un piccolo gioiello d'architettura militare. Sosta gourmet alle spalle di piazza Castello, alla Madonnetta per provare i sapori della tradizione: bigoli in salsa, oca di Marostica al forno e Maccafame, il dolce povero fatto con gli scarti.

Tornare a viaggiare: Lazio, Toscana e Trentino le mete più desiderate

ALTOPIANO DI ASIAGO

A una sessantina di chilometri da Vicenza, l'altopiano dei Sette Comuni, meglio conosciuto come altopiano di Asiago, è il più vasto d'Italia e tra i più grandi d'Europa. Oltre all'elegante cittadina di Asiago, ne fanno parte Enego, abbarbicato sulla montagna ai margini della profonda Valsugana, sulla riva destra del Brenta, e Foza, tra i più antichi dell'area, piccolo e caratteristico, con case affrescate da artisti di tutta Italia. E poi Gallio, paradiso degli sport invernali e non, e i borghi di Lusiana e Conco, sul versante meridionale, tra valli e pascoli d'alpeggio. E infine Roana, con le sue sei frazioni che permettono di immergersi nella cultura dei Cimbri, popolo di origine germanica che nei secoli ha conservato intatte lingua e tradizioni. Non bisogna dimenticare, che l'altopiano è stato teatro di sanguinosi combattimenti nel corso della Grande Guerra, eventi che hanno lasciato profonde tracce nella memoria dei luoghi e delle genti di questi territori.

A loro testimonianza c'è il Sacrario militare sul colle del Laiten, che ospita le spoglie di oltre cinquantamila soldati italiani e austro-ungarici. Per ripercorrere i luoghi del primo conflitto mondiale si possono anche visitare numerose fortezze militari ben conservate, quali il Forte Verena, dove venne sparato il 24 maggio 1915 il primo colpo di cannone sul fronte italiano, il Forte di Punta Corbin e il Forte Campolongo. Ma uno dei luoghi più spettacolari e significativi è il Monte Cengio, con il celebre Salto del Granatiere, un percorso scavato a tratti nella roccia a picco sulla valle, con un panorama davvero mozzafiato.

PARCO NAZIONALE DELLE DOLOMITI BELLUNESI

"Ricordiamoci che la natura vergine, come l'ha fatta Dio, sta diventando un'autentica ricchezza. Di tale ricchezza le Dolomiti sono una miniera prodigiosa che il mondo sempre più ci invidierà". Parola di Dino Buzzati. E dopo aver dato un'occhiata alle "sue" Dolomiti, quelle Bellunesi, bisogna dargli ragione. Sotto l'egida dell'Unesco, protette da un parco naturale che ne tutela cime, boschi, sentieri, piante endemiche e animali autoctoni sono l'area di maggior concentrazione di vette dolomitiche: la Marmolada, le Tre Cime di Lavaredo, le Tofane e il Pelmo. Un posto punteggiato di laghi, come quello di Misurina, un grande specchio d'acqua immoto che sembra star lì soltanto perché le montagne vi si rimirino come Narcisi. Un posto dove non mancano località celebri come Cortina d'Ampezzo ma dove ci si può concedere il lusso di ignorarle per scoprire invece quelle meno note come Arabba, adagiata a 1600 metri di quota nella valle di Fodom, circondata dai giganti del Gruppo Sella, dalla Marmolada, dai passi del Pordoi e di Campolongo, o come Vigo di Cadore, dove le chiese custodiscono preziosi Frugelaltare, altari lignei a portelle decorati con figure scolpite, intagliate o dipinte (da vedere quello cinquecentesco della chiesa di Sant'Orsola).

Green pass, ecco come spostarsi ai tempi del Covid