Moto Guzzi Audace e sei subito Terminator

Moto Guzzi Audace e sei subito Terminator

La cruiser di Mandello del Lario ha carattere da vendere e non fa nulla per nasconderlo

Alessandro Vai

Se non si ha dimestichezza con l’universo custom e non si ha mai avuto tra le mani il manubrio di una Moto Guzzi, parlare dell’Audace non è semplice. Una moto con così tante peculiarità da rappresentare un unicum nel panorama motociclistico. Così originale che attiene più alla sfera delle emozioni che a quella della razionalità e quindi sarà proprio questo il modo con cui proverò a trasmettervi che cosa è stata per me la Moto Guzzi Audace, tre quintali di ferro e stile made in Italy che più di così non si può.

Ricordate la scena di Terminator 2 in cui Arnold Schwarzenegger salva il giovane John Connor (che guidava una piccola Honda XR) dal camion guidato dal perfido T1000? Certo, Schwarzy era in sella a una Harley-Davidson Fat Boy, ma il concetto non cambia: sulla Moto Guzzi Audace mi sono sentito esattamente come se fossi stato lui in quel preciso istante nel film. Mi mancava solo il fucile a pompa, da brandire rigorosamente con la mano sinistra, per sparare ai cattivi o magari allo specchietto di qualche automobilista distratto, giusto per annunciargli la mia presenza.

Ovviamente sto solo scherzando, ma la sensazione di potenza e prepotenza ricevuta dalla Audace era proprio quella. Non mi era mai successo con nessun’altra moto e non so spiegare bene il perché. È stato così e basta. Ma, del resto, questa Guzzi ha carattere da vendere e basta fare un paio di chilometri nel traffico di Roma per averne la conferma. La guardano tutti, anche chi a malapena sa distinguere una MotoGP da un Ciao ingolfato, e la guardano con stupore, ammirazione e soddisfazione. Dalle vecchiette incuriosite, che magari quel V2 lo hanno già visto mezzo secolo fa, ai “maschi alfa” invidiosi e alle ragazze sorridenti, finendo con i bambini sognanti che la accolgono con un “Oooooh”.

È proprio in questi frangenti da ostentazione semaforica che si vorrebbe dare una bella manata al gas e far tremare anche le strisce pedonali per compiacere l’improvvisato pubblico. Peccato, però, che gli scarichi di serie siano abbastanza soffocati. È vero che la stessa Guzzi e l’aftermarket propongono tante soluzioni diverse, ma avrei osato di più già sul modello di serie. Avrei messo vicino ai terminali un bel fonometro impostato sul limite di omologazione e li avrei tarati fino a stare non più di mezzo decibel sotto. Del resto, la moto si chiama Audace.

Audace nell’immagine e nel carattere, ma anche in alcune soluzioni tecniche, come la cilindrata di 1.400 che ne fa la bicilindrica a più alta cubatura mai prodotta in Europa, o come le mappature – Veloce, Turismo, Pioggia – il traction control e l’ABS. Insomma, la tecnica è attuale e di prim’ordine, quanto alla guida, arrivano altre sorprese. La Audace curva e frena senza problemi, persino con un certo piglio dinamico, considerata la massa e l’interasse (solo 15 cm più corto di quello di una Smart fortwo); dopo un po’ di pratica strisciare le pedane a ogni curva diventa la norma, anche perché la stabilità è irreprensibile. Il motorone, poi, spinge forte sin dai 2.500 giri e poi si scatena fino ai 6.500 dove arrivano i 96 CV (i 120 Nm di coppia sono a 3.000 giri).

Tutto questo si porta a casa con 18.690 euro che non sono pochi per una moto e pongono la Audace in concorrenza diretta con mostri sacri tanto tra le enduro stradali quanto tra le sportive. Ma volete mettere il surplus di carattere? Riguardo ai difetti, infine, spiccano il tappo del serbatoio senza cerniera, il blocchetto di accensione di fattura economica (è in comune con altri prodotti del Gruppo Piaggio) e le sospensioni posteriori che hanno pochissima escursione e arrivano con facilità a fondo corsa. Non è il massimo, ma se uno vuole essere Audace, non può certo lamentarsi per un po’ di lombalgia.

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