Test Yamaha Tracer 7 e Tracer 7 GT Y-AMT: cambio di mentalità

È quello necessario a guidare le nuove Tracer 7, standard e GT, per abituarsi all’Y-AMT, ovvero la proposta di cambio robotizzato. Che però rende l’esperienza di guida davvero unica

Test Yamaha Tracer 7 e Tracer 7 GT Y-AMT: cambio di mentalità

Alessandro CodognesiAlessandro Codognesi

Pubblicato il 5 marzo 2026, 09:01 (Aggiornato il 5 marzo 2026, 08:26)

Lo sapevate? Molti dei modelli Yamaha più venduti e apprezzati dal pubblico sono pensati, progettati e disegnati in Italia, nella sede Yamaha a Gerno di Lesmo. Tra questi c’è la Tracer 7, un modello che ha letteralmente conquistato il mercato, italiano e non solo, grazie alla sua formula indovinatissima. La concorrenza però è spietata, vietato adagiarsi sugli allori, ed ecco che a Gerno hanno messo mano praticamente su ogni aspetto per trasformare la Tracer da "MT-07-rialzata-e-carenata" a crossover pronta per il giro del mondo. L’avevamo già provata qualche mese fa, ora però abbiamo avuto occasione di metterla alla frusta con il nuovissimo cambio robotizzato Y-AMT, sia la standard sia la GT.

Yamaha Tracer 7 e GT Y-AMT: come sono fatte

Prima di raccontarvi come si guidano le nuove Tracer 7 e GT in versione Y-AMT, un breve ripasso sulla tecnica. Una delle modifiche più importanti riguarda la ciclistica. Il telaio è stato irrobustito ed è stato allungato il forcellone di ben 40 mm. Interventi che dovrebbero migliorare la stabilità, forse il vero punto debole delle precedenti versioni. Upgrade anche per le sospensioni, ora davanti c’è una forcella a steli rovesciati di 41 mm regolabile in estensione, mentre il mono lo è anche nel precarico. L’impianto frenante sfrutta nuove pinze radiali, i cerchi sono più leggeri e le gomme di primo equipaggiamento sono le Michelin Pilot Road 6 GT. In generale, confrontando le due schede tecniche, la nuova Tracer ha quote ciclistiche più aperte, soprattutto a livello di sterzo.

Yamaha Tracer 7 e GT Y-AMT: Arriva l'elettronica

Altra novità è l’arrivo dell’elettronica. Debutta infatti il ride-by-wire che, oltre a garantire un’erogazione di coppia più fluida e lineare, ha permesso l’implementazione di mappe motore, controllo di trazione e cruise control. Tutto si regola dal nuovo TFT a colori tramite inediti comandi al manubrio. Quello che cambia meno è il motore, l’eclettico CP2 rimane bicilindrico parallelo capace di 73 CV e 68 Nm. Non manca la versione GT, che ovviamente è pensata per chi non vuole porsi limiti nei viaggi. Di serie infatti è offerta con sella più confortevole, regolazione del precarico con il pomellone, parabrezza maggiorato e manopole riscaldabili su tre livelli. Per quanto riguarda i prezzi, la standard parte da 9.999 euro, mentre per la GT ne servono 11.499. In entrambi i casi invece l’aggiunta dell’Y-AMT (che ricordiamo aggiunge all’incirca 3 kg di peso totali) comporta una spesa di 600 euro.

Tutt'altra guida

Una delle aree di maggiore attenzione è stata proprio l’ergonomia, risulta evidente fin da subito. La Tracer era una naked rialzata e con un po’ più di protezione, ora invece è una crossover fatta e finita. Lo si capisce accomodandosi in sella, ampia quanto serve e con un’imbottitura studiata. Tutto è assemblato nella tipica cura giapponese, con materiali diversi che generano superfici tridimensionali. Questo per dire che sì, si ha l’impressione di un prodotto di altissima qualità, anche se entry level. Sensazione che caratterizza anche il resto della guida. In città l’Y-AMT è una vera manna del cielo. La modalità automatica permette davvero di guidarla al pari di uno scooter: si inserisce la marcia e ci si dimentica di tutto, potendosi concentrare soltanto su freno e acceleratore. C’è da dire che, tendenzialmente, il software mantiene la marcia più di quanto verrebbe naturale fare, soprattutto ad andature rilassate tipiche dell’ambiente urbano. In altre parole, quando tu avresti già messo due o tre marce, sfruttando il sottocoppia del bicilindrico, l’Y-AMT tiene la marcia bassa, sfruttando di più la parte alta del contagiri. Sono finezze, piccoli spigoli di un progetto che in realtà è già molto a punto e che si abbina perfettamente allo spirito della Tracer.

Test Yamaha Tracer 7 e GT Y-AMT: arrivano le curve

Anche perché quando arrivano le curve, modalità manuale e non se ne parla più. Cambiare marcia con la slitta regala un gusto particolare, provare per credere. Davvero difficile trovarlo scomodo. Semmai, il rischio è di trovarsi a cambiare più spesso del necessario! Tra l’altro, la gestione del rilascio frizione in staccata è ottima: anche scalando a moto inclinata non strattona, al pari di un ottimo quickshifter…Anzi, meglio, perché in questo caso lo stacco frizione è gestito elettronicamente. Una moto davvero completa, che trova nell’Y-AMT un matrimonio perfetto, e che forse ora ha l’unico limite di un motore che è fin troppo dolce. Da sempre riferimento di coppia ai bassi e medi regimi, l’arrivo dell’elettronica l’ha reso paradossalmente meno esplosivo, col risultato che a volte si sente la mancanza di qualche puledro, soprattutto ai bassi regimi in uscita dai tornanti in salita. Ma pensando a cos’era prima la Tracer, questa nuova versione è avanti di due generazioni. Quale scegliere tra standard e GT? La sella “comfort” della GT vale da sola il prezzo del biglietto!

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