Alpen Masters 2021: il racconto di una finale rovente

Alpen Masters 2021: il racconto di una finale rovente

Otto avversarie pronte a tutto. Sarà riuscita la BMW GS a contenere l'assalto di Energica Eva Ribelle RS, Ducati Monster +, Triumph Tiger 900 Rally Pro, BMW S 1000 R, Triumph Trident, Ducati Multistrada V4 S e Yamaha Tracer 9 GT?

Quando all’indomani devi partecipare ad una impegnativa superprova in moto, a oltre 2500 metri d’altezza, dentro di te covi una sola speranza: una calda giornata di sole. Preghiera esaudita! Così, eliminata ogni traccia di imbottitura dall’abbigliamento tecnico, di buon mattino eccoci a scalare le tortuose pendenze austriache con temperature quasi da spiaggia. Il preludio perfetto a una giornata infuocata.
Oltre ai sette modelli usciti vincitori dalle eliminatorie, il gruppo ritrova la BMW R 1250 GS (trionfatrice alla scorsa edizione, e quindi in finale di diritto), che sin da subito non risparmia occhiatacce alle avversarie; più di qualcuna, in effetti, ha le carte in regola per soffiarle via lo scettro. Che sia la volta buona? Non è detto! Certe “scalate al vertice” non sono mai una passeggiata. Soprattutto quando a scandirne le tappe è un anfiteatro motociclistico, tecnico e probante, come la leggendaria strada del Grossglockner. Un percorso, anche quest’anno, ridotto nella lunghezza rispetto alle passate finali in cui vigeva la regola "un passo, un’eliminazione"; ma non per questo, meno impegnativo per i tester e le moto in gara.
Da qui in avanti, niente più misurazioni, dati strumentali, punteggi da calcolare. L’unico metro di giudizio ammesso è l’alzata di mano senza possibilità di appello. E alla fine… ne rimarrà soltanto una!

ALPEN MASTERS 2021: TEMPI NON ANCORA MATURI

Se vi avessimo chiesto di puntare sulla prima eliminata alla finale di quest’anno, probabilmente avreste vinto tutti. Quella di coinvolgere modelli a propulsione elettrica era un’esigenza non più procrastinabile; eppure, a fronte della sincera ammirazione per un mezzo capace di esprimere tanto, inedito, piacere motociclistico, certi limiti sono emersi tutti, e in maniera palese. La prima moto ad abbandonare la sfida, all’unanimità, è stata l’Energica Eva Ribelle RS. Accelerazione strappabraccia, ciclistica rocciosa, muscoli da “toro alfa”, l’italiana è riuscita a farsi amare persino per lo strano sibilo in accelerazione al posto del canonico rombo. Realisticamente parlando, però, lontano dai dati dichiarati in termini di autonomia (ottenuti in condizioni ideali), quando le tiri il collo su un bel percorso di montagna i chilometri a disposizione calano drasticamente. Troppo! I tempi di ricarica, inoltre, sono piuttosto lunghi, e fare il pieno alle batterie, soprattutto su certi valichi isolati, potrebbe non essere agevole. Tutte variabili, che purtroppo non rendono (ancora) credibile l’Energica come moto da passi alpini.

ALPEN MASTERS 2021: INGLESINA AL CAPOLINEA

Non è semplice la vita all’Alpen Masters per una naked d’accesso di fascia media - contendenti di altri segmenti hanno armi ben più consistenti da far valere in una competizione così - ma il fatto stesso di essere arrivata in finale, la dice lunga sulle qualità di un’esordiente, che ha saputo ritagliarsi da subito un ruolo da protagonista. La seconda eliminazione ha escluso la Triumph Trident 660. La nuda inglese non ha convinto pienamente in termini di abitabilità (in particolare per quanto riguarda il passeggero) e capacità di carico; tutte doti rilevanti per una perfetta regina delle Alpi. E sul piano della pura emozionalità di guida, naked più dotate, come la Ducati Monster + e la BMW S 1000 R, sono riuscite a esprimere decisamente di più. Di contro, la buona dotazione tecnica in relazione al prezzo e le virtù del tre cilindri (estremamente trattabile, ma anche capace di far divertire motociclisti più smaliziati) hanno permesso alla nuda di Hinckley di lasciare la competizione a testa alta.

ALPEN MASTERS 2021: ELIMINAZIONE DOPPIA 

Quando i tester sono in numero pari (otto, per l’esattezza) la possibilità di ex equo non è così remota. Alla terza eliminazione, con 4 voti ciascuna, sono state in due ad abbandonare la gara: la Ducati Monster + e la Triumph Tiger 900 Rally Pro. La bolognese, se dal punto di vista del motore ha ottenuto un consenso pressoché unanime - il Testastretta da 111 CV ha carattere da vendere -  ha diviso i tester sulla resa dell’avantreno: la forcella non regolabile, per alcuni, non è apparsa all’altezza del resto della componentistica, con qualche limite nella guida aggressiva. Peccato anche per la Tigre inglese, che nonostante in versione GT Pro vanti doti indiscusse da avventurosa all-terrain, rispetto alle altre crossover meno specialistiche ha pagato la maggiore inerzia tra le curve dovuta all’anteriore da 21’’ (che è una manna dal cielo in off-road; un po’ meno tra le indiavolate spirali d’asfalto del Grossglockner).

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