Triumph Tiger Sport 660 vs CFMOTO 650MT: la tigre e il dragone

Triumph Tiger Sport 660 vs CFMOTO 650MT: la tigre e il dragone

Eliminatorie Alpen Masters 20022: le crossover. Ci fai di tutto, ci vai ovunque. Due agguerrite all-rounder, dai capi opposti del mondo, si sfidano sulle Alpi a colpi di versatilità

Il bello delle moto intelligenti è questo: le usi tutti i giorni per andarci al lavoro, in palestra, al bar, dalla fidanzata… poi, nel week end, o anche solo quando hai voglia di cambiare aria, carichi quel che ti serve e via. Chilometri, pieghe, un gelato sotto la Tour Eiffel, una corsa in Baviera per uno stinco, una crossover stradale non dirà mai di no e difficilmente ti deluderà. Non tutte, però, hanno la stessa capacità di farsi amare anche per le spiccate qualità dinamiche.

GEOGRAFIA MOTOCICLISTICA

La tana delle tigri, a Hinckley, è il luogo dove nascono le all-rounder “feline” della Casa britannica, dove le Tiger prendono forma. Proprio come la “piccola” Sport 660, interpretazione tricilindrica della “tuttofare” secondo Triumph. Arriva, invece, dalla Terra del Dragone la sfidante CFMoto 650MT, una moto semplice ma concreta, che in barba ai preconcetti sulle cinesi (che poi, CFMoto è anche partner di primo piano di KTM), mette sul tavolo buona qualità costruttiva, una resa convincente e un listino a cui è difficile dire di no: si parte da 5.990 euro, con borse laterali, bull bar e skid plate compresi nel prezzo.

LE PROTAGONISTE DELLA SFIDA

Due modelli tutto sommato simili nelle intenzioni, ma diversi nella sostanza; un’evidenza resa ancora più lampante dai risultati di questo Alpen Masters: com’era facile prevedere, infatti, la vittoria (schiacciante!) è andata all’inglese, senza se e senza ma. Non tanto per particolari demeriti della CFMoto, quanto per le qualità intrinseche della Triumph, attualmente una delle regine - se non la regina assoluta - tra le crossover “d’accesso” di cilindrata intermedia.
Tecnicamente, la Tiger Sport si affida al tre cilindri 660 da 81 CV (81,9 quelli rilevati al banco). Una garanzia in termini di resa e piacere di guida, con una personalità operativa lunga quanto l'intera scala del  contagiri. La ciclistica segue la strada della concretezza, con componenti solide, ma semplici. Dove la Tiger fa la differenza, è sul versante della tecnologia di bordo, con una dotazione difficilmente riscontrabile all'interno del segmento: due modalità di guida (Road e Rain), traction control (disattivabile), ABS, acceleratore ride-by-wire, frizione servo assistita anti-saltellamento, immobiliser, strumentazione TFT a colori già predisposta per il sistema “My Triumph Connectivity” (optional). Il prezzo a Partire da 9.095 euro, rispecchia tanta ricchezza, mentre un peso in ordine di marcia di 206 kg è un altro dato da evidenziare. 
Passando alla CFMoto, il suo bicilindrico di 649 cm3 riesce a esprimere una potenza massima di 56,5 CV dichiarati. Siamo ovviamente ben lontani dai valori espressi dal tricilindrico Triumph, e alla 650MT non sono d’aiuto neanche i 235 kg col pieno di benzina rilevati. Il resto della componentistica è piuttosto basica ed essenziale, ma non mancano due mappe motore, il comando del gas ride by wire, e l’immancabile ABS.

IL DIVARIO SULLE PERFORMANCE 

Analizzando nel dettaglio i risultati del confronto all’interno delle diverse macroaree, come testimoniano i punteggi, certe differenze sono ancora più marcate. Il parziale nella categoria “Motore” è stato di 118 a 88 per la Triumph. Qui c’è poco da dire, versatilità a parte, l’inglesina è un mezzo centrato e performante. Inoltre, il suo tre cilindri, sempre tonico, sia in accelerazione che in ripresa, è ben supportato da una rapportatura “furba” del cambio (per altro ottimo), che agevola muscolosi colpi di fionda tutte le volte che si dà gas. Una media capace di ritmi elevati, con una credibilità da mezzo di categoria superiore. Viceversa, la CFMoto punta più sulla regolarità, che sulla vivacità propulsiva. Il bicilindrico che la equipaggia, sebbene - attenzione! - sia abbastanza pronto nella risposta, semplicemente non è coinvolgente come l’unità a bordo dell’avversaria. 

RESA TRA LE CURVE

Anche nella categoria “Comportamento su Strada” la Tigre di Hinckley ha preso margine, con la cinese che ha perso punti importanti, soprattutto nella valutazione della stabilità sulle curve veloci, della precisione di guida e della resa delle sospensioni a moto carica. D’altro canto, anche in questo caso la Tiger Sport 660 si è rivelata un’avversaria di livello, agile, solida e rigorosa, come difficilmente sono rigorose le moto della sua categoria. Persino sui curvoni affrontati a tutta birra.
Dove, invece, il divario tra le due crossover si è un assottigliato (pur premiando ancora una volta la britannica) è stato alla voce “Comfort”. Entrambe hanno il cupolino regolabile in altezza (manualmente), e selle comode sia per il pilota che per il passeggero. Entrambe, ognuna con la propria indole, vanno bene per macinare chilometri comodamente; sebbene la 650MT sia risultata meno pronta alle avventure “a pieno carico”. 

PUNTEGGIO FINALE

Al momento di tirare la riga e fare i conti, il risultato è un sonoro 364 a 283 a favore della Triumph. Ciononostante - e Alpen Masters a parte - la CFMoto rimane un’opzione interessante se si cerca un mezzo dal favorevole rapporto qualità/prezzo, con cui farsi le ossa, o per iniziare ad assaporare il piacere del viaggio. 

FUORI DAI DENTI

Sia durante la presentazione stampa in Algarve, che durante questo Alpen Masters, mi sono accanito davvero tanto sulla Tiger Sport 660, cercando di metterla in difficoltà, di guidarla come nessuno si sognerebbe di guidare una pacifica crossover. Eppure nulla! Ha sempre incassato tutto, restituendo sostanza, concretezza e divertimento di guida. Senza contare che è una moto facile, con cui vai forte senza sforzo. Persino nelle sessioni di gruppo con i modelli più indiavolati di questa comparativa
E allora, mi piace molto questa nuova “classe media” inglese che comprende anche la cugina Trident 660. Mezzi con cui iniziare, ma gratificanti anche a lungo termine quando l’esperienza cresce. E sono sempre più convinto che alle fine, le moto belle nell’uso quotidiano siano queste. Quelle che su strada le sfrutti tutte, fino in fondo. Di buona qualità, senza fronzoli  inutili, esasperazioni tecniche, extra-potenza, o specchietti per le allodole. 
Moto giuste! Come la ragazza della porta accanto. Quella di cui si innamorano sempre tutti alla fine del film. 

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