Ducati StreetFighter V2 vs Yamaha MT-09 SP: accidenti che sorpresa!

Ducati StreetFighter V2 vs Yamaha MT-09 SP: accidenti che sorpresa!

Eliminatorie Alpen Masters 2022: naked medie. Il pronostico di questa sfida? Probabilmente lo avreste sbagliato in tanti. Una sconfitta, quella della bolognese, che brucia soprattutto per il punteggio

È il segmento più attenzionato quando si inizia a cercare la prima moto seria, quella che nelle scorribande in cima al passo è capace di trasformare la semplice eccitazione, in adrenalina pura. Le naked medie (ma sarebbe più sensato dire: quelle sotto i 1000 cm3) in molti casi, ormai, non rappresentano più una fase di passaggio, ma un punto di arrivo. Mezzi definitivi. Modelli adatti anche a motociclisti esigenti, con esperienza alle spalle, capaci di sfruttare a pieno il loro potenziale. Un discorso valido in termini generali, ma ancor di più se si considerano le due protagoniste di questa sfida. 

FACCIAMO LE PRESENTAZIONI

La Ducati Streetfighter V2 punta forte su un design aggressivo e sensuale, amplificato dal fascino del blasone. A caratterizzarla, dal punto di vista tecnico, è sicuramente il bicilindrico a V di 90° da 955 cm3 e 153 CV di potenza massima (dichiarata); un pacchetto, egregiamente completato da componentistica premium ed elettronica raffinata di ultima generazione. Tutti elementi che fanno irrimediabilmente schizzare in alto il prezzo, fissato a quota 17.190 euro
Anche l’identikit tecnico della giapponese, meno appariscente sul fronte del look, parte dal motore: l’apprezzato tre cilindri crossplane da 889 cm3 e 119 CV (dichiarati) è un piccolo gioiello di ingegneria motociclistica; per il resto, si punta al concreto, con componenti solide e ben collaudate; così come l’elettronica, efficiente e completa di tutto. Raffinate sono invece le sospensioni. Da notare, che la Yamaha MT-09 SP fa segnare ben 10 kg in meno sulla bilancia rispetto alla bolognese: 190 in ordine di marcia. Addirittura quasi 20, se ci si distacca dal dato dichiarato e si guardano i rilevamenti effettuati durante la prova. Anche il prezzo è più leggero: 11.999 euro.

L'ALPEN MASTERS HA LE SUE LOGICHE

Questa, la situazione “a ruote ferme”. Ma come al solito, è poi la strada, al di là di schede tecniche e considerazioni estemporanee, a stabilire equilibri e pesi in campo. Solo il suo giudizio, infatti, può “confermare o ribaltare il risultato”, e i tracciati dell'Alpen Masters, in questo caso, sono stati particolarmente severi nei confronti della Ducati
Scopriamo perché, analizzando la scheda che sintetizza i giudizi di tutti i tester impegnati nel confronto - la trovate in coda - ricordando sempre le particolari logiche di questa comparativa, che punta a eleggere, non il modello migliore in assoluto, ma il più adatto alle giornate sui passi alpini.

Alpen Masters 2022: è sfida alla Multistrada V4

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L’Alpen rappresenta un’occasione unica, che risveglia ogni recondita cellula sensoriale, in cerca della più piccola differenza di guida. Rispetto alla grande sfida che è sempre stata, con il corposo numero di 20 moto in semifinale, i recenti anni di lockdown e le difficoltà per l’approvvigionamento delle moto, avevano spinto a semplificare le cose, riducendo a 10 il numero delle semifinaliste, sempre suddivise in 5 gruppi . Scopriamo in questo video le protagoniste in lizza per lo scettro della Ducati Multistrada V4, regina 2021

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LA SFIDA "PUNTO PER PUNTO"

La prima mazzata arriva sul fronte del motore. Ben 19 punti di distacco, che alla fine incideranno in maniera importante sul giudizio finale. A dire il vero, che l’ecosistema motore-trasmisisone della MT-09 sarebbe stato un osso duro da battere, lo si poteva facilmente immaginare. Qui di birra ce n’è tanta e tutto sembra studiato nei minimi particolari per enfatizzare, sia i colpi di fionda in uscita di curva, che la rabbia in accelerazione. Soprattutto ora che sull’ultima versione i tecnici giapponesi hanno sistemato il fastidioso effetto on-off nel riding mode più aggressivo (modalità 1).  Inoltre, la coppia massima, che tocca i 93 Nm, ora arriva a 7.000 giri, 1.400 in meno rispetto alla precedente versione del tre cilindri.
Il due cilindri della Streetfighter, invece, ha tradito un po’ le aspettative. Tra l'altro, assolutamente legittime dopo aver letto i numeri della scheda tecnica: la spinta c’è, ma non selvaggia come i dati dichiarati lascerebbero intendere… soprattutto nella prima parte del contagiri. Così, su strada, il motore si rivela docile, quasi mansueto, in particolare nel Riding Mode "Road". Almeno fino ai 5000-6.000 giri, dove finalmente la forza bruta inizia a farsi sentire. Tutto regolare: questo Superquadro è un bicilindrico nato per le gare, quindi si esprime al meglio nella zona alta del contagiri; possibilmente in pista. Un carattere ben diverso dagli esplosivi pomponi “tutto e subito”, che nel misto ci hanno sempre fatto godere di brutto.

GLI ALTRI FATTORI

Altre voci critiche, nel giudizio sulla Ducati, sono state il setting delle sospensioni e la precisione di guida. Qui, ovviamente, hanno influito anche i feedback restituiti nella guida con passeggero e a pieno carico, a cui la bolognese - vista l’impostazione generale da sportiva fatta e finita - è un po’ allergica per ovvi motivi. A differenza della Yamaha: la MT-09 SP, nonostante un avantreno un po’ "da capire", che sulle prime può non restituire un feeling immediato, terminata la fase di apprendistato rivela un’indole chirurgica nell’incidere traiettorie, e non risente troppo dei pesi a bordo.
Sostanzialmente simili, per i due modelli, sono stati i valori raggiunti in termini di comfort, mentre sul fronte dell’utilizzo pratico, la Yamaha ha rosicchiato ancora qualcosina per la presenza di piccoli accorgimenti come gli utensili in dotazione, i ganci per fissare il bagaglio e il pratico comando remoto per la regolazione del precarico del mono.
Alla fine, la sfida si conclude con un sonoro 357 a 314 per la Yamaha. Troppo ingeneroso nei confronti della Streetfighter? Certo, se l'estetica fosse stata una delle voci in gara, le cose sarebbero potute andare diversamente.

FUORI DAI DENTI

Forse l’Alpen Masters è stato troppo duro con la naked Ducati. Perché la Street V2, nelle situazioni giuste, spacca! E di sicuro, la Yamaha le sta dietro anni luce in termini di design: la bolognese è davvero troppo sexy! Mentre il frontale dell’altra è un po’ come quando esageri col Cren Rafano, e il suo sapore pungente mette alla prova le ghiandole lacrimali.
Premesso ciò, la MT-09 è semplicemente fantastica. La posizione di guida rimane molto tipica, col manubrio largo, alto e vicino al busto del pilota. Una postura singolare che si riflette dritta nel modo in cui la devi guidare: sfruttando la leva offerta dal manubrio, quasi in stile motard. Un approccio che, una volta metabolizzato, ti fa saettare tra le curve con la sola forza del pensiero, spinto dalle sciabolate del CP3. Che motore!
Insomma, la MT-09 non ti farà venire voglia di startene fermo sul divano a contemplarla; ma di sicuro te ne fa venire, e tanta, di guidarla. Non servono forse a questo le moto? E poi io lo adoro, il Cren Rafano.

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