Misto veloce. Misto stretto. Guidare sulle strade tormentate è sempre uno spasso. E poi c'è il toboga, una successione di curve infinita, serrata, senza rettilinei a spezzare il ritmo. Una danza ipnotica che dà le vertigini, ti tira dentro, non ti molla
Adoro i toboga. Ancora di più quelli infernali, come l'assurda spirale d'asfalto che nella parte nord di Tenerife salta dal Parco rurale di Anaga fino al mare. La carreggiata è strettissima, l'asfalto ottimo, il traffico di turisti non manca. Su una strada così, tutto ciò che desideri è una moto guizzante, dagli ingombri ridotti; una sciabola con cui affettare curve come Sandokan nella giungla a caccia di nemici.

CHE GUSTO!

La prima cosa che penso è che per portarci in un posto del genere in Yamaha devono essere sicuri del fatto loro. Partono le danze. Sulla Tracer 700 apprezzo subito il manubrio: una leva micidiale, che mi lascia timonare di braccia senza troppi convenevoli; nei tornantini strettissimi, a gomito, o nei passaggi radenti le rocce sporgenti, busto dritto, la butto giù quasi come fosse un motard. Poi la forcella, che non sarà di tipo premium, ma fa davvero bene il suo lavoro: sostiene pinzate assassine e spostamenti di carico anche su pendenze accentuate, senza mai andare in crisi. Fino a valle, dove il raggio delle curve aumenta e il divertimento prosegue. Ecco, divertente. Non so se l'avevo già scritto, ma questa Tracer è proprio così, dannatamente divertente.

ANTIPASTO

Quello sopra è solo un  piccolo assaggio, sensazioni in presa diretta, del test approfondito della nuova Yamaha Tracer 700 2020 che trovate sull’ultimo numero di In Moto in edicola. Una crossover versatile e pepata, capace di donare nuovo lustro, attraverso le sue rinnovate qualità, al segmento delle sport-tourer di cilindrata intermedia.

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