Ai saloni autunnali del 1997, Yamaha presentò al mondo la YZF-R1 e molte cose, nel mondo delle sportive ad alte prestazioni, cambiarono. La creazione dell'ing. Miwa era quanto di più aggressivo il mercato avesse mai visto fino a quel momento: moto compattissima, carenatura dalle linee tese ed aggressive, e tante soluzioni inedite con dati tecnici dichiarati da bava alla bocca: 177 Kg (196 in ordine di marcia), 150 CV, 1395 mm di interasse. Erano  i numeri della prima R1. I numeri di quello che, ben presto, divenne il metro di paragone di tutte le moto sportive in quel periodo.

Man mano che i primi esemplari venivano consegnati ai clienti, crescevano le voci, i miti, su questa moto: difficile da controllare, pronta a impennare e scodare, moto non per tutti. Ed in parte era proprio così.

Molti furono i casi di appassionati che la rivendettero dopo appena una settimana dall’acquisto (leggende narrano di frettolose riconsegne il giorno stesso). Protagonista il motore esuberante in termini di coppia fin dai regimi più bassi, di un peso inferiore alla media e di un interasse da record, inferiore a molte 600 dell'epoca. L’interasse ridotto, e sospensioni non troppo sostenute, rendevano però la R1 nervosa come poche. Ma, forse, il bello era proprio questo.

Su InMoto del gennaio 1998 ne parlavamo così dopo il test in pista:

"La inforchi, prima seconda ed è amore al primo contatto. Non si fa in tempo ad uscire dalla corsia dei box o percorrere il primo chilometro su strada che il feeling è già ai massimi livelli. Tanta grazia di Dio si mette subito a piena disposizione con una disarmante facilità. E così agile reattiva, gestibile, che bisogna spalancare subito il gas per credere finalmente di essere alla guida di una 1000 con oltre 138 CV di potenza alla ruota.

Allora si che la belva si rivela in tutto il suo potenziale. Schizza in avanti con le movenze felpate ma velocissime di un ghepardo: prima si appoggia sulla capace carcassa del pneumatico posteriore, poi la schiaccia con maggior vigore, innalza la ruota anteriore (in seconda o terza viene su in un attimo), veleggia sulla traiettoria sfiorando appena l’asfalto (ma senza permettersi scarti indesiderati) e, mentre le ginocchia si stringono sul serbatoio e le piante dei piedi spingono con tutta la forza possibile sulle pedane, recupera un appoggio stabile al suolo appena in tempo per affrontare la curva.

YAMAHA R1 98: RAPIDA COME UNA 600

Qui, sotto l'effetto di una frenata potente, l'avantreno, che fino a un attimo prima sfiorava l'asfalto vi si ancora con una solidità di cui non l'avreste mai creduto capace, e senza che sugli avambracci si trasferisca un carico esagerato, è pronto a mordere la traiettoria, a conquistare la corda con una rapidità di cui molte 600 non sono capaci.

Vola, la R1, al minimo accenno di inserimento; segue fedelmente la pressione sul manubrio interno, ma, come le migliori purosangue da competizione, preferisce di gran lunga essere guidata con le pedane. È sull'effetto della pressione che si esercita con i piedi che bisogna sincronizzare i movimenti del corpo all’approssimarsi della curva. In questo modo ci si prepara al meglio alla delicata fase di uscita, quando al minimo accenno di rotazione del polso destro la ruota motrice comincia a macinare l'asfalto con una incredibile dolcezza proietta la R1 verso l'esterno della curva.

YAMAHA R1 98: MOTO FANTASTICA!

Arriva in un attimo, il cordolo esterno, in quel momento non si deve stressare il manubrio aggrappandovisi. Bisogna quasi mollarlo, mantenerlo solo il linea con pollice e indice delle due mani e lasciare planare l'avantreno per centinaia di metri mentre si snocciolano le marce in una brutale accelerazione che lascia al palo qualsiasi cosa abbia la sventura di frapporsi fra la R1 e la curva successiva.

Se le si usa questa delicatezza la R1 non risponderà mai con una sbacchettata violenta, in accelerazione, anche con i rapporti corti. Al contrario, elargirà solo una piacevole sensazione di leggerezza che induce a centellinare con pazienza di un alchimista la rotazione del gas, per scoprire ogni volta quale può essere il vero limite, della sensibilità del pilota prima che della moto. Fantastica!

YAMAHA R1 98: SENSAZIONI FORTI

E sul ritmo che si gioca fra moto e pilota una partita nuova. Si può entrare dannatamente forte in curva, con quell'avantreno così solido in appoggio che infonde sicurezza piene mani e quelle pieghe esagerate che sembrano non finire mai, ma la risposta del motore all'apertura del gas e immediata e decisa, quindi bisogna programmarsi per tempo con mosse sicure e rapide. Le indecisioni, i "vorrei ma non posso", si pagano con lievi pendolamenti che inevitabilmente rompono l'incanto e costringono a ricominciare tutto da capo, anche per via di un assetto delle sospensioni che non è troppo rigido per lasciare al pilota la migliore sensibilità. Ci sono piaciute le sospensioni proprio per questa loro saper essere concrete, tenaci e reattive alle regolazioni quando serve, ma anche non troppo rigide per la marcia in souplesse. Nei curvoni veloci, da quarta quinta, con ginocchio a terra la R1 mantiene come se niente fosse la precisione la facilità di inserimento di cui sopra. In accelerazione è molto stabile fino a quando non interviene qualche irregolarità dell'asfalto a smuovere l'avantreno".

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