Paolo Sesti è se ne è andato dopo una lunga malattia, nella notte, a 74 anni. Nato nel 1947, è stato per venti anni il Presidente della Federazione Motociclistica Italiana, a cavallo tra gli anni ’90 e 2000. Ex pilota di Regolarità con diverse partecipazioni al Trofeo FMI, ha iniziato la sua carriera nel Moto Club Bergamo nel 1963, per diventare nel 1985 Consigliere Federale FMI, poi nominato presidente nel 1996; dal 2007 al 2010 è stato Vice Presidente della Federazione Internazionale di Motociclismo (FIM). Lo ricordano l’attuale Presidente FMI Giovanni Copioli e Alberto Rinaldelli, Segretario Generale FMI.

Una goccia nel mare

Copioli: “Con Paolo Sesti ho sempre avuto un rapporto personale sincero e diretto. Come in realtà era lui; sempre attivo e entusiasta nel portare avanti i progetti nei quali credeva e per i quali si entusiasmava. Nel 2004 quando sono stato eletto per la prima volta come Consigliere Federale, non conoscevo molto bene Sesti, ma mi accolse in modo caloroso ed amichevole mettendomi subito a mio agio. Quando, nel 2008, mi incaricò di costituire la Commissione Sviluppo Attività Sportive mi fece partecipe di quanto tenesse a quel progetto. “È una goccia nel mare – diceva- ma i grandi progetti si realizzano a piccoli passi. In effetti la Commissione si occupò fin da subito di promozione e, in particolare. era diretta ai giovanissimi. Insieme ci togliemmo delle belle soddisfazioni e dalle prime migliaia di bambini che avvicinammo al nostro mondo, arrivammo a 10.000 giovanissimi all’anno che riuscimmo a mettere in sella alle minimoto durante i nostri appuntamenti.

Con Sesti si arrivava presto al punto; se dovevamo discutere, non ci tiravamo indietro, ma bastava una cena nella trattoria “dai vecchietti” vicino alla Federazione per tornare a parlare di attività, iniziative, nuovi progetti e anche a scherzare insieme. Personalmente apprezzavo molto quei momenti nei quali Sesti raccontava le sue esperienze vissute: da vero bergamasco era legato all’Enduro e alla Valli e poter attingere alla sua memoria storica era un vero piacere. Conosceva molto bene anche la Federazione ed anche in questo caso, guardava sempre avanti, a nuove possibilità e progetti per migliorare. Lo avevo naturalmente invitato alla Sei Giorni di Rivanazzano come ospite d’onore a Casa Italia.

Già malato ma riservato come sempre, mi aveva risposto con questo messaggio che oggi mi commuove: ”Ti ringrazio! Purtroppo non mi è possibile: sarò rappresentato dal mio coetaneo vecio Gritti (scherzo). Spero in un grande risultato”. La sua scomparsa è avvenuta subito dopo la nostra storica vittoria alla Sei Giorni, altra manifestazione che amava in modo particolare. Idealmente dedico a lui questa doppia vittoria dei nostri azzurri. Due prestigiosi Trofei che si aggiungono ai tanti vinti nei suoi venti anni di Presidenza. Era il nostro Presidente Onorario, carica che gli è stata giustamente assegnata nel 2016, lo stesso giorno della mia prima elezione come suo successore alla guida della Federazione Motociclistica Italiana. Un passaggio di testimone che ancora oggi sento con profondo onore e responsabilità. Lo ricorderò sempre con grande affetto”.

Un duro che sapeva ascoltare

Molto sentito il messaggio di Rinaldelli: “La notizia della scomparsa del presidente Sesti mi ha colto di sorpresa. Allo stesso modo mi sento impreparato a raccontare un singolo fatto per ricordarlo, come mi è stato chiesto dal Direttore Gori. Ho trascorso con Paolo Sesti 13 anni di gestione federale, ognuno nei suoi rispettivi ruoli, e tantissime sono state le emergenze, le iniziative, i progetti, gli eventi che abbiamo affrontato. In questo momento tutti si accavallano nella mente generando tanta confusione e difficoltà nel selezionarne uno.

Purtroppo, contrariamente a quello che si crede, gestire una Federazione, e soprattutto questa Federazione, non è sempre divertente. Tanti sono stati gli eventi tristi e tanti quelli difficili, ma veramente difficili, da superare. Mi viene in mente adesso l’inizio del mio incarico, dove da novello segretario generale, mi trovai a dover riprogettare i ruoli del personale e dei loro rapporti di lavoro negli uffici della segreteria generale dove, per un accavallarsi di eventi pregressi, si era creata una confusione notevole dei ruoli negli uffici e un rischio sull’operatività e l’efficienza della Federazione. Mi ricordo che tutti mi dicevano che con Sesti non sarei mai riuscito a sistemare la situazione, perché lui aveva una visione della federazione da imprenditore privato. Ebbene, scrissi un programma, gli indicai i rischi ed i benefici, gli indicai i costi a medio e lungo termine e lui mi diede carta bianca. Da lì nacque, era il 2004, il telaio della struttura operativa della Segreteria Generale, che oggi conta 75 dipendenti, ed ha, da allora, quasi triplicato la capacità di produzione.

Il Presidente Sesti non era una persona facile, era duro prima con se stesso e poi anche con gli altri. Pretendeva molto da sé ed altrettanto dagli altri. Ma aveva un pregio, se approcciato con pazienza, sapeva ascoltare ed anche delegare. Mi ricorderò sempre una conversazione con il compianto Alberto Morresi, allora vicepresidente della Federazione, e dirigente storico della FMI, che mi diede questo consiglio: “Alberto, io quando devo affrontare con lui un discorso difficile, prima vedo di che umore è… se non è dell’umore giusto rimando la questione ad un altro giorno”. Ed io ne feci tesoro per 12 anni. Adesso i ricordi arrivano e sono tanti: del resto la FMI in questo anno ha compiuto 110 anni di storia, 20 dei quali sotto la sua guida. Ma non è questo il momento per raccontare. Questo è il momento di mandare un affettuoso abbraccio alla sua famiglia. Buon viaggio Presidente Sesti”.

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