Dopo Giancarlo Morbidelli, a pochi giorni di distanza, se ne va un altro pezzo di storia del motociclismo: si è spento ieri (19 febbraio,ndr) Francesco Villa, il primo dei fratelli che fondarono la gloriosa Moto Villa. Classe 1933, modenese, era l’ultimo dei fratelli Villa ancora in vita.  

Da qualche ora Francesco ha raggiunto i suoi fratelli Walter, Alfonso e Romano”, è l’annuncio che compare sul profilo social di Moto Villa. Francesco Villa ha trascorso i suoi ultimi giorni in ospedale, cercando di combattere la sua gara più difficile, ma questa volta per lui è stata l’ultima bandiera a scacchi.

Nel 2014 realizzammo una intervista pubblicata sulle pagine di In Moto. Eccone uno stralcio che aiuta a descrivere meglio lo spirito di un uomo che ad 82 anni (al periodo) non smetteva mai di costruire moto e soprattutto di… sognare.

(Tratto da una intervista di Federico Garbin)

Signor Villa, ci racconti di lei. Cominciamo da quello che sta facendo oggi...

“Sto costruendo una moto da cross, una 125 a due tempi, e non solo: è in cantiere anche la versione di 340 cc. Sì, perchè io nel 2002 ho venduto tutto e qui non c’era rimasto quasi niente: avevamo torni e frese, un’attrezzatura abbastanza importante e moderna che è stata venduta ai malesi. Si erano impegnati ad acquistare tutto a patto che andassi qualche anno là con loro, ad insegnare quello che sapevo. Mi sono detto: perché no, Poi quando tornerò a casa avrò già più di settant’anni... andrò in pensione e fine”.

- E invece?

“Invece non è stato così: quando sono tornato a Modena mi ha telefonato uno di Padova e mi ha detto “Signor Villa, son due anni che la cerco: ho una sua moto e la vorrei mettere a posto”... E visto che mi sembrava così entusiasta gli ho detto di venirmi a trovare, e mi ha lasciato qui la moto. Così sono andato a comprare un trapano vecchio, un tornio, una fresa... E mi sono rimesso al lavoro. E ora sono già quattro anni che vinciamo i campionati d’epoca con Ulivi e Gallingani”.

- Non si può dire che non sia innamorato del suo lavoro…

“Io ho avuto la fortuna di fare un lavoro che mi piace e non mi affatica farlo. Solo che il problema che ho avuto (un grave problema cardiologico, n.d.r.) mi ha creato qualche fastidio. Ho i muscoli delle gambe che sembrano di pietra. Ma per il resto mi sento abbastanza bene e continuo a fare ciò che mi piace”.

- E di stare fermo non se ne parla, vero?

“Si sa come sono i motori... quando uno c’entra dentro poi è dura uscirne…”

- Eh già... Ora sta sviluppando una nuova moto: una 125 da cross che riporterà in vita il marchio Villa. Come mai ha deciso di ributtarsi in un'impresa ardua come questa? Con i tempi che corrono poi...

“Se uno vuole fare solo qualche moto c’è ancora un mercato, specialmente nel fuoristrada. Le moto da cross fanno parte della nostra storia: quando mio fratello (il compianto Walter, 4 volte campione del mondo, n.d.r.) andò all’Aermacchi, la Villa si è messa a fare moto da cross. E abbiamo vinto anche”.

- Non è però chiaro perchè ad un certo punto la Villa si è buttata a capofitto nelle moto da fuoristrada. Sia lei che suo fratello eravate piloti da asfalto…

“Per una questione di esigenze. Io sono stato alla Ducati, alla Mondial e poi alla Montesa. Ad un certo punto ho sentito la necessità di fare qualcosa di mio. Allora cominciai a costruire il 125 da velocità, e ne vendevamo abbastanza: 10-15 all’anno. Tanto da riuscire a viverci, per dire. Non è però durato molto: dopo qualche anno la Yamaha ha fatto il 125 da velocità per i piloti privati e delle nostre moto non ne abbiamo più venduta una... La Yamaha era più bella, andava meglio e costava meno della metà... Mio fratello ha poi avuto l’offerta dalla Aermacchi e non se la lasciò scappare... Stavamo finendo di costruire un capannone così tutto quello che c’era a Modena (prima sede dell’Azienda, n.d.r.) l’ho lasciato a mio fratello, che si arrangiasse e facesse quel cavolo che voleva: a me la velocità non interessava più. Sono venuto qui e ho cominciato con le moto da cross”.

- E se potesse tornare indietro?

“Rifarei la stessa strada, tutto”.

- Non trova che sia bellissimo vedere di nuovo scritto “Moto Villa” sui carter di una moto progettata e costruita da lei?

“Sono sempre stato uno che non si esalta facilmente. C’è gente che allestisce, stampa e via... ha fatto la moto. Io dico “andiamo con calma e poi vediamo”. Sarà così anche con il 125: se saremo competitivi andremo fuori, se no, pace. Io finora ne ho fatti tre... Ho già delle gente che vorrebbe prenotarlo. “Andiamo con calma” dico io, le mie moto devono innanzitutto funzionare, non voglio che finiscano dimenticate in qualche salotto”.

Forza incredibile

La forza di quest’uomo è incredibile. Saltella qua e là ci mostra le moto, i disegni, scatole su scatole di materiale. Mi guardo intorno: moto, motori e telai ovunque. Scatole piene di ricambi, disegni, prototipi e stampi. Per chi ama il metallo, magari ancora più dei motori, questo luogo potrebbe essere qualcosa di molto simile al Paradiso. Ma... Qualcosa manca. Non ho nemmeno bisogno di porre la domanda, Francesco Villa me la legge negli occhi. Riesco a dire solo “beh però”...

 “Qui ci sarebbe da lavorare. Ci vorrebbe un ragazzino giovane, che abbia voglia di imparare. Ma non vengono. Non vengono perché... prima di tutto perché si sporcano. Questo è un mestiere che dà preoccupazioni, molte, e anche qualche momento di tristezza. Ma quando ti dà una soddisfazione... beh, è una soddisfazione di quelle vere”.

- Qual è una soddisfazione? Veder nascere la moto? Provarla la prima volta? O correre?

"Quando la moto che hai costruito vince, questa è la più grande soddisfazione".

- Mi dica la verità, Villa: lei qui si diverte, o no?

“Sicurissimo. Io tutte le mattine prima di venire qui vado a fare colazione al bar. Guardo la Gazzetta e mi fa incazzare. Io sono un estimatore di Pedrosa e noto che anche se vince gli danno un voto sempre più basso di tutti gli altri... Ma è mai possibile? Poi vengo qui nel mio buco dove mi rilasso, mi diverto, e lavoro”.

 - L’ha detto lei: bisognerebbe nascere tre volte...

(Ride) “Sì, sì: due sono poche”.

 - Lei si sente più corridore, costruttore o inventore?

"Nonostante abbia vinto quattro Campionati Italiani senior, due 24 ore di Barcellona, un secondo a posto a Daytona nel 1960, mi sento un costruttore".

- E qual è la moto che ha amato di più?

"La 250 bicilindrica. Era proprio una bella moto. Quando abbandonammo la velocità e Walter andò all’Aermacchi, mi portò indietro tutta la roba che avevo lasciato a Modena. E io ho venduto tutto e, ahimè, ho fatto una super cazzata".

- E le moto: meglio oggi o allora?

“A quelle di oggi manca solo la parola: sono delle meraviglie. Se pensi che nella MotoGP fanno il giro di ricognizione, si fermano sulla griglia a mettersi a posto le palle con il motore al minimo che fa “plop-plop-plop”. C’è una bella differenza con una volta! All’epoca bisognava mettersi lì con il motore che urlava”.

- Vede, qualcosa è migliorato! Ieri lo sappiamo, oggi lo abbiamo scoperto, ma domani cosa farà Francesco Villa?

"Ma cosa vuoi, alla mia età... Non ho più carica!".

- Se non avesse carica non verrebbe tutte le mattine qui a lavorare. E non si metterebbe a fare ciò che sta facendo...

"Beh sì. Ma sai qual è la mia tristezza? Non essere riuscito a tirarmi su un ragazzo. Io vorrei trovare una persona di metà età che voglia andare avanti. Sai io quasi ottantadue anni. Non posso fare programmi a lungo termine. Ecco vorrei che tutto questo non finisse con me. Io non mi sono mai fermato e non voglio farlo".

- Villa, è ora di mangiare. Andiamo a masticare qualcosa, va...

"La prossima volta che mi vieni a trovare ti preparo gli spaghetti al tonno. Sono la mia specialità".

- E' sicuro che sia proprio quella la sua specialità?

(Ride.)