Quali sono i marchi moto più venduti nel mondo? Ecco la classifica

Michele Lallai
Pubblicato il 20 marzo 2026, 14:44
Il 2025 si è chiuso con un dato che fotografa con chiarezza lo stato attuale dell’industria motociclistica globale: 65,2 milioni di veicoli venduti in tutto il mondo, pari a una crescita del 4,7% e al terzo record consecutivo dopo il periodo pandemico. Un mercato in espansione ma sempre più polarizzato geograficamente e dominato da pochi grandi gruppi capaci di superare la soglia del milione di unità annue, con l'Europa che a confronto è relegata a piccolo e trascurabile mercato in termini di volumi. Ma andiamo nel dettaglio.
Il baricentro del mercato è chiaramente spostato verso Asia, Sud America e mercati emergenti, dove la motocicletta resta prima di tutto uno strumento di mobilità accessibile e solo dopo un prodotto per appassionati. Al vertice delle vendite globali si consolida il dominio dei grandi player asiatici, e sorprende la presenza di ben 10 costruttori sopra il milione di unità vendute nel 2025, un numero che evidenzia quanto la concentrazione del mercato sia orientata verso pochi gruppi legati alla mobilità urbana e all’elettrico leggero.
La top 10 dei marchi moto più venduti
Al vertice si consolida il dominio giapponese di Honda, che con circa 20,2 milioni di veicoli venduti mantiene un vantaggio enorme su tutti i concorrenti, pari a una quota difficilmente replicabile da qualsiasi altro gruppo industriale. Alle sue spalle si colloca l'indiana Hero MotoCorp con 5,9 milioni di unità, forte di una presenza capillare nel mercato locale che oggi rappresenta il più grande al mondo per volumi. Yamaha occupa la terza posizione con circa 4,8 milioni di unità, seguita da TVS Motor a quota 4,3 milioni, a conferma del dualismo Giappone/India nella spartizione dei numeri che contano davvero.
In quinta posizione emerge la cinese Yadea, primo grande player elettrico con 4,3 milioni di unità e una crescita del 13,3%, dato che evidenzia la progressiva affermazione della mobilità elettrica leggera nelle grandi aree urbane asiatiche. Ancora India con Bajaj, segue al sesto posto con 3,25 milioni di veicoli, sostenuta da una forte vocazione all’export (non ancora in Europa) e da partnership industriali consolidate.
Settima Suzuki, si attesta intorno ai 2 milioni di unità, mantenendo una presenza trasversale su più mercati. All'ottavo posto un nome che tantissimi non hanno mai nemmeno sentito, Italika, con 1,3 milioni. Si tratta di un'azienda sudamericana fondata nel 2005, e rappresenta il caso più evidente della crescita dell’America Latina nello scacchiere del mondo due ruote globale. Royal Enfield raggiunge 1,2 milioni e il nono posto, confermando il successo della formula "globetrotter". Chiude la top ten la cinese Niu Technologies con 1,1 milioni di unità, ulteriore testimonianza del peso crescente dell’elettrico urbano soprattutto oltre la muraglia.
E i marchi europei?
Se si restringe l’analisi all’Europa, il quadro cambia radicalmente. Nel 2025 il mercato ha mostrato una contrazione significativa e nei cinque principali Paesi (Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito) si sono registrate appena 1.002.848 immatricolazioni, in calo del 12,9% rispetto al 2024. In questo scenario, i marchi europei mantengono un posizionamento forte ma circoscritto ai segmenti premium, quindi legato all'immagine molto più che ai numeri. BMW Motorrad è il riferimento, con oltre 202.000 moto vendute a livello globale e il 32° posto nella classifica mondiale, seguito da KTM, Triumph, Gruppo Piaggio e Ducati.
Insomma, da una parte ci sono milioni di unità vendute per esigenze di mobilità primaria, dall’altra numeri molto più contenuti ma ad alto valore aggiunto che creano ispirazione e fanno sognare chi compra e produce moto supereconomiche. Il risultato è un’industria a due velocità che corre tantissimo nei paesi dove conta prezzo e semplicità come India, Cina e Sud-Est asiatico. Molto più lenta invece nei mercati maturi, dove il motociclo è sempre più un bene ricreativo e dedicato all'appassionato, con volumi ridotti ma margini più elevati.
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