L’elettrico rallenta davvero: il 2025 segna un crollo che l’Italia non può più ignorare
Michele Lallai
Pubblicato il 8 gennaio 2026, 09:52 (Aggiornato il 9 gen 2026 alle 11:08)
I dati di vendita dell'elettrico a due ruote nel 2025 dimostrano che le narrazioni ottimistiche non bastano più, e il mercato chiede di essere guardato per quello che è, non per quello che si sperava diventasse. I numeri parlano in modo chiaro: il totale delle immatricolazioni elettriche tra ciclomotori, scooter e moto scende a 8.561 unità contro le 10.170 del 2024, segnando un calo del 15,82 per cento dopo il simile crollo dello scorso anno che ha registrato -16% rispetto al 2023.
Non è una semplice flessione fisiologica, ma una frenata vera, che arriva dopo anni in cui si dava per scontato che la crescita sarebbe stata continua e quasi automatica ma che ha portato a oltre il 30% di vendite in meno rispetto al 2023, nonostante la tecnologia sia in fase di crescita.
Perchè la crisi dell'elettrico non finisce più?
Il punto non è solo che si vendono meno veicoli elettrici, ma che questa riduzione avviene in un contesto in cui la mobilità elettrica avrebbe dovuto ormai essere entrata nella normalità. Per qualche anno abbiamo intuito che i mezzi urbani a batteria dovevano essere l’alternativa consolidata e la risposta matura ai limiti ambientali ed energetici del trasporto tradizionale. Invece resta, per una larga parte degli italiani e degli europei (le vendite sono in calo in tutto il continente), qualcosa di non completamente assimilato e ancora percepito come sperimentale anche quando non lo è più.
Solo in pochi mesi il totale cresce rispetto all’anno precedente, mentre la maggioranza dell’anno è segnata da segni meno, e alcuni sono molto pesanti. Marzo perde oltre il 45% rispetto al 2024, giugno scende di più del 30 così come novembre, e anche dicembre chiude in netto calo.
Cultura, politica e un potenziale che non esplode
Questo significa che qualcosa non sta funzionando nel modo in cui l’elettrico è stato proposto, raccontato e integrato nel sistema della mobilità italiana. Gli incentivi sempre "elemosinati" dallo stato non bastano a cambiare le regole della domanda e l’argomento ecologico non è sufficiente a convincere chi deve spendere cifre importanti per un mezzo che, nella percezione diffusa, offre ancora compromessi rilevanti in termini di autonomia, tempi di ricarica, valore residuo, affidabilità e versatilità d’uso.
E dopo diversi anni di calo, possiamo ammettere che non siamo di fronte a un rifiuto ideologico dell’elettrico, ma a una mancata integrazione che parte da una questione politica complessa in tutto il mondo automotive. Gli italiani non lo rifiutano in maniera categorica perchè la maggior parte delle persone vede il potenziale futuro, ma lo osservano, lo valutano e lo rimandano... a quando, davvero, non si sa.
Il rischio è che l’elettrico resti intrappolato in una terra di mezzo difficile da inserire in un mercato di grandi numeri, a metà fra la tecnologia non più così nuova e affascinante e il prodotto di nicchia fatto per invasati tech. Come si muoveranno ora le Case? Chi sarà così coraggioso da provare a realizzare qualcosa di rivoluzionario per ridare slancio all'elettrico?
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