Stanno facendo discutere le dichiarazioni di due numeri uno del settore automotive, due uomini che rappresentano con la loro carica due aziende di peso e che si sono "lasciati andare" a dichiarazioni poco affettuose nei confronti dell'elettrico. Il primo a parlare e a destare scalpore è stato Akio Toyoda, Presidente del Gruppo Toyota. In conferenza stampa il nipote del fondatore Kiichiro Toyoda ha voluto lanciare un monito al governo giapponese, e non solo, evidenziando i pericoli di una corsa troppo rapida all'elettrico. Toyoda sottolinea come la produzione e l'uso di auto elettriche non sia a impatto zero - cosa che per inciso ci sembra sia già piuttosto chiara a tutti e che neppure i più integralisti stiano sostenendo - ma soprattutto come potrebbe avere pesanti conseguenze per l'industria automobilistica.

Le vetture elettriche - dice - "godono di eccessivo clamore, non giustificato né a livello ambientale né a livello economico". Punta il dito contro la produzione di batterie, certo, ma anche quella dell'energia elettrica ancora dipendente dalle fonti fossili e non rinnovabili, una problematica rilevante e nota. Ma lamenta anche delle conseguenze industriali, produttive, economiche per aziende come la sua. Le sue parole, naturalmente, sono state ampiamente rilanciate da tutti i media in tutto il mondo e non possono che essere pesate e considerate.  

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Si allarga il fronte

Curiosamente a distanza di pochi giorni proprio Toyota ha presentato la C+Pod, una micro-car a propulsione elettrica dalle linee razionali ma non altrettanto conturbanti e dalle prestazioni a dir poco modeste. Nelle stesse ore le agenzie battevano un'altra notizia a soffiare in poppa alle vele dei no-elettroni: Franz Fehrenbach, Presidente del consiglio di sorveglianza di Bosch che per inciso è il più grande fornitore di tecnologia per il settore automotive al mondo, ha esternato perplessità simili a quelle di Toyoda sottolineando come in UE ci sia un entusiasmo ingiustificato per le auto elettriche.

Toyoda e Fehrenbach hanno ragione?

Chiaramente in ciò che sostengono i due capi d'azienda c'è del vero. In primo luogo tutti i governi hanno deciso di spingere sull'elettrificazione facendo così pressione sui costruttori. In secondo luogo questa trasformazione non è priva di criticità che riguardano come sappiamo la produzione delle batterie, la loro dismissione e la produzione di energia elettrica. Le dichiarazioni, però, vanno anche contestualizzate perché, come sempre, non si tratta di semplici o casuali esternazioni ma di calcolata comunicazione che, purtroppo, ha l'effetto come sempre di dividere l'opinione pubblica in due tifoserie da stadio come ormai sta avvenendo su tutto e ancor di più sulla "questione elettrica". O sei a favore o sei contro. Ecco che Toyoda diventa un paladino di chi non ne vuole sapere di elettrico e viceversa additato come retrogrado dal partito opposto.

(Ovvi) interessi in ballo

In realtà Toyoda e Fehrenbach stanno facendo il proprio lavoro e con le loro dichiarazioni ci invitano a non avere fretta di passare all'elettrico. Cercano di smorzare l'entusiasmo. Per quale motivo? Semplice: perché devono ancora vendere dell'altro. Bosch è leader tecnologico nelle auto a combustione, non ha di certo fretta di abbandonare quella torta. Toyota invece, da sempre considerata tra le più innovatrici, ha puntato tutto su due tecnologie: la ibrida - che di fatto ha inventato e che tutt'ora realizza in pratica allo stato dell'arte - e l'idrogeno. Tra i modelli elettrici attesi nei prossimi mesi sul mercato non figura nessuna Toyota. Queste parole servono soprattutto, dunque, a prendere tempo creando incertezza nel consumatore. Tempo prezioso per Toyota specie nella lotta con l'altro gruppo, quello Volkswagen, che invece ha deciso di gettare anima e corpo (e sostanziosi investimenti) nell'elettrico riscoprendosi intimamente green dopo averci per anni mentito sulle emissioni. Al contrario i tedeschi stanno premendo proprio sulla UE per accelerare questo cambiamento e avvantaggiarsi sulla concorrenza giapponese anche a costo di fare indirettamente un favore ai produttori cinesi che, zitti zitti, sono quelli che sull'elettrico si stanno posizionando meglio. I prossimi cinque anni saranno decisivi per questa transizione, perlomeno nel mercato dell'auto. Per quanto riguarda le moto la situazione è diversa, i tempi sono di certo più dilatati, c'è molta meno urgenza di passare all'elettrico ma di certo il segmento si amplierà e inizierà presto ad esserci fermento. Noi, ovviamente, ve lo racconteremo.

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