Che la Cina sia un paese pieno di contraddizioni interne è notizia abbastanza nota, per cui non ci si sorprende nell’analizzare i dati del mercato motociclistico. Stando a quanto riporta Motorcycle Data, l’anno 2019 è stato contrassegnato da un andamento altalenante per quanto riguarda le due ruote. Il dato conclusivo è un incoraggiante +5,5% rispetto all’anno precedente, che comprende motori termici ed elettrici, ma bisogna sottolineare alcuni aspetti.

DAL 2015 VIETATE LE MOTO

Sono 16,4 milioni i veicoli venduti, compresi tricicli e veicoli commerciali: il numero segnala un assestamento del mercato verso cifre molto più basse rispetto a cinque anni fa, ma la Cina resta il secondo mercato mondiale con il 25% di motocicli venduti, subito dietro l’India, che vende 7 milioni di moto in più. L’obiettivo è imporre la propria leadership globale nel settore dell’elettrico, ma anche qui i numeri fanno discutere.

Infatti, nel 2015 il mercato a due ruote è crollato per il divieto di circolazione nei centri urbani imposto dal governo al fine di abbassare i livelli di inquinamento; le due ruote, tra cui i diffusissimi motori a due tempi, sono stati banditi mentre è cresciuto esponenzialmente il settore elettrico, incoraggiato anche dagli ingenti sussidi promossi dal governo: chi ha acquistato un veicolo elettrico di produzione locale in questi anni ha pagato il 50% del prezzo totale.

ELETTRICO IN CALO, LE CAUSE

I dati odierni, però, segnalano una diminuzione delle vendite elettriche. Probabilmente la causa è un’altra, ossia le restrizioni adottate in dieci aree metropolitane come Pechino, Shanghai, Guangzhou, Xiamen e Shenzhen sui veicoli elettrici.

I cinesi guidano le e-bike senza rispettare le regole della circolazione, viaggiando su marciapiedi, sulle piste ciclabili, in senso di marcia opposto, e questo condiziona la circolazione urbana creando non pochi disagi. Le amministrazioni locali hanno perciò limitato o addirittura vietato il loro utilizzo.

STOP AI SUSSIDI

Inoltre, gli incentivi del governo sull’elettrico hanno subito uno stop per oltre il 70% e il programma è di estinguerli totalmente entro la fine del 2020: tocca ai costruttori l’onere di promuovere il segmento elettrico, con l’obbligo imposto di garantire quote di produzione fisse. La brusca frenata del governo e i limiti di circolazione in diversi punti del paese sferrano di conseguenza gravi danni alle vendite di veicoli ecologici in una nazione che non versa di certo in condizioni di vivibilità accettabili.

Moto elettriche, confermato il bonus acquisto per il 2020