Classe di ferro. La Moto Morini Settebello rappresentava al periodo una classica moto di scuola italiana. Una motoleggera che, pur essendo tra le più veloci del segmento di appartenenza, vantava un’estrema robustezza meccanica, un’affidabilità proverbiale ed una maneggevolezza intrinseca.

Se a tutto questo aggiungete che la moto era anche facile da tenere a punto e che la classe 175 all’epoca in cui è stata prodotta era una cilindrata di riferimento, è facile capire il perché del suo grande successo.
 

LA PREFERITA DAI PILOTI

Le doti sopra elencate la rendevano anche la prescelta tra molti piloti privati che si cimentavano in quelle che venivano definite gare di Gran Fondo (le più famose erano la Milano/Taranto e il Giro d’Italia). La versione stradale mostrava una linea tondeggiante, ed era caratterizzata da un serbatoio sagomato, mozzi e cerchi in alluminio a cartella laterale(quello anteriore con prese d’aria dinamica), semi manubri e contagiri sulla piastra superiore della forcella telescopica. Quest’ultima era un’unità idraulica, come pure gli ammortizzatori schermati.

PRESTAZIONI

Il telaio aveva conformazione a monoculla aperta e ospitava il generoso monocilindrico 4T con il cilindro inclinato anteriormente di 14° e il cambio a quattro marce. Montava un carburatore Dell’Orto con diffusore da 25 mm e disponeva di distribuzione ad aste e bilancieri. Alesaggio e corsa misuravano rispettivamente 60x61 mm, e il motore – che girava fino a 8.550 giri – riusciva ad esprimere 15 CV (che salivano fino a 23 nelle ultime serie) e a spingere la moto a ridosso dei 140 km/h. Ne furono prodotti circa 2600 esemplari.

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