I nuovi parametri stabiliti con il suo arrivo crearono una netta linea di confine tra lei e il resto della produzione motociclistica e ne decretarono lo status di star assoluta, almeno per tre anni di fila. La massiccia campagna pubblicitaria spianò la strada in maniera professionale al prodotto, facendo si che la CB 750 divenisse uno dei modelli più attesi. La verità è che la CB 750 Four avrebbe sfondato in ogni caso, semplicemente perché era un prodotto d’eccellenza.

RISPETTO ALLE ALTRE MOTO presenti sul panorama mondiale, sembrava arrivata dal futuro. Le ragioni del successo appaiono tutt’ora molteplici ed evidenti. In primis, un maestoso motore a quattro cilindri, affidabile e potente; inoltre mostrava una classe e un’eleganza fino ad allora sconosciute al settore motociclistico. Quattro scarichi, il freno a disco anteriore, l’avviamento elettrico, le frecce, una comoda sella e il primo vero cruscotto, dotato di contagiri, tachimetro e spie di servizio messe in bella vista.

CE N'ERA ABBASTANZA PER ABBAGLIARE QUALSIASI MOTOCICLISTA dell’epoca e far sì che Honda divenisse sinonimo di perfezione. La moto si presentava come una Granturismo d’elite e, sotto questo aspetto, era quanto di meglio si potesse trovare sul mercato. La posizione di guida era ottima, buoni i freni, e le prestazioni erano esaltanti. Il rumore di scarico contenuto, quasi automobilistico, era un’assoluta novità per quei tempi. Il telaio a doppia culla chiusa si rifaceva alla scuola inglese e appariva solido. Le finiture e la raffinata livrea erano di altissimo livello, la grafica moderna, e la somma di tutto questo le dava un’aria assolutamente unica.

POI C'ERANO I NUMERI: 224 chili – allora le maximoto si chiamavano anche motopesanti e il peso era virtualmente proporzionale ai muscoli - 67 CV a 8.500 giri/min e una velocità massima a pilota abbassato di oltre 190 km/h. La distribuzione era monoalbero in testa e il cambio era a 5 rapporti. Disponeva una valida forcella teleidraulica e ammortizzatori idraulici regolabili su 3 posizioni. Le ruote erano da 19” all’anteriore, con l’innovativo freno a disco da 300 mm, e da 18” al posteriore, con mozzo a tamburo da 180 mm. Aveva le frecce e si accendeva in un attimo al tocco di un dito.

Purtroppo, in questa moto nipponica, c’era tutto quello che serviva per decretare il tramonto delle gloriose moto inglesi.