Nella tarda estate del 1983 pubblicammo una comparativa, per gli appassionati del segmento, epica: il confronto fra le più accese rappresentanti della categoria delle supermoto giapponesi: bastavano le sigle, anche senza cilindrate e marchi, inconfondibili: CB1100R, GPz e Katana. Era cosa da far accapponare la pelle: 1100 cm3, più di 100 cavalli, 240 chilometri orari e tecnica sopraffina. Dopo ben oltre i trent’anni del titolo, siamo riusciti a radunare le protagoniste di quel servizio per vedere cosa hanno rappresentato quelle moto, cosa rappresentano oggi e cosa, in buona sostanza, ci possono offrire, sia come moto da collezione o anche, molto più consigliato, come compagne di avventura.

OGGI abbiamo di fronte motociclette con una fortissima personalità, ancora dopo trent’anni: durante la sessione fotografica diversi passanti si sono fermati per informazioni, confronti o solo per curiosare; i colori della Honda sono probabilmente eterni, la Kawasaki resta una moto di grande carattere e la Katana fa voltare più teste oggi che nel 1983. La moto che probabilmente ha sofferto più il tempo passato è proprio quella all’epoca più lussuosa: la CB1100R; a fronte di dotazioni eccelse, come il serbatoio carburante in lamierino di alluminio, il ponte di comando e la strumentazione sono troppo figli dei loro tempi e accusano gli anni, nella forma e nell’aspetto, mentre tutti quei tubi in ferro, all’epoca necessari per la parti accessorie, oggi sono davvero un eccesso: anche la Kawasaki soffre di questi “ tubi di troppo” e in generale un aspetto leggermente “pieno”. Di questa abbondanza non ne risente la Katana, all’epoca bollata di eccessiva povertà: oggi è una moto essenziale, solo quel che serve.

Già l’anno dopo la pubblicazione di questa comparativa le cose cambiarono radicalmente e le nostre motociclette divennero rapidamente vecchi dinosauri: le nostre belle avevano proseguito la strada intrapresa dalle moto pesanti degli anni ’70 semplicemente sviluppando la medesima ricetta: aumentare motore e cavalli e quindi peso; fu così che tutto arrivò a un punto di non ritorno, era indispensabile cambiare rotta.