Immaginatevi nel 1959 una moto di serie da 250 cm³ che dichiara una velocità massima di 140 km/h. Sarebbe facile tacciare l’operazione come propaganda pubblicitaria, se non addirittura come pura fantasia, ma le cose cambiano se ad ostentare tale dichiarazione è la Honda.

LA MOTO IN QUESTIONE si avvaleva di un motore bicilindrico a 4T con albero a camme in testa comandato a catena e lubrificazione a carter secco. La cilindrata effettiva era di 247,3 cm³ (54 x 54), il cambio a quattro marce e la frizione a doppio disco in bagno d'olio. La versione CB 72 Super Sport era a tutti gli effetti l’evoluzione sportiva della CB 72, e come segnalato sopra prometteva (e manteneva) prestazioni disponibili solo con moto di cilindrata maggiore.

PER CONSEGUIRE LE MAGGIORI PERFORMANCES l’albero motore aveva le manovelle a 180° anziché a 360° come sul modello precedente e il rapporto di compressione fu elevato da 6,2 a 9,5:1. L’alimentazione passò da un unico carburatore a due carburatori da 22 mm collegati ad un’ampia cassa filtro, e la potenza massima espressa dal motore fu un’autentica rivelazione per gli appassionati che anelavano simili prestazioni: 24 CV e una velocità di 140 Km/h. Si trattava di un livello fino ad allora raggiungibile solo con moto di cilindrata ben superiore, se non addirittura doppia.

OLTRE AL GENEROSO MOTORE, disponeva di un nuovo telaio tubolare in acciaio distante anni luce dalla precedente versione in lamiera stampata . La nuova forcella telescopica lavorava bene, il sistema frenante era giudicato addirittura eccellente, e dal 1961 contava su freni a tamburo da 200 mm a doppia camma sia all’anteriore che al posteriore. Le ruote erano da 18” e la posizione del pilota prevedeva le pedane poggiapiedi in posizione lievemente arretrata.

LA LIVREA GRIGIA E NERA, il serbatoio dai fianchi cromati e le ginocchiere in gomma contribuivano a dare alla moto un aspetto ricercato che all’epoca rappresentava perfettamente l’idea di moto sportiva e - cosa non da poco se paragonata alla concorrenza britannica dell’epoca – disponeva di avviamento elettrico.

UN ALTRO TRATTO DISTINTIVO DELLA MOTO si trovava sopra il grosso faro rotondo, dove la piastra superiore della forcella inglobava un singolare tachimetro/contagiri di conformazione ovale, con le lancette controrotanti e il contachilometri a lettura verticale.

IL CB 72 (dove la lettera C contraddistingue la tipologia, mentre la lettera B segnala la variante sportiva) era disponibile in tre colorazioni: rosso, blu e nero. La catena sulla sella al posto della fascetta di cuoio no è originale, edera un vezzo molto diffuso all’epoca.