Kawasaki ZXR 750 R: regina in "verde"

Kawasaki ZXR 750 R: regina in "verde"

Fu una delle supersportive più apprezzate a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta e vinse anche un mondiale Superbike con “l’indiano” Scott Russell

 

Federico Porrozzi

Le supersportive giapponesi a quattro cilindri furono i veri e propri oggetti del desiderio dei motociclisti degli anni Ottanta e Novanta ed erano le regine incontrastate del mercato mondiale.
Yamaha FZR, Suzuki GSX-R, Honda RC30 e Kawasaki ZXR. Erano loro le “belle” da utilizzare in pista, magari imitando i vari Merkel, Pirovano e Russell, protagonisti insieme alle Ducati di Roche e Mertens dei primi anni di storia del mondiale Superbike.

MOTORE TUTTO NUOVO - La ZXR 750 R era una delle più apprezzate. La prima versione era dotata di un motore derivato dalla precedente GPX 750 R ma dalla seconda in poi, arrivò un propulsore tutto nuovo, da 748 cc raffreddato ad acqua e capace di 121 cv: la distribuzione era sempre bialbero a sedici valvole ma con catena di comando dei due alberi a cammes fissati sul lato e non centralmente.

MANICOTTI STYLE - Novità, dalla seconda versione, arrivarono anche per la ciclistica: telaio doppia trave portante superiore in alluminio senza doppia culla inferiore e forcella upside-down invece di quella tradizionale. Una delle caratteristiche estetiche di questa moto era la presenza di due prese d’aria frontali: dal cupolino arrivavano all’air-box attraverso due manicotti per l’aria che passavano sopra al manubrio. Una vera “chicca” per gli appassionati del genere. 

MONDIALE DA “URLO” - Con la derivata della versione del 1993, lo statunitense Scott Russell riuscì a vincere il titolo mondiale della Superbike: il pilota della Georgia, famoso anche per le “penne da indiano” che caratterizzavano il suo casco, riuscì a centrare quell’anno cinque vittorie, dodici secondi e un terzo posto che gli consentirono di salire sul tetto del mondo precedendo un certo Carl Fogarty e Aaron Slight.
Nel 1996, la ZXR 750 R fu sostituita dalla più “anonima” ZX-7R. 

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