Design da Moto-Manga? Ecco dove tutto è (forse) cominciato

Design da Moto-Manga? Ecco dove tutto è (forse) cominciato

Ricordate il cartoon Akira? Da fine anni '80 è riuscito a influenzare un'intera generazione di appassionati di moto con il suo design, e che ha ispirato anche i grandi produttori giapponesi

Cosa è Akira? E' un manga del 1982, ma ha avuto il vero successo con la trasposizione cinematografica del 1988 (inserita fra i 500 migliori film di sempre da Esquire). Si parla di un ipotetico futuro, dopo una terza guerra mondiale, in cui si svolgono le vicende di un gruppo di ragazzi di periferia che hanno a che fare con un enorme potere che fa perdere il controllo a uno del gruppo. La trama si districa fra critica sociale, politica e un complesso ragionamento sul potere e sul divino, argomenti complessi che lo rendono un prodotto per il pubblico adulto, ma che ha ispirato una generazione di ragazzini con le immagini di un distopico futuro cyberpunk, l'animazione perfetta e una delle moto più iconiche della cinematografia mondiale.

UN CULTO CHE VA OLTRE GLI APPASSIONATI DEL GENERE MANGA

La moto che vediamo fin dai primi momenti appartiene a Kaneda, coprotagonista della storia e a capo della gang di giovani motociclisti. Il design di questa due ruote futuristica (che non ha un vero nome se non “la moto di Akira” o “la moto di Kaneda”) ha avuto un impatto incredibile sull'immaginario collettivo in Giappone tanto da creare un mondo a sè fatto di modellini, merchandising vario, comunità di appassionati e addirittura di abbigliamento tecnico ispirato per esempio alla giacca di Kaneda.

Dopo l'arrivo del film in occidente, anche qui gli appassionati di cinema e animazione l'anno elevato a “cult”, e ogni volta che si parla di animazione giapponese c'è sempre qualche riferimento o immagine al missile rosso di Kaneda, che nel frattempo ha scavato nella mente delle persone imponendosi come icona del design della moto futuristica secondo i canoni di quegli anni.

ICONA CHE CONTINUA AD ISPIRARE

Le forme morbide di quella moto supercarenata e con la seduta bassa, per assurdo, rappresentano ancora oggi una valida idea di moto futuristica, pur a distanza di oltre 20 anni e con una marea di esperimenti a due ruote (reali, non solo disegnati) nel mezzo. 

Questo perché Akira e il suo disegnatore Katsuhiro Otomo hanno radicato così tanto la loro idea di futuro nell'immaginario delle persone che ancora oggi sono validi quei canoni estetici, e questo è confermato da come la generazione di design formati nei '90 realizzi tuttora moto ispirate a quella del protagonista. 

Esempio lampante è la Honda NM4 Vultus, che riprende concetti di design generale e senso delle proporzioni oltre a dettagli chiaramente ispirati, come gli specchietti integrati nella carena che si allarga all'esterno, o la seduta bassa e incassata sulla moto in stile cruiser.

Sempre in tema di seduta e concetti molto alternativi, Akira fu una delle ispirazioni del designer e visionario americano Dan Gurney che a cavallo del nuovo millennio riuscì a produrre in piccola serie la Alligator, una moto dall'estetica quasi normale ma che aveva una innovativa seduta molto bassa e una triangolazione sella-pedane-manubrio molto simile a quella del manga. 

Di recente un appassionato ha addirittura costruito una moto di Kaneda vera e propria, fedele in tutto e per tutto a quella animata. Ci sono voluti 7 anni e più di 120.000 dollari per realizzarla, benchè poi sia spinta da un piccolo motore da 250cc, tutt'altra cosa rispetto al progetto originale del disegnatore Otomo, dove era un vero missile dotato di 200CV con propulsione ibrida. Curiosità: nel film il suono della moto fu creato unendo il sound di un caccia russo MiG-21 e di una Harley-Davidson del 1927.

UN FUTURO DIVERSO? ANCORA NON ABBIAMO IDEA...

Se questa idea di design è ancora un riferimento per appassionati e non, lo dobbiamo principalmente a due motivi: il primo è senza dubbio l'impatto che il film ha avuto tra anni '80 e '90, in cui la minaccia nucleare era ancora concreta e il cyberpunk era un futuro che impauriva e affascinava. La cura estetica e di concetto fu così rivoluzionaria che ancora se ne parla, e qui il secondo motivo: se è ancora Akira a rappresentare l'idea di moto del futuro, è perché in questi due ultimi decenni si è smesso di proporre concetti stilistici che vanno così lontano con l'immaginazione e non c'è mai stato un design così d'impatto da far sostituire nelle nostre menti quel bellissimo missile rosso che solo un giapponese poteva inventare. 

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