Quando la natura entra in pista: dal cobra nel GP della Malesia ai caprioli del Mugello

Antonio Vitillo
Pubblicato il 25 marzo 2026, 12:06
Non è raro che la fauna selvatica si spinga fin sulle piste dei grandi autodromi. È quanto accaduto nei giorni scorsi all’Autodromo Internazionale del Mugello, dove, durante le attività in pista, un piccolo gruppo di caprioli, fra cui esemplari adulti e piccoli, sono stati visti muovere all’interno del perimetro del circuito.
Il motivo per cui gli animali orbitino attorno agli autodromi è facilmente comprensibile: le grandi superfici deputate allo svolgimento degli sport motoristici sono spesso localizzate in aeree extraurbane, spesso in remote boscose zone collinari, dove il contatto con la natura selvatica è cosa inevitabile.
Considerando, però, la velocità con cui moto e auto percorrono il tracciato, la permanenza di animali all’interno di un autodromo può rappresentare un rischio sia per gli animali sia per i piloti. Motivo per cui, al Mugello, è stato organizzato un intervento per catturare i caprioli mettendoli in sicurezza, per poi trasferirli nell’Appennino, dove sono stati rimessi in libertà.

Episodi della storia dei circuiti
Situazioni simili, in realtà, fanno quasi parte della storia dei circuiti.
Uno degli episodi più curiosi, e ricordati, nel Motomondiale risale alle prove Gran Premio della Malesia del 1998. Quando il pilota italiano Gino Borsoi colpì accidentalmente un cobra che si trovava sulla pista. L’impatto con il ginocchio non ebbe conseguenze per Borsoi. Il quale, piuttosto, da lì in avanti, elesse il cobra a mascotte.
Ad Austin, in Texas, durante il Gran Premio del 2015, un cane entrò in pista. La sua corsa fra le moto che passavano fu fortunatamente interrotta dai commissari di percorso prima che potesse accadere qualcosa: fu portato al canile e subito adottato da una famiglia.
Nello stesso anno, a Phillip Island, circuito australiano affacciato sull’oceano – dove non è insolito vedere canguri, oche e altri uccelli convivere con auto e moto che girano – un gabbiano colpì Andrea Iannone durante un appuntamento del Motomondiale: nessuna conseguenza vi fu per il pilota.

Animali e motori, incontri inattesi ma consueti
Gli episodi non riguardano solo il Motomondiale. In molti circuiti europei immersi nella campagna, come Silverstone, capita che vi siano attraversamenti improvvisi di lepri o altri piccoli mammiferi, mentre nei rettilinei veloci può capitare che uccelli sfiorino, o colpiscano, i piloti durante le sessioni in pista. È un fenomeno che, nonostante le alte mura di cinta delle infrastrutture e le misure di sicurezza messe in atto durante gli eventi, sembra diventato inevitabile, vista pure la frequenza con cui si presenta.

Il fascino unico dell’Isola di Man
Se negli autodromi moderni questi incontri, seppur frequenti, sono considerabili episodici, esiste un luogo dove il rapporto tra moto e natura è ancora più evidente: il Tourist Trophy dell’Isola di Man.
Il celebre circuito stradale si sviluppa per oltre 60 chilometri tra villaggi, campagne e montagne, attraversando prati, muretti e strade aperte normalmente al traffico. Già molto pericoloso per chi vi partecipa, nel 2012 un gabbiano fu centrato da Ian Hutchinson a oltre 250 km/h: sembrerebbe che curato delle fratture, riuscì a sopravvivere e tornò a volare.
Non è inconsueto che al TT, durante le prove e le gare, si vedano pecore o altri animali nei campi a pochi metri dalla strada. È un’immagine che contribuisce al fascino unico di una delle gare più affascinanti del motociclismo.
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