Attenzione e sicurezza in moto: cosa insegna il traffico indiano

Antonio Vitillo
Pubblicato il 24 febbraio 2026, 17:22 (Aggiornato il 25 feb 2026 alle 08:56)
La zona del Rann of Kutch identifica un immenso deserto salino, è situata a nord-ovest della regione indiana del Gujarat. La popolazione si compone di nomadi e seminomadi dediti alla pastorizia, all’allevamento e alla lavorazione del sale. Sulle strade il traffico non è in assoluto elevato, ma si concentra su un’unica striscia di asfalto, una corsia condivisa nei due sensi di marcia, ai lati due lembi di fondi sterrati, non levigati. I camion, forse i maggiori frequentatori, sono soliti rimanere sopra la corsia col fondo migliore, soprattutto durante il giorno. Gli animali, particolarmente le sacre mucche, sono ai margini della carreggiata, talvolta attraversano, lente, come consapevoli di avere una sorta di precedenza. Le moto e le auto si barcamenano con una certa apparente disinvoltura, passando di qua e di là, non solo della corsia asfaltata, talvolta evitando vecchi e malandati trattori, sempre infilandosi ove vi sia spazio percorribile.
Equilibrio dinamico
Nelle grandi aree urbane, come Bangalore, il traffico si muove come un fluido inarrestabile, nel modo in cui un corso d’acqua sia capace di avvolgere un ostacolo senza arrestarsi. Tanti i “tuk tuk”, gli autobus, le auto, a vincere la classifica delle presenze su strada sono scooter e moto di piccola-media cilindrata: nel ranking di vendite 2025 Hero e Honda a farla da padrone, TVS sul podio, seguono Bajaj e Suzuki, sale Royal Enfield, poi c’è Yamaha. La densità di veicoli è alta, soprattutto in una città che conta 12 milioni di abitanti. Per divenire oggetto lambito dal flusso, il pedone che attraversa deve essere determinato, riconoscibile, le sue intenzioni leggibili, privo di esitazioni. Perché un’incertezza potrebbe rompere l’equilibrio dinamico del sistema, a rimetterci sarebbe il pedone in quanto utente vulnerabile. I semafori sono generalmente rispettati, per il resto la circolazione è una “negoziazione” costante dello spazio, dove conquista l’asfalto davanti chi ha più determinazione.

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