Sicurezza stradale e tragedie in moto: il caso di Elena Aubry

Sicurezza stradale e tragedie in moto: il caso di Elena Aubry

La 26enne è scomparsa a maggio 2018 a Roma a causa di un incidente avvenuto in un tratto dissestato, grave problema che affligge tante strade italiane 

Redazione - @InMoto_it

Era maggio 2018 quando Elena Aubry, 26enne romana, muore a seguito di un incidente stradale in moto sull’Ostiense, a Roma, dopo avere perso il controllo del mezzo. A seguito della tragedia, la madre della giovane porta avanti una battaglia sulla sicurezza stradale: il tragitto percorso dalla studentessa sulla sua Honda Hornet, infatti, è disseminato di buche e radici di alberi che lo rendono sconnesso e pericoloso, specialmente per chi viaggia sulle due ruote. Il 10 gennaio 2022 avrebbe dovuto esserci l’udienza preliminare del processo per la morte di Elena, rinviata però al 14 marzo prossimo.

Una battaglia oltre il dolore

Durante l’udienza il giudice avrebbe dovuto esprimersi sul rinvio a giudizio nei confronti degli otto imputati (funzionari del Comune di Roma e ditte che si occupano della manutenzione della strada), ma ci sarà ancora da attendere. L’accusa è quella di omicidio stradale. La famiglia di Elena e i tanti amici motociclisti (che hanno accompagnato la madre in tribunale) chiedono alle istituzioni delle misure forti e soprattutto concrete in ambito di sicurezza stradale: tragedie come quella della 26enne non dovrebbero più accadere ed è così che questa lotta, da un singolo caso, si fa portavoce di molti drammi e diventa un movimento collettivo.

Ancora troppi morti in strada

Per far sì che gli sforzi della madre di Elena non siano vani serve un’accurata manutenzione del manto stradale. Chi viaggia per le strade di Roma lo sa bene: alcuni punti versano in condizioni davvero critiche (ma situazioni analoghe si trovano anche su molte altre strade italiane). Il tempo passa e le morti dei motociclisti sono ancora tante. Nel 2019 (anno che abbiamo scelto di prendere come riferimento al posto del 2020, vista la forte diminuzione degli spostamenti a causa della pandemia) i dati Istat sul numero degli incidenti stradali con lesione a persone in Italia arrivano a 172.183, con 3.173 vittime e 241.384 feriti. Di questi sono 698 i motociclisti (+1,6%) e 253 i ciclisti (+15,5%).

Cosa è stato fatto finora?

Qualche, minimo, passo in avanti è stato fatto: mesi fa vi abbiamo raccontato di un’ordinanza della Cassazione a Genova che si è pronunciata in favore dei centauri proprio in merito agli incidenti a causa del manto dissestato. La responsabilità è dell’ente gestore della strada ed è questi a dover risarcire di eventuali sinistri. Ma a volte gli incidenti sono così gravi da diventare mortali, e quando una vita si spezza, come nel caso di Elena Aubry, non c’è alcun risarcimento che possa ripagare la perdita. In merito al tema della sicurezza si è mosso anche il Parlamento europeo: l’obiettivo è quello di dimezzare il numero di morti sulle strade entro il 2030, introducendo sui veicoli a due ruote il cosiddetto ISA, Intelligent Speed Assistance, un vero e proprio limitatore di velocità.

Quando parliamo di incidenti, siamo noi i primi a dire che prudenza e buonsenso non sono mai abbastanza quando si è alla guida. E se da una parte è compito di chi sta in sella fare massima attenzione, dall’altra ci devono essere le condizioni per farlo: buche, radici degli alberi, strade dissestate e pericolose, non sono di certo responsabilità del motociclista e sfuggono al loro controllo. E allora cosa serve? Un lavoro mirato per rendere le strade più sicure per tutti gli utenti.

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