Il Barber Museum: ecco il tempio dei motori

Il Barber Museum: ecco il tempio dei motori

George W. Barber, miliardario americano, ha messo su un museo che viene definito il migliore del mondo. Ci racconta come è nato e cosa contiene, e perché vale la pena visitarlo

Alan Cathcart

Cortese e corretto, ma chiaramente animato da una fortissima voglia di fare tutto ciò che più lo appassiona, George W. Barber è l’uomo che tutti noi sogniamo di diventare un giorno. Settanta e qualcosa anni, businessman del profondo Sud degli States, tutto ciò che ha fatto nella sua vita è stato un successo, diventando una figura chiave nella rinascita della sua città, Birmingham, oggi una specie di Detroit del sud.

A lui si deve soprattutto la nascita del Barber Vintage Motorsports Museum (e del parco a tema che c’è attorno), che ospita quella che si può forse considerare la miglior collezione al mondo di motociclette. Barber è uno che chiacchiera volentieri con chi condivide la sua grande passione per il mondo dei motori. "Sono sempre stato un patito di auto e moto, ma la prima cosa che ho guidato era il furgone del latte dell’azienda di famiglia: facevo le consegne per tutta l’estate e nelle pause scolastiche. Poi, a vent’anni, nel 1960, ho potuto iniziare a correre in auto".

Ed è stato un pilota vero: 63 corse vinte negli anni ’60, guidando soprattutto Porsche...

"Preparavo le mie macchine da solo, ero diventato un meccanico esperto. Poi nel 1970 morì mio padre e si chiuse la mia carriera, perché dovevo seguire l’azienda di famiglia a tempo pieno. Così cominciò anche la collezione, il tutto grazie ai nostri camion del latte. Ne avevamo di molto vecchi, si faticava a trovare i pezzi di ricambio e stavamo per chiudere l’officina interna che li riparava. Ma l’uomo che ci lavorava mi suggerì che poteva occuparsi anche di moto, e restaurò per me una Victoria Bergmeister del 1952. Vedendola nel suo splendore, iniziai a pensare che ogni motocicletta è un’opera d’arte, e dal 1981 iniziai a comprare vecchi modelli da restaurare, ponendo le basi della collezione".

A che ritmo?

"Arrivai velocemente attorno alle cento moto. Mi divertivo molto, mi incontravo e discutevo con altri collezionisti. Col tempo iniziai a pensare a una collezione ancor più ambiziosa, addirittura la migliore al mondo...".

Dove teneva tutte quelle moto?

"All’inizio usavo una struttura che avevamo in città, ma che presto divenne troppo piccola. Mi serviva più spazio, e nel 1994 scoprii questo sito su cui siamo adesso: era di proprietà pubblica, e lo comprammo".

E per prima cosa ci costruì sopra un circuito...

"In origine doveva essere solo una piccola area per collaudi e test. E con la pista arrivò anche il museo, in tempi molto simili: apertura del circuito nel 2002, del museo l’anno dopo. Come ex pilota mi sono divertito tantissimo nella realizzazione del tracciato, coinvolgendo vecchi campioni come John Surtees, Dan Gurney, Carroll Shelby. Credo ne sia uscita una grande pista, molto tecnica e spettacolare".

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