Aprilia Caponord compie 25 anni: fu voce fuori dal coro

Antonio Vitillo
Pubblicato il 5 maggio 2026, 09:42
Primi anni 2000, il mondo delle maxi enduro è in fermento. Non avevano ancora le caratteristiche delle “crossover” di oggi, modelli come la BMW R1150 GS strizzavano tanto l’occhio all’off-road. Ma in Aprilia si decise di realizzare un modello più orientato alla strada, con una forte connotazione al dinamismo, al turismo. Era il 2001.
Una proposta diversa nel momento giusto
La ETV 1000, la Caponord, arrivò in un segmento in lenta trasformazione. Non era la classica enduro alta e spartana, né una granturismo mascherata. Cercava piuttosto un nuovo modo di essere, assimilando protezione aerodinamica, una posizione di guida rilassata, le sospensioni a lunga escursione e con una sostanza tecnica col DNA sportivo della Casa veneta.
Il bicilindrico a V di 60° da 998 cc era strettamente imparentato con quello utilizzato da modelli come la RST Futura e appartenente alla stessa famiglia tecnica della RSV Mille. Nonostante avesse un più mansueto carattere, fu una scelta in grado di raccontare il carattere “peperino” di una compagna di viaggio capace di tenere buone medie velocistiche, trasformando i trasferimenti più lunghi in una parte per niente noiosa. La potenza contava un centinaio scarso di cavalli, tuttavia un valore interessante per l’epoca, mentre ciclistica e distribuzione dei pesi contribuivano a regalare stabilità e, in barba all’importante peso – superava abbondantemente i 250 kg in ordine di marcia – di una certa dinamicità in collina.

Il turismo secondo Noale
Telaio doppio trave in lega di alluminio e magnesio, forcella Marzocchi di diametro 50 mm, ruota anteriore di 19”, più grande della posteriore per agevolare la guida fuori asfalto, incarnava una forma di motociclismo moderna, quella in cui non si vogliono porre limiti al viaggio, all’improvvisazione: si parte senza sapere esattamente dove si passerà e quando ci si fermerà. Percorrendo provinciali veloci, passi di montagna, qualche tratto sconnesso, casomai. Il nome Caponord era evocativo, le qualità espresse volevano essergli coerenti.
Aveva linee tese benché sobrie, una presenza importante, soprattutto una personalità riconoscibile. Era una moto che sembrava non mostrare eccessi stilistici dovuti a scelte di marketing.

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