Rewind, BMW HP2 Sport: la boxer bavarese più estrema di sempre

Rewind, BMW HP2 Sport: la boxer bavarese più estrema di sempre

Nel 2008 la casa bavarese ha presentato al pubblico quella che ancora oggi è la moto con motore boxer più estrema di sempre. Fu prodotta in pochi esemplari con soluzioni tecniche raffinatissime, ecco la nostra prova

Ricordate la BMW dei primi anni 2000? Tutta la gamma si basava su moto dal carattere turistico, dedicate allo zoccolo duro dei boxeristi che hanno reso popolari i modelli GS e RT, con una piccola nicchia occupata dalla R1100S, una turistica dalle linee abbondanti ma con un particolare prurito sportivo, che si poteva cogliere sia nello stile che nella dinamica di guida.

Ed è qui che mette radici la moto di cui parliamo, la HP2 Sport, perchè è grazie anche all'esperienza fatta con la R1100S che in BMW hanno (ri)scoperto l'animo sportivo del marchio, aprendo le porte a un campionato monomarca (la Boxer Cup, spettacolare) e all'approvazione di alcuni progetti a tema boxer più estremi sia in ambito fuoristrada che pista. 

Una moto unica e poco sensata... ma meravigliosa

Lasciando da parte la HP2 Enduro, che merita un capitolo tutto suo, è la HP2 Sport presentata a ottobre 2008 a suscitare lo stupore e l'interesse della comunità motociclistica. BMW ha messo insieme un pool di ingegneri per realizzare la moto con motore boxer più pistaiola di sempre, ma ovviamente mantenendo tutte le caratteristiche che le vere BMW devono avere, per non tradire la tradizione del marchio che è parte fondamentale dell'immagine e dell'affetto che gli appassionati provano per l'Elica.

Cosa aveva di nuovo e particolare questa moto? Tutto. La base di partenza per il progetto è stata la R1200S, quindi rispettava lo schema ciclistico classico delle boxer BMW con sospensione anteriore Telelever e posteriore monobraccio con trasmissione cardanica Paralever Un concetto in netto contrasto con l'utilizzo in pista, ma il lavoro fatto su telaio e tarature è stato così ben curato da rendere la moto ben sfruttabile in tutte le condizioni di uso, traendo addirittura vantaggio dal sistema sospensivo anteriore che limita parecchio l'affondamento in staccata. Ovviamente l'agilità non era quella di una 4 cilindri superbike o di una Ducati dell'epoca, ma ci si è avvicinati davvero tanto.

Un progetto raffinato più che prestazioni assolute

Gli altri obbiettivi del progetto erano concentrati sul motore 1200 (cercando di tirare fuori più potenza possibile dal boxer bialbero raffreddato ad aria), e sull'ergonomia della ciclistica, perchè non era affatto facile realizzare una moto con semimanubri che fosse anche corta e agile, senza andare a stravolgere ciclistica e meccanica della tradizione boxer. Il risultato dello sviluppo è facilmente intuibile da questi numeri: potenza 96 kW (130 CV) a 8.750 giri/min; coppia 115 Nm (11,7 kgm) a 6.000 giri/min, per un peso di 178 kg con pieno di benzina.

Se la potenza non è sorprendente, il peso lascia di stucco. Grazie al largo uso di fibra di carbonio e altri materiali pregiati, l'ago della bilancia si ferma a un peso record per una moto boxer. Il design è anch'esso molto particolare, volutamente poco appariscente in perfetto stile BMW, ma allo stesso tempo filante e aerodinamico. Pezzo d'arte assoluto, lo scarico e il codino che si integrano in una sola forma, un elemento che ci fa ben capire quanto i reparti di tecnica e stile abbiano lavorato a braccetto per perseguire uno scopo unico e un equilibrio perfetto. Lavoro di fino che è anche la causa del prezzo esorbitante di questo gioiello: costava 21.200 euro e ne sono state importate solo 150 in Italia.

A seguire la nostra prova in pista del 2008:

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