Meno elettronica, più divertimento?

Michele Lallai
Pubblicato il 20 luglio 2026, 10:43 (Aggiornato il 20 luglio 2026, 09:20)
Se si osserva una sportiva del 2005 accanto a una pari categoria del 2026, la differenza non è rappresentata soltanto da prestazioni, estetica o ciclistica, ma il cambiamento più radicale è quello che non si vede. Dall'ABS, inizialmente guardato con sospetto da molti appassionati, siamo arrivati a piattaforme inerziali sofisticate, controllo di trazione multi-livello, anti-wheelie, cornering ABS, sospensioni semiattive, riding mode personalizzabili e sistemi capaci di adattare il comportamento della moto decine di volte al secondo.
Quest'evoluzione elettronica fatta di algoritmi e centraline ha fatto fare un salto generazionale enorme alle moto e ha inevitabilmente diviso il mondo degli appassionati in due grandi schieramenti. Ma hanno ragione i nostalgici della guida "analogica" o i cultori della tecnologia all'ultimo grido? La questione è tutt'altro che banale perché entrambe le posizioni poggiano su argomentazioni solide.
No elettronica, più gusto
Chi guarda con nostalgia alle moto meno assistite sostiene che una parte del fascino delle due ruote risieda proprio nella necessità di sviluppare sensibilità e controllo. Gestire l'apertura del gas su una supersportiva da oltre 150 CV senza alcun controllo di trazione, affrontare una frenata impegnativa senza il supporto di sistemi avanzati o imparare a percepire il limite dell'aderenza attraverso il manubrio e la sella rappresentavano competenze che facevano la differenza fra un motociclista esperto e non, molto più di ora.
Secondo questa visione, l'elettronica rischia talvolta di filtrare il dialogo tra uomo e macchina, e se il controllo di trazione corregge una perdita di aderenza o l'anti-wheelie interviene per mantenere la ruota anteriore a terra la moto diventa più facile, più accessibile da tutti, e perde una componente di coinvolgimento emotivo. È una posizione che trova terreno fertile soprattutto tra chi ha iniziato a guidare in un'epoca diversa, quando l'errore faceva parte del processo di apprendimento e la padronanza del mezzo era considerata un obbiettivo da raggiungere capace di generare orgoglio e vanto.
Tecnologia per la sicurezza e aiutare a godere senza pensieri
Dall'altra parte ci sono coloro che vedono nella tecnologia un fattore che non riduce il divertimento, bensì lo amplifica. L'argomento è semplice: una moto moderna permette di concentrarsi maggiormente sulla guida e meno sulla paura delle conseguenze di un errore. Un controllo di trazione ben calibrato può intervenire in una situazione imprevista su asfalto sporco. Un ABS cornering può fare la differenza durante una frenata d'emergenza in curva, e le sospensioni elettroniche consentono di adattare il comportamento della moto a strade e condizioni differenti senza complicate regolazioni manuali.
Per molti motociclisti questo significa affrontare ogni uscita con maggiore serenità, e una mente più rilassata tende a divertirsi di più e guidare più in sicurezza. Chi sostiene questa posizione fa inoltre notare come le prestazioni delle moto moderne abbiano raggiunto livelli tali da rendere quasi indispensabile una rete di assistenze elettroniche. Una supersportiva da oltre 200 CV, utilizzata su strada aperta al traffico, sarebbe difficilmente sfruttabile dalla maggior parte degli utenti senza il supporto dei sistemi attuali. Questo è un dato di fatto che entrambe le "fazioni" confermano.
Il piacere della guida non nasce necessariamente dalle stesse sensazioni per tutti. Per alcuni è ricerca del controllo assoluto, per altri è libertà sapendo di poter contare su una serie di strumenti progettati per aumentare la sicurezza. Anche il mercato, in fondo, sembra aver compreso questa pluralità di approcci, e mentre le grandi tourer e le crossover continuano a integrare tecnologie sempre più avanzate, cresce parallelamente l'interesse per modelli essenziali, spesso ispirati alle moto del passato, con elettronica ai minimi.
Chi ha ragione?
La domanda "si stava meglio prima o si sta meglio adesso?" non è un'esclusiva delle moto, accompagna ogni aspetto della nostra evoluzione come esseri umani. C'è chi rimpiange la semplicità delle console degli anni '90 e chi apprezza le possibilità offerte dalla grafica moderna. C'è chi ascolta musica solo su vinile e chi adora i cataloghi infiniti di Spotify. C'è chi preferiva andare in 5 botteghe diverse per fare la spesa e chi adora avere tutto a disposizione in un supermercato.
Le moto di ieri e quelle di oggi offrono esperienze differenti, non necessariamente migliori o peggiori. In fondo il divertimento non nasce dalla presenza o dall'assenza di qualcosa, ma dal rapporto che ciascuno costruisce con la propria moto. E come ogni relazione riuscita, non esiste una formula universale, ma soltanto quella che funziona per noi, e la nostra unica responsabilità è quella di trovare e coltivare esattamente quello che ci fa stare bene, nel motociclismo come nella vita.
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