Moto ibride: occasione mancata vs tecnologia pronta a maturare

Antonio Vitillo
Pubblicato il 19 giugno 2026, 16:04
Non ha mancato di suscitare curiosità la notizia che Moto Guzzi abbia brevettato un sistema a propulsione ibrida. Quella di affiancare un motore elettrico a uno termico è soluzione già sperimentata da diversi costruttori di moto, senza però riuscire a conquistare consensi come accaduto nel mercato automobilistico. Anche se normative ambientali sempre più restrittive, la necessità di ridurre i consumi, quindi i relativi costi di carburante, pur senza rinunciare al piacere di guidare una moto, potrebbero lanciare l’ibrido anche sul mercato moto.
I precedenti non sono mancati
Proprio il Gruppo Piaggio fu tra i primi costruttori a credere nell'ibrido. Nel 2009, quando lanciò l'MP3 Hybrid. Un progetto avanzato per l'epoca, ma probabilmente penalizzato da costi elevati per essere un 125 cc – costava circa 9.000 euro – e con benefici percepiti come limitati.
Successivamente Honda ha sviluppato il PCX Hybrid: destinato al solo mercato asiatico, scooter nel quale il motore elettrico interviene soprattutto nelle fasi di accelerazione, ottimizzando i consumi in generale e la risposta ai bassi regimi. Più recentemente, fra il 2023 e il 2024, Kawasaki ha compiuto un ulteriore passo avanti fornendo le moto di un motore ibrido; le Ninja 7 Hybrid e Z7 Hybrid possono funzionare sia in modalità combinata sia, per brevi tratti, in modalità completamente elettrica.
Un discorso diverso riguarda invece l’attuale Honda con il nuovo motore V3 dotato di compressore ad azionamento elettrico. In questo caso non si può parlare esattamente di moto ibrida, perché il motore elettrico, non contribuisce direttamente alla trazione, alimenta esclusivamente il sistema di sovralimentazione.

Perché sulle moto è più difficile
Realizzare un motore ibrido per le moto è tuttavia sfida complessa. Il primo problema riguarda lo spazio disponibile. Batterie, inverter e motore elettrico devono essere integrati in veicoli su cui ogni spazio è spesso già occupato da serbatoio, motore, sistemi di alimentazione, di trasmissioni elettroniche, sospensioni.
C'è poi la questione del peso. Su una moto anche pochi chilogrammi possono influenzare il comportamento dinamico.
Ultimo non ultimo, i vantaggi economici che ne derivano, meno evidenti rispetto al settore auto. Molte motociclette offrono già consumi contenuti.

I vantaggi che potrebbero fare la differenza
Nonostante ciò, l'ibrido offre caratteristiche potenzialmente molto interessanti. La principale è la disponibilità immediata della coppia erogata dal motore elettrico, utile nelle partenze, nei sorpassi e nelle riprese a bassi regimi.
Per modelli turistici, cruiser o crossover, l'assistenza elettrica potrebbe consentire di ottenere prestazioni superiori senza dover ricorrere a motori di cilindrata maggiore. Inoltre, la possibilità di percorrere brevi tratti in modalità elettrica potrebbe rivelarsi utile nei centri urbani e in tutte quelle zone in cui si richiedano basse emissioni.

Il caso Moto Guzzi
Moto Guzzi sembra muoversi in questo senso. Senza dover snaturare il carattere del Marchio, vorrebbe abbinare il motore elettrico al suo tipico bicilindrico a V, per aggiungervi una dose supplementare di coppia e di efficienza. Pur non conoscendo ancora le sorti di tale ipotesi, solo per il fatto che un altro costruttore importante stia esplorando questa soluzione, lascia pensare come l'ibrido continui a essere una soluzione da considerare nel futuro della mobilità su due ruote.
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